lunedì 13 aprile 2015

In medium stat virtus

Magic in the Moonlight
Trama: EmmaP3

L'intento di Woody ormai è chiaro. Morire mentre gira un film. E lavorare con quanti più attori possibile prima di andarsene. È l'uomo che ha lavorato con più attori nella storia del cinema? Credo proprio di sì. Non mi viene in mente nessuno che non abbia lavorato con Woody. No, non è vero me ne vengono in mente ma sono di più quelli che ci hanno lavorato.
Magic in the Moonlight è il film annuale di Woody. Come Natale, il compleanno, il CUD, ogni anno arriva anche il film di Woody. Non che sia una novità, per carità, ne fa uno all'anno dal 1977 (saltando l'82), quindi non è tanto questo, quanto il fatto che ultimamente ha imbroccato anche sonori tonfi, su tutti quello italiano che non ho visto perché più voci di cui la più autorevole di tutte mi ha detto che neanche io avrei resistito a tale mostruosità.
MitM fa parte di quelli buoni, dell'ultimo corso però.
È carino, è leggero, riserva alcune battute davvero "alleniane" - al solito il personaggio maschile è una summa di caratteristiche di Woody e diventa praticamente un suo portavoce - ha un'ambientazione dalla quale non si può rimanere che affascinati - la Francia del sud, quella delle ville al mare, negli anni 20 - e fila liscio come l'olio che serve a profumare i potpourri.
Non è memorabile, questo no, ma è carino, è scritto bene (la stessa cosa l'abbiamo detta per Blue Jasmine, ma almeno qui non c'è la paranoia) e gli attori come al solito servono bene quello che Allen gli offre sul piatto d'argento.
Emma Stone sfoggia ad ogni scena un vestito diverso e, mai così occhiuta, è una medium truffaldina (o forse no?) perfetta per quando Allen è in vena di ragazzine magroline e un po' spaurite, del tipo Mia Farrow per capirsi. Ed è tutto un tripudio di cappellini, fascette, completini, costumini ed è sempre perfetta.



Non voglio proprio sapere come la sta vivendo Garfield, lei candidata all'oscar e sempre più lanciata, lui licenziato per colpa di un dittatore nord-coreano. Questa foto della premiere di MinM secondo me la dice lunga
Addirittura Colit Firth, a detta di molti, ma soprattutto a detta mia, uno degli attori più sopravvalutati di sempre (vogliamo ricordare questo? E questo? E questo? E questo?) si cala con eleganza - almeno quella - nel acchiappa-truffatori con perfetto fisique du role.
Insomma sono carini, tifi per loro, e ti viene voglia pure a te di vivere in una villa nel sud della Francia andando in giro in cabriolet
Il reparto costumi è la cosa più bella, quando Allen si muove in questi anni (Radio Days, Pallottole su Broadway, anche se erano più avanti nei decenni, le parti nel tempo di Midnight in Paris) ci si muove proprio come nessun altro.
Quindi Allen, che non è proprio come il vino, che più invecchia più diventa buono, riesce una volta ancora a non perdere in qualità, sia di scrittura che di messa in scena, come dire, era talmente oltre ogni lega nei suoi anni migliori (il ventennio 80/90) che anche se ora è tutto un po' più di routine (la storia in sé non è che sia così originale), riesce sempre ad essere una spanna sopra tanti, non più tutti, ma tanti, e con decenni e decenni di meno.
Dovete sapere che in questa cosa dei maghi smascherati mi ci incastro sempre. Dopo i novanta minuti scarsi di MitM ho invece passato ore a vedere James Randi che prendeva a pezze in faccia Uri Gellar e altri finti medium, fatelo anche voi:

venerdì 10 aprile 2015

Di male in Pegg

Sia chiaro. Simon Pegg ci piace. Lui (e il ciccio.compagno Nick Frost) li amiamo tanto dai tempi dei morti dementi e di tutta la Trilogia del Cornetto che ne conseguì. Abbiamo gioito che anche Hollywood si accorgesse di loro (anche se con film non proprio imprescindibili, o i n film dove neanche si vedevano) e anche quando si muovono da soli sono sotanzialmente su livelli abbastanza alti (Frost contro alieni che usano aquafresh e Pegg come comic relief delle serie Star Trek e Mission Impossible).
Solo che mi sa che negli ultimi tempi a Pegg gli si è un pochino bevuto il cervelletto, o qualtomeno non gli funzionava tanto bene quella parte di cervello d'attore/autore che gli ha fatto accettare due film veramente indecorosi se confrontati con il resto della sua carriera.
Uno è:
Hector and the Search of Happiness

Trama: L'importanza di chiamarsi Hector

Vi ricordate Walter Mitty, quel tentativo di Ben Stiller di fare un film fantasioso on the road con un personaggio stra-ordinario (nel sendo di super ordinario, per nulla speciale), che cerca di spezzare la sua grigia routine intraprendendo un viaggio verso una destinazione più o meno sconosciuta e durante il viaggio attravenso avventure rocambolesche e incontri tra i più inaspettati scoprirà se stesso e tutto quanto? Ecco, U-GU-A-LE. Solo con Simon Pegg e dove il fine ultimo del viaggio è la ricerca della (mucciniana) felicità.
Pegg è un psichiatra annoiato:
con una moglie fatta così:
(e che neanche cerca di ammazzarlo, dovrebbe baciare per terra...) che però ad un certo punto parte, si veste da sfigato con quei gilet pieni di tasche da fotografo anche se fotografo non è, e parte per la Cina, a vedere cos'è la felicità in Cina. Alla PRIMA sera quasi va a letto con una cinese. Ah, bravo, e ce voleva tanto, bastava andare al centro massaggi sotto casa.
Dalla Cina all'Africa passando per monaci tibetani con Skype, milionari che hanno soldi ma non sono felici, criminali che hanno potere ma non sono felici, vecchie fiamme che hanno figli e sono felici e una sequela interminabile di banalità messe in fila una dopo l'altra che rendono il film qualcosa a metà tra un diario di una quindicenne e un libro di Federico Moccia (che è un po' la stessa cosa in effetti).
Questa tanto anelata felicità viene messa dal protagonista - che si segna tutto perché ci vuole scrivere un libro che per carità è un best-seller annunciato se tanto mi dà tanto - per punti elenco durante il film. I punti sono questi:
Ora, magari sono un vecchio arido e ormai col cuore rinsecchito io, ma io non ha mai letto tante cazzate di seguito. Dài, è come quando qualcuno mette sui social quei meme tipo "Realizza i tuoi sogni!", "Lavora per vivere, non vivere per lavorare!", "Fai diventare la tua passione il tuo lavoro!"... ECCERTO! Perché infatti non lo sapevamo già?! Veramente mi mettono il nervoso quando le leggo... mi rendono davvero infelice.
Come infelice è tutto questo film, carico di sorrisi finti, di assoluti sulla gioia che un bacio perugina in confronto è Freud, di banalità sui popoli (quello cinese e quello africano in particolare) da denuncia e con l'asticella del ridere costantemente a livello zero. Fa ridere questo gioco di parole?
A-penis. Happiness. Bah.
E poi cosa diavolo c'è di male a godere della propria fantastica routine. Io sarei sfelicissimo senza la mia routine. Appena mi cambia anche solo di dieci minuti impazzisco. Inoltre è lunghissimo. E il finale più banale di tutto il resto del film. E la passione di Pegg per TinTin (che per tutto il film disegna su questa moleskine e i disegni prendono vita sullo schermo in animazioni...) gli prende troppo la mano e diventa pure un po' ridicola.
Ma attenzione, perché Pegg ha fatto di peggio. Ha accettato infatti di partecipare a:
Kill Me Three Times
Trama: Pulp friction

Che è un patetico film pulp, ridicolo, brutto, incomprensibile, noioso, recitato da attori misconosciuti o terzi attori di attori famosi (c'è il terzo fratello Thor. Quindi ora abbiamo Thor, Thorino e Thoretto...) e realizzato oltre il tempo massimo di qualsiasi cosa pulp che ci si possa anche solo permettere di pensare. Inoltre si svolge in Australia e non si vede neanche un koala.
Da che si riconosce che è pulp? A parte che per TUTTO il tempo c'è questa insopportabile musica surf di schitarrate e OOHH AAHH; a parte che ci sono tutte storie di soldi, tradimenti e killer che prima di ucciderti ti dicono la ricetta dei muffin perfetti; a parte che Simon Pegg si è ritagliato la parte - credo ai suoi occhi... solo ai suoi... superfiga - del killer spietato
che gli si addice quanto potrebbe addicergli (!) quella del... del... killer spietato. Veramente la sua peggior parte. Roba che come agente segreto ci sta benissimo in confronto.
Ma la cosa che lo fa più pulp di tutto è che i titoli di testa sono fatti così:
MA CHE DAVERO?! Ma ancora mi fai sta roba? Ma stiamo scherzando? Era già vecchia in Rock'n'Rolla ragazzi. Basta questo a renderlo un film inguardabile.
Che poi, per riprendere il discorso sulla felicità e chiudere, ma qualcuno pensa sul serio che si possa davvero essere felici? Maddài. Sempre pensato che la felicità andasse a braccetto con quell'altra cosa che ci hanno fatto credere che esisteva, dai quella cosa che inizia con la A e finisce a more. No perché per come la vedo io, se sei anche un benché minimo intelligente, profondo, critico non puoi pensare che esista, davvero, la felicità. Non parlo di stare a pensare ai bambini africani che muoiono di fame e quindi tristezza (come invece ci propina un banale Pegg), parlo proprio di un senso concreto di comprensione che la felicità non può essere continua, che non si possa mai rispondere "sì" ad una (criminale) domanda come "sei felice?". Posso anche credere a sporadici momenti di felicità (che personalmente preferisco sempre chiamare "calma", quei momenti in cui davvero non senti di dover fare qualcos'altro rispetto a quello che stai facendo in quell'istante), ma insomma, la Felicità... ma che è? Ma che stiamo davvero in una sceneggiatura di Muccino? SVEGLIA!!11!
Di certo mi rendono felici queste foto di attori che ridono sul set:
Che dite forse me dovrei fa 'na risata ogni tanto?

giovedì 9 aprile 2015

Opera priva

Saop Opera
Trama: Applausi a scema aperta

Ed eccolo qui, quello che si crede il Wes Anderson italiano. Ora ricollego tutto.
Dunque, c'era quel film di Salvatores che avevamo odiato per quanto era palesemente copiato alla prospettiva cinematografica di Wes (quinte teatrali che si aprono, inquadrature simmetriche, colori pastello, toni un po' da favoletta, personaggi stramboidi, famiglia disfunzionale) e lo avevamo bollato come l'ennesima "maschera" indossata da Salvatores che ogni volta vuole fare un film diverso da quello prima ma riesce solo a scopiazzare altri (Vedi anche la sua versione "scorsesiana aiutame addì" di Educazione Siberiana).
Ma invece forse non era tutta tutta colpa sua, la colpa era dello sceneggiatore, che intanto ha fatto in tempo a diventare regista (come si fa carriera nel cinema italiano guarda...), si chiama Veronesi e non è quello di Manuale D'amore, è invece quello che si crede di essere Wes Anderson.
VI basti vedere come si presenta ad appena inizio film:
Già, una bella casa in sezione che se non avessimo già visto così la casa dei Tenenbaum, la barca di ZIssou e il treno per il Darjeleen avremmo anche detto "ah be', carina come idea". Per fortuna li abbiamo visti.
Il film parla del periodo natalizio vissuto in questo condominio abitato da vari ed eventuali: De Luigi che fa il Cane Bastonato sempre più spettinato timido innamorato stralunato per una Cristiana Capotondi (chissà se ha iniziato a scopare col suo ragazzo poi...) un po' torda e tutt'intorno amici che si credono gay, marescialli marpioni, attrici ninfomani, ex-ragazze di suicidi, e gemelli eterozigoti pazzi.
Quindi tra messa in scena, scenografia e costumi (tutto su una scala nettamente minore rispetto all'americano, ovviamente) il copycat di Anderson è completo, peccato che la regia sia davvero poco ispirata e le interpretazioni sono ovviamente lontanissime da qualsiasi attore abbia mai lavorato con Wes (Pagoda compreso), si salvano - e alla grande in effetti - Ale e Franz, che fanno ridere, hanno tempo comici che, almeno a me, piacciono tantissimo, e credo anche che si siano scritti le loro parti da soli.
Quindi il film è davvero poca cosa, che si sente autoriale solo perché coperto da un manto di forzata originalità che appare solo un tantinello "diversa" solo perché il resto dei film italiani sono feccia - basta pensare alla locandina, palesemente adattata al gusto italico del "faccione/scritta rossa", che nulla c'entra con il film in sé - e da una scrittura pacata e sottovoce, in cui le uniche scenette ben riuscite sono  evidentemente merito dell'indubbia esperienza dei coinvolti, basta pensare ad Abatantuono, che può non piacere, ma non gli si può dire nulla quando fa il bellimbusto mezzo scemo (credo lo sia davvero, infatti).
Insomma nessuno, ma veramente nessuno, sente la mancanza di questo autoeletto Wes Anderson italiano.
Comunque io pensavo che la Soap Opera del titolo fosse questa:
Livello di interesse rispetto alle paturnie sentimentali di De Luigi centomila volte pià alto.

mercoledì 8 aprile 2015

SIAMOVIE SERIAL • 1992, l'anno delle mie e delle tue commerdie

OH!
Ma che fate finta di niente? La scorsa settimana sono mancato praticamente TUTTA la settimana e neanche una letterina di protesta? Un messaggino di preoccupazione? Una corona di fiori che ne so, una foto di tette? Guarda veramente dai nemici mi guardi Dio che dai lettori ma guarda un po'.
Allora visto che vi interessa tanto non ve lo dico neanche perché non c'era CB, sappiate che ha molto sofferto, più ancora di quando guarda film brutti per salvare voi, un vero martire, altro che supplizi di Gesù. Ho sofferto talmente tanto ed ero talmente gonfio di antidolorifici che così, a sorpresa totale, ho visto il mio primo film dei soliti idioti:
La solita commedia
Trama: La solita commerdia

I Soliti Idioti li conoscete tutti. Sono quei due che partiti da MTV a furia di DAICAZZO hanno conquistato un certo pubblico. Non nel senso di un certo pubblico numerico, ma proprio una fetta di pubblico bel precisa, molto giovane, molto ignorante, molto provinciale. Sicuramente sono tanti, ma la quantità non sempre vuol dire qualità (perché dico questo? Perché, senza che sto qui a spiegarvi come ho fatto, qualche anno fa mi è capitato di andare a vedere I soliti idioti allo spettacolo teatral-musicale che portavano in giro per l'Italia per, sacrosanto, monetizzare il più possibile, e c'era tanta gente, perlopiù orrenda... di quella che incontri ai concerti di gruppi bruttissimi tipo Modà o allo stadio col braccio alzato ecco...).
Eppure nei Soliti Idioti ho sempre visto una capacità di scrittura molto buona, un occhio alla commedia d'altri tempi (anche se è inutile che loro dicono di essere i Nuovi Mostri o i nuovi Cochi e Renato, non lo sono, e dovrebbero anche togliersi 'st'etichetta di dosso), e comunque un senso del comico e della messa in scena abbastanza atipico per l'italia, con quel giusto tono assurdo che a noi manca del tutto e che all'estero spopola (vedi tanta america dei vari SNL, ma anche tanto UK tipo Little Britain). Ecco, I Soliti Idioti avrebbero tutte le carte in regola per fare comicità di ridere (e di successo), quel tipo di comicità per capirci che ultimamente abbiamo amato in Men Seeking Woman, senza il bisogno di ricorrere a mezzucci come la parolaccia imperante.
Lo sapete che impressione ho? Che siano loro stessi ad autosabotarsi, che sia una scelta consapevole quella di dare in pasto a chi li segue la monnezza, le parolacce, le cose tirate un po' via, perché tanto vista la pochezza intellettuale del loro pubblico (di cui comunque non vanno fieri, visto che i loro side-project sono tutt'altro che idioti, tipo scrivere libri o fare canzoni), e visto che comunque pecunia non olet, si riducano un po' al "ma che cazzo ce frega mettice du' parolacce tanto quelli ridono e sticazzi" (come dirette Ruggero).
Insomma La solita commedia, che parte da uno spunto carino - Dante torna sulla terra per aggiornare i nuovi peccati dell'umanità accompagnato da un Virgilio mezzo scemo - si arrotola in sketch che fanno ridere pochissimo, quando mai, personaggi dimenticabili, citazioni scempio (su tutte quella di Trainspotting) e recitazioni buttate in caciare tanto ci pensa il make-up a fare il resto. 
Non c'è un briciolo di storia, di legame, un film fatto di fretta, dalla scenaggiatura alla regia, e si vede.
Se i due si prendessero il tempo giusto di scremare tutte le idee che gli vengono in mente invece di girarle presi dalla paura che poi magari il pubblico se li scorda sarebbe meglio, sarebbe guardare a spettro più ampio, e credo che sia il momento di farlo, visto che ripeto, secondo me la testa ce l'hanno. Probabilmente mi risponderebbero che i produttori pressano.
Fatto sta che il film è un supplizio.
Ma il supplizio più grande è stata lei, Tea - cagna maledetta - Falco. 
Tempo fa, quando Bertolucci (che ora dovrebbe essere condannato per danni contro l'umanità, o perlomeno contro l'associazioni Attori Italiani) tirò fuori dal cilindro questa debosciata orrenda per quel suo film piccino picciò, osai, con parole che non oso rileggere e di cui mi pento amaramente, quasi scusare questo suo fare strascicone e figlio del deboscio tanto mi sembrò addirittura adatto a quel personaggio (faceva appunto la strafattona debosciata). Poi Verdone - ricordiamo nel suo peggior film di sempre - le diede un'altra possibilità. E insomma com'è come non è questa è diventata "attrice". Ma cristo santo di Dio e la Madonna (visto che siamo in tema) ma guarda che non te l'ha mica ordinato il medico eh! Puoi fare tante cose! Vai a fare la stilista figlia di papà, la chef figlia di papà, la designer figlia di papà, la qualsiasi cosa figlia di papà (che la Falco sia figlia di papà non riesco a metterlo in dubbio, non mi spiego altrimenti il suo coinvolgimento nel mondo del cinema... oppure quelli che si è scopata dovevano essere proprio alla canna del gas, perché insomma non è maco così figa...), ma ti prego BASTA fare l'attrice. È un affronto alla categoria tutta. 
Vi giuro è la PEGGIOR attrice mai esistita di sempre, che poi, già il ruolo di per sé mi ha sempre dato fastidio (sue precursore Asia Argento e Regina Orioli, quelle sempre con la bocca impastata e lo sguardo a mezz'asta), ma lei va oltre, è lo zenith della strafattonaggine ridicola.
Che poi nel film degli Idioti neanche appare molto, nei panni di Gesù e di altre macchiette insopportabili (quando tenta di fare i dialetti sublima il concetto di assurdo), è invece protagonista in:
1992 - La serie
Trama: Tangentopolinia

Che è la serie che ora si fregia del titolo "la nuova Gomorra" mentre di Gomorra non ha neanche un mignoletto.
Parla del 1992, anno in cui scoppio il caso Mani Pulite. Carlo, vai di ripassino come sai farlo tu.
Io di quegli anni ho ricordi fumosi anche se non ho mai fumatp, ero alle medie, innamorato per tutti e tre gli anni di questa tizia che si chiamava Livia, mi ricordo che disegnavo personaggi sui jeans con dei colori che poi dovevi stirare per farli rimanere appiccicati, mi sa che mi piacevano le magliette MAUI e mi ascoltavo i Queen e pensare che esistevano già i Nirvana ma io non ero grunge evvabbèddai.
1992 la serie rivanga quel passato ma lo fa con materiale un po' scadente (le lire, le spalline nelle giacche che ancora ricordavano gli anni 80, video di Berlusconi ancora non sceso in campo), ragazzine che danzano davanti a Non è la Rai (che poi era anche il programma che aiutò la mia generazione a mettere in ordine le proprie attitudini sessuali, i miei amici che ballavano le canzoni di Pamela ora sono gay, io ancora non riesco a scordarmi il culo di Francesca Gollini e le foto che fece anni dopo che ok passiamo oltre... comunque questo per dire che secondo me non ha fatto solo male quel programma) quindi come ricostruzione storica non mi pare vada molto a fondo, poi magari sono io che ricordo male, forse ero distratto dal culo. 
Come ogni serie italiana che si rispetti ecco un'accozzaglia di personaggi qualunque inseriti nel contesto storico, il famoso le storie, la Storia: c'è il disocuppato che diventa parlamentare della Lega, il poliziotto del team di Mani Pulite di Di Pietro che però c'ha del personale contro uno degli indagati, c'è la tizia bella e troia che scende a compromessi pur di lavorare in TV, e poi c'è Accorsi, l'unico personaggio davvero degno di nota - sarà perché la serie è una sua idea? C'hanno pure l'hashtag le sue idee... - che fa il post-comunista ora imborghesito che lavora a Mediolanum (o era Mediaset?) e che, forse, sarà la colpa del Cavaliere che scende in politica (almeno nella fiction), certo, bisognerebbe anche dire ad Accorsi che Don Draper nel Pirellone che va in giro per i Navigli e vende gli spazi pubblicitari grazie ai culi di Non è la rai non è che ci fa proprio la stessa figura si quello che va in giro per la 5th Ave e vende la Nostalghia.
Ma cosa non va? Non va che dopo il realismo altissimo dei vari Romanzo Criminale e soprattutto di Gomorra, in 1992 è tutto molto accettato, e acetato. Non va sicuramente la fotografia, che è - forse voluto? - tutta come se passasse su Rete 4 (avete presente no?), non vanno i personaggi che ricordano troppo altri personaggi (la tizia che vuole fare l'attrice è praticamente Patrizia di Romanzo Criminale) e non va che non ci sono momenti memorabili, almeno non ce ne sono stati in 4 episodi. E poi gli incroci che hanno messo tra i personaggi sono davvero troppo forzati: quello ha una storia di sesso con quella che è la sorella di quello che si scopa quella che è la figlia di quello che è il politico odiato da quello di prima che lavora con quello che ricatta il primo di questa lista... e che mo a Milano nel 1992 ci vivevano 10 persone?.
Continuerò a vederla perché c'è poco altro in giro, ma Gomorra, ripeto, è tutta un'altra cosa.
Noli me Tangentopoli, tranne Tea Falco vi prego fatela smettere VI PREGO! Altrimenti faccio scoppiare il caso FALCOTOPOLI! Ma li avete visti i suoi show reel girati a casa sua? No vi prego guardateli, sono ipnotici, assurdi, questa ha superato Asia Argento di dieci spanne, e qualcuno la fa pure lavorare capite! VI PREGO DOVETE GUARDARLI:

LA RAGAZZA HA PROBLEMI! LA RAGAZZA HA BISOGNO DI AIUTO PIÙ CHE DI COPIONI! DATEGLI PILLOLE, NON PARTI!
PS della sera di ieri sera. A quest'ora sono ricoverato quindi PORCA PUTTANA se non sfruttate questa volta per usare i commenti e farmi minimo un messaggio di auguri che ne so una foto di tette mi incazzo e se muoi vi vengo a infestare tutti i film che vedrete per sempre... facendo l'imitazione di Tea Falco. Paura eh?

martedì 7 aprile 2015

C'erano un marito cinese, un marito arabo e un marito ebreo...

Non sposate le mie figlie!
Trama: Quattro matrimoni e due razzisti

Parte bene. Questo sì. Chiudendo un occhio sul presupposto un po' forzato di queste tre figlie che sono sposate una con un ebreo, una con un arabo e una con un cinese (che pare la barzeletta), e di quelle che possono essere le conseguenze su questo padre vecchio stampo che "io non sono razzista ma...", il film, almeno per la prima mezzora esaudisce il desiderio di ridere "alla francese" (quindi con piglio abbastanza charmant) di queste cene fatte di battutine e brutte figure, imbarazzi e sguardi complici. E fino a qui, un film perfetto da vedere con mamàn, insomma ben al di sopra di Emotivi anonimi, ma nulla di così particolamente diverso da una commediola ben scritta di qualsiasi altra parte del mondo.
Poi arriva l'ultima figlia, e con lei l'"affronto" finale: si vuole sposare un nero, la G è muta.
E qui il film, oltra a prendere derive farzesche - aspettate di sentire parlare i genitori di lui, dall'africa nera che manco i doppiatori dei gorilla di Tarzan veramente, altro che razzismo, manco Striscia la Notizia.
Il film dura una novantina di minuti, sembrano 120. Tra il padre che continua a fare le macchiette da razzista, la madre stressata, le figlie rincoglionite, i mariti che prima di odiano poi si amano, tutto finisce in melassa adatta al natale di Canale 5, anzi La Cinq.
Per scordarci di questo ennesimo film franscesino uscito maluccio che è arrivato come sempre nelle sale italiane carico della sua spocchietta francese che tanto lo sanno che le mamme ci vanno a vedere questi film francesi e mi chiedo se altrettanti film italiani arrivano là, non credo, ci vediamo un po' di matrimoni famosi:
Qualcuno vuole sposarmi a proposito?

lunedì 6 aprile 2015

Cenerantola

Cenerentola
Trama: Salagadula chittesenc'

E pensare che è tutta colpa di questo essere qui:
Esatto. Tim Brutton (che ormai pare proprio un cattivo di un film Disney, di quelli brutti con la faccia da topo innamorati della bella che rosicano e quindi vogliono far vivere tutto il regno in un mondo senza più gioia al cinema), che mentre lui se la ride coi suoi bei dentoni e i capelli scarmigliati e fa film neanche più così personali, a noi ci stanno rovinando ogni singola fiaba una per una che pare che ci provano gusto.
È colpa sua perchè lo vedii maestraa ha iniziatoo luii con quel bruttissimo film che era Alice (tutt'ora il peggiore dei fairy movies) che però ha fatto fantastilioni di dollari e dal quel momento la Disney si è accorta che aveva tanti e tanti milioni da guadagnare trasformando il suo patrimonio cartonesco (o meno) in film live action, come quando le case editrici iniziano a sfornare collane di classici con la copertina nuova che ovviamente costano la metà perché sono già belli che scritti da decenni.
Da quel momento è stato un proliferare di fairy film, avevamo fatto l'elenco qui, e la mania non è scemata neanche un po' (scema sì, scemata no...). Pochi mesi ci toccò Angelina (!) versione strega cornuta e mazziata e tra poco arriva la Bella Hermione e la Bestia, non prima di Pan:

Nel mezzo ecco Cenerella. Con la regia di Kenneth Branagh, uno che per decenni ha inseguito il bardo in lungo e largo e poi ha ceduto pure lui ai milioni di hollywood riuscendo a fare un cinecomics molto personale e riuscito, era il primo Thor. E qui invece dove sta Branagh? Ma forse magari si era scordato un attimo chi è perché non v'è traccia di regia, non v'è idea che sia una, non v'è spunto creativo che non sia assolutamente nella norma, per dirla in parole povere, lo poteva girare veramente chiunque.
Il film segue pedisequamente la favola, non c'è nulla di diverso (ennontestammaibenegnente, e quando cambiano fanno male, e quando fanno uguale fanno male...) e la scelta di fare Cenerentola solo perché era una delle poche famosissime ancora rimaste senza versione live action è tra le più sfortunate che potevano esserci, per un motivo e uno solo, ed è questo: in un solo film la Disney spazza via cinque anni di riuscitissima emancipazione dalla figura della povera Principessa buona e massacrata da tutti che solo, e ripeto SOLO, grazie al Principe riesce ad evitare il suo destino di povera sguattera vessata da matrigna e sorrelastre (ah già, l'aiutano anche dei topi e una Fata Madrina, tutte cose molto reali... proprio come il Principe Azzurro, già).
Si era partiti da Rapunzel, passando per Brave e Biancaneve e il Cacciatore (tutt'oggi il migliore dei Fairy Movies) e si era arrivati a quel fantasuccesso che è stato Frozen, un successo sia economico che per il femminismo applicato al cartone animato, gli uomini finalmente nei loro ruoli più adatti (lo stronzo bastardo o il giuggiolone un po' scemo) e le donne al potere dei loro poteri. Oh!
E invece ecco Cenerella, che bella è bella eh, mica dico no...
È quella di Downton Abbey, buttala via... questo 2015 è destinato a farmi rivedere le mie posizioni sulle bionde (!).
...ma che è per tutto il film una povera fessa in balia di cattiverie e desideri altrui. Reazione alle angherie? Zero. Reazione all'innamoramento e poi perdita dell'amato? Zero. Reazione circa la scelta del vestito per il ballo ad opera di una Fata Madrina - intepretata da Johnny Depp no è Helena Bonham Carter cazzo recitano UGUALE ormai, tutti occhioni e mossette, si prestano pure la dentiera secondo me -
Zero. Ma se lei aveva un vestito rosa che le ricordava la mamma? Ma faglielo rosa no?!
Insomma Cenerentola è la più scialba delle protagoniste Disney, non gli succede neanche qualcosa di VERAMENTE atroce - voglio dire, a Biancaneve cercano di strappare il cuore con un coltellaccio, no dico... - e lei non si ribella mai quando avrebbe potuto, eccome se avrebbe.
Insomma il film è spento, non brilla, racconta quello che deve raccontare e la chiude lì. Diverte pochissimo, giusto la trasformazione degli animaletti in cocchieri e valletti, e una volta finito già e bello che dimenticato. Speriamo lo sia anche nelle giovani spettatrici che dopo un anno a chiedere i costumi di carnevale di Elsa, le cartelle di Elsa, a chiamare i propri cuccioli Elsa anche se erano tartarughe d'acqua, Elsa disù Elsa diggiù, potrebbero tornare con un colpo di spugna a credere che davvero nel mondo c'è un Principe Azzurro che un giorno suonerà il batacchio (!) sulla porta e porgerà loro una scarpetta di cristallo per poi portarle nel suo castello fatato.
Che poi ditemi voi se è più bello sbarbato, pulito, pettinto e tutto vestito a puntino o così:

La matrigna è Cate Blanchett ovviamente di una bellezza impressionante come sempre che però a un certo punto si scorda di recitare e inizia a fare tutte delle facce buffe

Ma perché tutta questa passione per le Fiabe? Ma che è successo? Sono scaduti i diritti? Io mi sono fatto un'idea generazionale. Diciamo che i nostri genitori ci hanno fatto vedere i vecchi Classici Disney perché loro li hanno visti da piccoli, e che ci portavano a vedere quelli a noi contemporanei perché erano ancora capolavori (Re Leone, Aladdin). Ora abbiamo ragazzini di 10 anni (nati quindi nel 1995, dio santo...) che hanno genitori 30qualcosa, che forse non hanno visto i Classici (non parlo di me e di voi, parlo della ggente!!1!!), che quindi magari gli mettono il DVD di Shrek e passa il pomeriggio di paura con figlio e il di lui amichetti? E allora via a vedere i nuovi film come fossero visioni del tutto nuove. Succede questo? No perché Cenerentola sta andando molto bene al botteghino e non mi spiego tanto perché.
Fate una cosa, se dovete stemperare la vivacità perché avete malditesta mettete per la 147a volta Frozen, ma se avete voglia di far vedere Cenerentola ai vostri figli, a quel punto mettete il Classico Disney, almeno impareranno queste canzoni intramontabili qui:

O a limite la versione di Melies, li stendete sicuro:

O quella di Lotte Reininger, paura

Mi raccomando NON vi sbagliate a digitare che se vedono Tinderella è la fine:

E poi ci sarebbe questo che sarebbe il film definitivo di sempre:

E a proposito di Frozen, il corto animato Frozen Fever messo a forza per trascinare il film al botteghino è davvero insipido. Tre minuti di canzone brutta con personaggetti di ridere pericolosamente vicini a quelli che tanto odiamo creati solo per farci i pupazzi
Mi dicono dalla regia di approfittare della questione principesse Disney per ricordarvi che sul sempre valido Chicken Broccoli Magazine le abbiamo ammazzate tutte, Cenerentola compresa:
Lo potete sempre e comunque acquistare QUI, io ve lo spedisco andando alle poste anche con i calcoli renali, pensa che Principe Verde Broccolo che sono.
Che altre favole ci attendono all'orizzonte? Pan l'abbiamo detto, La Bella e la Bestia l'abbiamo detto, poi il Libro della Giungla versione motion Capture con Bill Murray-Baloo, poi il seguito di Biancaneve e Cacciatore dove però c'è solo Cacciatore, poi sembra una Sirenetta di Sofia Coppola (pensa che palla, due ore di lei che gira in un acquario), il Pinocchio di Del Toro è in stallo, appena annunciata la versione live di Mulan e poi il seguito di Alice, stesso cast, regista diverso. Che forse, speriamo, chiuderà il cerchio dei Fairy Movies. 
Per aprire la Fase 2: Principesse Unite! Mondo fatato condiviso e tutte le principesse insieme per combattere la lega dei Supercattivi! Che bomba.E già c'hanno pensato: