mercoledì 16 aprile 2014

Ministero della màfia

La mafia uccide solo d'estate
Trama: Pifferaio

A noi non ce ne frega un cazzo.
A me non me ne frega un cazzo e scommetto che neanche a te te ne frega un cazzo. Che tanto tra dieci quindici minuti, finita questa recensione di cui tanto domani o oggi pomeriggio non ricorderai un passaggio, ti ricolleghi subito su facebook che c'è l'amico che mette la foto del gol più bello del mondo, di quel gattino troppo tenero, di belen o di quella pagina stupenda di detti romaneschi tradotti in inglese o anche meglio c'è il collega X che ti chatta la presa in giro del collega Y mentre il collega Y ti chatta la presa in giro con la collega X, e tu lo sai che si stanno chattando la presa in giro verso di te, ma non te ne frega un cazzo, perché intanto devi giocare a candy crush, devi chattare con una che forse domani te la dà mentre lei chatta con uno che forse domani te le dà. E tutto così. Sempre. E la generazione del non ce ne frega un cazzo cresce.
E io sono così eh, mica mi sto mettendo su un piedistallo a fare il moralizzatore. E cosa devo fare? A me diverte giocare a candy crush mentre chatto la presa per il culo a belen che parla romanesco facendo gol a quella che forse glie lo dà, e non riesco a fare qualcosa per staccarmi da questa sorta di apatia (a)sociale che mi fa disperdere energie che potrei altrimenti concentrare in qualcosa che faccia bene a qualcuno. 
Qualcosa come il film di Pif.
Un film di denuncia sociale?
Pif è un'ex Iena, poi documentarista d'assalto tra i più intelligenti in forza a MTV, ma prima di tutto Pif è un osservatore intelligente, estremamente intelligente, e lo dimostra con l'esordio alla regia (anche se forse regia è una parola troppo grande, il suo film documentarista ha la forza che hanno quelli di Micheal Moore, con il protagonista/autore che si fa personaggio), un film sulla Mafia, ma soprattutto un film su una persona normale a cui la Mafia è passata accanto per tutta la vita.
Avevo già fatto questo, Pif, a proposito:

Il suo programma, Il testimone, è sicuramente una delle cose più intelligenti e divertenti realizzate negli ultimi anni, anche meglio di Avere Ventanni, che pure fu un capostipite del genere "andiamo a vedere che succede in giro" ma con uno sguardo saccentino, cosa che Pif assolutamente non ha, e poi è sempre bello non avere tra le palle la spocchia di Massimo Coppola. 
Vediamocene un paio:

E insomma non ce ne frega un cazzo di niente, in generale. Poi però poi succedono cose strane, che ti fanno pensare che forse un po' ti frega, o che un po' a qualcuno frega, oppure cose che ti dicono "guarda che te ne dovrebbe fregare di più, perché certe volte alle persone, degli altri, gli frega".
E insomma lo scorso venerdì parto. Prendo un pullman per un'amena cittadina marchigiana e lascio il mio fido destriero, una vespa, parcheggiata tutta precisina nelle strisce bianche predisposte dal beneodiato Comune di Roma.
Passa il weekend (molto bene, grazie della domanda) e io torno. Arrivato di fronte al bar dove avevo lasciato la motoretta e scopro che la suddetta è stata spostata, e di tanto, quel tanto che ti fa credere che te l'hanno rubata. Da chi? Da cosa? Perché? Quando? CHI HA OSATO?! Arrivo davanti al ciclomotore ed è subito Verdone; un tipo sulla cinquantina mi fa
- Ah. Eccolo. Che è tua 'sta vespa?
- Be', sì..
- E te a sai a storia de 'sta vespa?
- Eh.. no..
- Te devi ringrazià er padrone der bare. Oh sai che ieri cè stata a manifestazzione. Pareva na camboggia. Se so caricati tutti i motorini. Er tipo tà preso a vespa se è messa ner bare tutto er tempo. Ce staveno pure i cartelli...
- Ma davvero? Ma lo devo ringraziare sì...
[Entro nel bar...e]
- Mi hanno detto che lei ha "salvato" la mia vespa
- Essì a bello, che qui è successa a guera. Siccome che noi semo tutti appassionati de vespe, pure antiche, e rimettemo apposto... era 'n peccato de ddio. Tò fatto pure toje la murta.
- Ma grazie davvero, le offro un caffè...
- Ma che me offrì, nun te preoccupà, poi er bare è mio...
- Ah. Ah.
E insomma. Venti motorini caricati e portati via, e la mano del signore (il signore del bare) che sceglie il mio e sollevandolo solleva anche me, senza neanche conoscermi, da (nell'ordine): una denuncia per furto, una ritiro al deposito fuoriroma, una multa salata, un esaurimento nervoso.
Magari ad essere stato Carlo Verdone, o Pif appunto, da questa storia poteva nascere una bella puntata di un documentario, avrebbe raccontato la mia storia di persona "non me ne frega un cazzo" che non sapeva neanche ci fosse la manifestazione e partiva alla volta di un weekend (molto bello, non avevo già risposto a questa domanda?) e quella di due giovani "me ne frega eccome" che partivano alla volta di Roma, per manifestare i loro diritti a lavorare e si ritrovano sotto i colpi criminali e le suole delle scarpe di poliziotti che sarebbe difficile perdonare anche ad essere Pasolini. Il montaggio avrebbe seguito me e loro in viaggio, poi me e loro nelle città, io che mi lamento perché non avevo gli occhiali da sole e mi danno fastidio gli occhi, loro che si lavano alla fontanella per colpa dei lacrimogeni, io che cerco di schivare due punkabbestia ridotti come larve ubriache per terra e loro caricati dai celerini coi caschi e le hogan e avrebbe, in un montaggio alternato da antologia, fatto capire che sì, lo scemo sono io. E che, nonostante facebook, nonostante belen, nonostante addirittura i micetti, la coscienza sociale esiste e che quando te la trovi di fronte, tu che "non me ne frega un cazzo", senti forte che dovresti rivedere le tue priorità.
Ho parlato poco del film, che non è un capolavoro ma che non è neanche il solito inutile film italiano di cui ormai ci stanno riempendo il cervello (avete notato? Dismessi i cinepanettoni l'italica idiozia cinematografica dilaga, diluita in filmuncoli con Ricky Memphis, Edoardo Leo e Ambra, spalmati in tutti i 12 mesi dell'anno), è invece un film arguto, che pecca forse del suo essere opera prima un po' troppo legata ai suoi precedenti televisivi, ma che non nasconde, e per fortuna, la sua accorata sincerità e la sensibilità di chi ha vissuto quello che racconta sulla sua pelle.
Molto bene, Pif. 
Ora rivedere tutte le puntate perse de Il Testimone qui.
Io intanto ho portato ai proprietari del bar...e due libri sulla Maggica Roma, speriamo non fossero della Lazzie.

martedì 15 aprile 2014

Malattie Venere

Venere in pelliccia
Trama: Mai rimanere a corto di Dee

Roman Polanskiavo realizza un altro film teatrale - dopo Carnage - e lo fa proprio nel luogo prestabilito, un teatro. Ci sono un palco, due attori, una scenografia, le quinte, i dietro le quinte.
Dopo una giornata di estenuante ricerca per la prima attrice di un suo adattamento di Venere in pelliccia di Masoc (masoc-hismo, sapete no?), il regista (quello del film), disperato e senza più speranze dopo aver provinato solo ochette e vedette inutili, sta per gettare la spugna quando ecco che dalle porte chiuse che si spalancano come mosse da una forza ultraterrena appare Wanda: eccessiva, maleducata, grossolana, forse un po' puttana, bellissima.
Il Regista si rifiuta di starla anche solo ad ascoltare, figurarsi se quella sguaiata donnetta può diventare una Venere, ma l'Attrice insiste, da gatta che fa le fusa e graffia, e riesce quantomeno a recitare la prima battuta, e da quel momento il Regista è suo. È suo, nel vero senso della parola.
In una discesa (o ascesa?) nei meandri mentali del regista, represso ma voluttuoso, egocentrico ma insicuro, permaloso ma romantico, Wanda, la venere in pelliccia (ma anche in autoreggenti, tacchi alti, bustino e labbra rosse) assisteremo ad un continuo cambio di registro, sia nella recitazione di Emmanuelle Signer (moglie e musa del regista

Lavera protagonista del film, splendida "gatta" (è arruffata e ammaliante, graffia e fa le fusa, è indipendente e chiede attenzioni) è quella che più di ogni altra è stata Musa per Polanski: conturbante terremoto in Frantic, mistress lubrica in Luna di Fiele, la moglie di Roman è una donna che a 44 anni ha il coraggio e il permesso (non a tutte è permesso, ci sono giovani ragazze che tentano di stupire con abiti esagerati non raggiungendo ) di presentarsi rosse sul tappeto rosso così

e tutti gli uomini diventano rossi, per il solo imbarazzo di esistere, piccoli, inutili, ometti. Bellissima.
Ed è più che evidente che l'attore francese (attualmente tra i più famosi anche all'estero) Mathieu Amalric È, in un'operazione di "totally look like", anzi "totalement ressembler", Roman Polanski


E Venere in pelliccia, quindi, travalica lo schermo, e il palco, per diventare quasi una seduta psicanalitica di coppia ma anche una dichiarazione d'amore, fare della propria compagna una Dea, anzi LA Dea dell'Amore, del Sesso, del Tutto, non è forse quello che ogni uomo dovrebbe fare?
È sessista e il contrario di sessista questo film, la distruzione delle sparate banali e banalizzanti del maschio che, arrogante, pensa di poter sapere cosa passa nella testa di una donna e addirittura poterne scrivere una piece teatrale e, il massimo della tracotanza, mettere in bocca ad una donna parole non sue, fa ritrovare l'equilibrio delicato della coppia (non intendo, ovviamente, i fidanzatini) ma della Coppia Maxima, la Donna e l'Uomo.
Anche se poi - come sempre d'altronde - l'alloro se lo porta via in una risata sarcastica che ha il sapore della vittoria, Lei, la Venere, che dopo questa notte di prove, di scambi di ruoli, di amore e odio, abbandona il nostro omuncolo legato ad un cactus (!) spogliato di ogni "mascolinità" e lo rivela per quello che è, per quello che tutti gli uomini sono, siamo: dei fessi.
Venere in pelliccia ha il merito di essere un film intelligente, ce ne sono così pochi. Ogni artista ha bisogno di una Musa, Polanski sembra aver trovato quella definitiva, la Donna, anche quella che si nasconde dentro ogni uomo, basta vedere il divertente (e un po' inquietante) ribaltamente en travesti del finale, che tanto richiama quella scena de L'inquilino del terzo piano.
A proposito di donne. Trovavo tempo fa questo testo di Ennio Flaiano
La donna invisibile.
Un uomo sui trentacinque, simpatico, con le sue manie. Moglie adeguata, brava, un po' gelosa, sogni di tenerezza. La donna invisibile viene a turbare la fantasia di lui un giorno a tavola. La moglie non vede la donna, che lui vede. La invisibile è bella, simpaticissima. Cambierà volta a volta di tipo e carattere. Sarà infantile, matura, affascinante, debole, innamorata, indifferente, gelosa, amabile, in una parola perfetta. Mette un po' a disagio lui perché ha sempre paura che ella riveli la sua presenza. La prima parte è la storia di quest'amore tra lui e la donna che si tende invisibile. Poi, un bel giorno, anche la moglie ha un uomo invisibile. Ragazzo, maturo, canaglia, operaio, gran signore, tenero, rude, adorabile. La coppia vive con questi invisibili in casa. Felicità. Aria nuova. Le abitudini vengono leggermente sconvolte. Terzo tempo: i due invisibili si conoscono. Fanno amicizia. Un bel giorno scoprono di amarsi. Lasciano soli i due.
E pensavo "cavolo, ma è Her, sessant'anni fa".
Donne, né con l'oro né senza l'alloro.

lunedì 14 aprile 2014

IL GRANDE REVIVAL DEL 2x13 • APOLLO & BROCCOLI

Che facciamo tanto i bravi a gridare ai quattro venti che i miti anni Ottanta ci hanno cresciuto e tutti dagli di “NO GHOSTBUSTER 3 NO! NO IL SEGUITO DEI GOONIES NO! ERESIA! ABOMINIO! PAZZIA! THIS IS SPAMMA (su tutti i social, con disappunto) ma poi quelli dei Novanta, chissà perché, non ce ne frega poi molto. E siccome io difendo i deboli e odio i prepotenti (o era il contrario?) ecco che ritorno a parlare un po’ di Film Anni Novanta. 
Anche se qualcuno mi ha detto che Chicken Broccoli sta iniziando a somigliare ad uno di quei tipici siti anni Novanta... vi ricordate quei siti anni novanta pieni di gif? Che brutti… quelli che ricorrevano alle gif per dare movimento al loro sito, che squallore.
APOLLO 13
Trama: Houston, abbiamo molti problemi, mica solo uno
Che è proprio la summa della summa del tomhankismo. Ti ricordi quegli anni quando Tom Hanks dopo essere morto di aits era diventato il miglior attore sulla faccia della terra (e stando a questo film anche un po’ sulla faccia della luna) e OGNI film che faceva oltre a guadagnare i miliardi faceva incetta di oscar? Erano gli anni Novanta, e io sono qui a ricordarteli, quelli dove tu ti mettevi delle camicione a scacchi di flanella con i jeans strappati e le doc marteens e non ti lavavi i capelli e io mi gasavo per Tom Hanks e Ron Howard. Tom e Ron (TomRon, che coppietta di americani medi intrisi di americanismo, quante soddisfazioni ci hanno dato… fino almeno a quando uno ha iniziato a perdere tutti i capelli e l’altro a farseli crescere). E una di quelle più grosse e quel grosso razzone che parte, una scena che ha fatto scuola di razzi che partono.
E Apollo 13 è bellissimo. Certo non è Forrest Gump - a proposito:
...ma è un film pazzesco dove degli astronauti americani vanno nello spazio americano e gli si rompe la navicella americana e aggiustano tutto con la cingomma americana, cantando la ZUUUM (verso dell’astronavicella) del M (hum del presidente degli stati uniti) ha un —— (nello spazio non può esserci il sibilio dell’aria che esce) nel VROOOOOOM (rumore di reattore). Pazzesco. Certo se gli astronauti negli anni 60 si addestravao così

poi ti credo che facevano delle figure barbine:

E poi Storia vera eh! Capito?! Come dimostra questo grafico...
Ah. Ecco...
Certo. Vederlo a poche settimane da Gravity fa il suo effetto un po' vecchiume, se pensi che come sinossi (americani nello spazio) siamo esattamente lì, ma come esempio di “filmone” da oscar anni novanta americano è proprio il non plus ultra. Poi tutto intorno a Tom Hanks supercast anni novanta americani con Kevin Bacon, il nullo Bill Paxton, l’uomo lucertola Gary Sinize che meno male che non l’hanno fatto salire sennò sicuro era cattivissimo, hai visto che faccia?E il grande Ed Harris che fa solo le parti dell'uomo di ghiaccio tutto d'un pezzo.
A proposito di Gary Sinize, ho visto anche
Impostor
Trama: Gary Sinusize

Che è un film di merda (no davvero, fa schifo) fatto nel 2001 quindi  in effetti non è degli anni novanta ma neanche dei duemila visto che fa talmente schifo che non ha età, lo schifo è atemporale. E, se messo in confronto con Blade Runner e  Atto di Forza entrambi adattamenti da Philip Dick (che nome del cazzo. Scusate.) e con Minority Report, proprio ti fa capire come per fare i film servono registi, attori e sceneggiatori, che alle volte te lo scordi.
Il film parla di Gary Sinize che FORSE è un alieno che ha preso le sembianze di Gary Sinize. FORSE eh! Non è sicuro perché ha preso una botta in testa, e FORSE!  E allora Gary Sinize che insiste tutto il film a dire che lui no, lui non è l’alieno che ha preso le sue sembianze! E alla fine che si scopre? Che FORSE si stanno sbagliando!  e? E ALLA FINE È LUI! Ceeerrrrrto che è lui! È L’ALIENO! E io avrei dovuto avere dei dubbi a riguardo? MA IO DICO! Ma tu direttore di casting ma come fai a pensare che io non capisca DA SUBITO che uno con la faccia di Gary Sinize È sì l’alieno!
Dai  è troppo un alieno di suo, secondo me pure le ostetriche che l'hanno fatto nascere ci hanno pensato, secondo me è nato così! Ma cristo scegli qualcuno che non possa destare sospetto.. uno che ne so come... Tom Hanks
Insomma una fantascienza aliena alla bellezza. Statene alla larga, soprattutto dalla versione italiana doppiata da portatori di voci noiose che si unisce al coro orrendo di fotografia e scenografia poracce e fa sembrare tutto una telenovela orrenda messicana, con tutto il rispetto per il cartel.
Ora sai che ci vediamo? Questo:

Ah no, volevo dire questo:

venerdì 11 aprile 2014

Il marasma del palcoscenico

Stage Fright
Trama: Applausi a scema aperta

Un musical horror. Questo è Stage Fright
Si canta e si muore in Stage Fright, e tutto con una ridanciana cazzoneria che assomiglia quasi all'inizio di Team America.
In due parole: fratellino e sorellina assistono al successo della madre attrice, Minnie Driver (che fine di merda ha fatto Minnie Driver?), successo a cui segue un efferrato omicidio ad opera (!) di uno mascherato da fantasma del palcoscenico
Passano gli anni e ritroviamo i due fratelli sguatteri in un "musical camp", un campo estivo (topos horror) dove i ragazzi cantano e ballano tutto il tempo. 
Quest'estate si prepara una versione kabuki del Fantasma del Palcoscenico e, manco a dirlo, i giovani coristi, attori, comparse e macchinisti iniziano a morire come cicale (non ho detto mosche per quella cosa del canto no? eh? capito...), sotto i colpi rock di questo nuovo assassino con maschera
Quindi bello? Bah, diciamo che al regista è stato palesemente chiesto di allungare il cortometraggio che lo ha portato alla ribalta (!), un "musical with guts"

E, come spesso accade, il minutaggio allargato (che poi, 90 minuti per puzza) crea un dislivello tra le cose oggettivamente divertenti (alcune canzoni, il pazzo omicida) e le lungaggini. Però tra citazioni sanguinolente
e quelle a film di genere
il film suscita simpatia, è originale e girato bene, quindi dai, carino. 
Ecco, forse un trend all'orizzonte? Palchi teatrali + pazzi omicidi... 

giovedì 10 aprile 2014

CB ANTEPRIMA • Grand Budawes Hotel

The Grand Budapest Hotel
Trama: Far Wes

Wes Anderson è diventato grande? In effetti lo è sempre stato, grande, lo abbiamo detto, ripetutoridetto, stradetto. Non ha sbagliato mai, e anche quando si è un po' (tanto) autocompiaciuto, come nel caso del suo più recente film, è sempre stato lui, Wes, capace di autocitarsi senza perdere la sua indomita natura borghese, fantasiosa, rigorosissima, centrata su di sé e sul Sé, ma sempre come allegoria di una vita intera passata da spettatore critico e cinico, elegante e sarcastico; me lo immagino sempre, Wes, che filtra le cose che gli succedono con i colori dei suoi film. Sai, come quando ti dicono che i cani vedono in bianco e nero, o i camaleonti a 360°, io mi immagino una sua strana "malattia" ottica che gli fa vedere la vita PANTONE. Anche quando, che ne so, cucina:

Ma si sarà mai cucinato un uovo in vita sua poi? Credo di no.
Ma poi ci sono le storie, non bastano le belle immagini. I primi passaggi del film sono una dichiarazione: un autore non sta sempre lì a pensare le sue matte storie da raccontare, sono le storie che vanno da lui, che ha l'unico compito di stare attento ad ascoltarle quando gli si presentano.
Wes ha sempre avuto rigore, nonostante l'aspetto ultra naive e blasé dei suoi film e ha sempre fatto centro, come ci ricorda il video che "ha fatto il giro del web" (realizzato da uno che ci è andato un po' sotto con video del genere)

E lo fa anche questa volta, anzi lo fa di più, perché nonostante GBH sia stato definito un film minore, è invero assai migliore di Moonrise Kingdom, almeno secondo il mio immodesto parere, e ci insegna Wes che è del tutto inutile essere immodesti.
Grand Budapest Hotel è una folle scatola cinese protobulgara di storie, concatenate nel racconto dentro un ricordo dentro un racconto dentro un libro, tutto dentro una scatoletta rosa da dolce glassato
Ma ora Wes, dicevamo, è diventato grande, anzi adulto e nonostante giochi ancora con lo stupore di un ragazzino con i suoi giocattoli realizza un film corale preciso e, stranamente, velato da toni thriller, quando non addirittura horror, perfetti.
Oltre a raggiungere il massimo dell'equilibrio tra il Wes pre-Fox e quello post-Fox. 
Attori in carne ed ossa di muovono, con divertentissimi movimenti slapstick - che sono stati sempre firma del suo cinema (gente che corre da una parte all'altra dell'inquadratura, gente appesa a strapiombi e cornicioni, personaggi che sono a tutti gil effetti "fumetto") in veri e proprio diorami in movimento, scenografie di cartapesta, inserti ai limiti dell'animazione, e tutto è la solita gioia per gli occhi, come fosse un vecchio modo di fare cinema portato ad una nuova contemporaneità

Per non parlare del fatto che il film è tutto in 4:3.
Ma che Wes è ormai un uomo lo si legge più che su ogni altra cosa sui volti lombrosiani (o dicktracyniani?) dei due cattivi che sono vero motore diabolico e molto mobile del film, cattivi che sono, finalmente, cattivi davvero (e dovranno cambiare quella strofa a quella canzone).
Le facce storte di un ferino Willem Dafoe (l'unico che riesce ad essere attore feticcio di Wes Anderson, di Lars Von Trier e di Abel Ferrara) e Adrien Brody, che quando è diretto da Wes è sempre bellissimo
non come quando va in giro a fare a faccia con la bocca a culo di gallina, sono, in una parole abusata e spesso usata a sproposito, perfette... e molto molto adulte, spietate, per la prima volta Anderson fa i cattivi, davvero.
A proposito di attori feticcio, GBH è anche il divertissement più giocoso mai raggiunto in quanto a cast. Ogni attore che appare è "quello", o "dai c'è pure lei", o anche "ma guarda chi è" e vale la pena fare la mega gallery via gif che ci piacciono tanto e che assumono, se declinate alle scene dei film di Anderson (già di loro fissi diorami con impercettibili movimenti) la loro dimensione più pura. Le gif cinematografiche migliori del mondo le fai con i film di Wes Anderson



E, oltre il megacast, come già era successo per uno sbarbatello Swartchmann in Rushmore e per il ragazzino di Moorise Kingdom, il vero protagonista è il totale esordiente Zero

garzoncello tenero e virgulto, timido e coraggioso, silenzioso e rispettevole, innamorato e romantico. I personaggi di Wes ci piacciono per questo, sono tante cose, spesso opposte, in uno. Ecco perché li amiamo tanto, ecco perché tutti, nessuno escluso, vogliamo che la nostra vita la scrivesse Wes Anderson.
Nel film, poi, ci sono evidenti novità: c'è la neve, che riesce ad essere pastello pure lei

ci sono luoghi angusti che non regalano la moltitudine di colori e "oggettini da mettere in ordine sulle mensole" come un carcere, o un convento (dove si svolge una divertente scena di messa, la famosa messa in scena. Scusate.) e nell'uso un po' smodato, e quasi "stridente" rispetto alla solita eleganza del ragazzo "bene", di parolacce e imprecazioni. E c'è una scena che pare la sparatoria di Django, per non parlare di dita e teste mozzate, nazisti (anzi i naZZisti) e pantofole rosse.
Dove avevamo lasciato Anderson? Negli ultimi tempi impegnato a ricordare che, oltre a fare bei film stilosi, ha creato una vera moda, la chiamano "hipsteria", e che ci vuoi fare, è andata così. Il mondo della moda l'ha notato e gli ha fatto fare queste cose qui:

A cosa ha portato tutto questo? Al fatto che le fashion blogger con dei bruttissimi porri sul naso e tutti gli uomini con un velo di barba si riempissero la bocca con "wes stupendo troppo pastello anderson vorrei che la mia vita fosse un film di wes colonne sonore pazzesche anderson".
In questi casi parte sempre la gara al chi ci è arrivato prima, al "i listen to bands that don't even exist yet", al "primo! pappapero!", la solita vecchia storia. Ma Anderson è saltato all'attenzione degli appassionati di cinema da subito e per molti non è più quella colorata novità. E ormai non fai in tempo a dire "il nuovo film di Wes Anderson" che il web si riempie di omaggi e illustraposter. Proviamo:
Il nuovo film di We










VISTO! E scommetto che proprio ora mentre sto scrivendo ne spuntano minimo altre due


Appunto. Prometto che non dirò più "il nuovo film di Wes Ander

Comunque mi sono GRANDemente goduto Grand Budapest Hotel, perché è un mix perfetto di tutto quello che amiamo di Anderson, tra personaggi tagliati con il coltello da dolce - e ho provato adorazione TOTALE per Ralph e la sua odiosa e arrogante tracotanza e vanitosa vanagloria, un vero personaggio alla Molière

e, ça va sans dire, per i tanti colori pastello; questa volta la gamma è viola-rosa-marrone

anche se c'è incredibilmente tempo per una scena in bianco e nero, possibile sia pastello anche quella bicromia? Lo è. Tutte le altre palette di Wes le trovate qui.
E siccome in fondo in fondo (molto in fondo) sono un romanticone, voglio credere che tutto il film sia un tenero omaggio a Pagoda

Una scena che è già cult? Il giro di telefonate alla Society of the Crossed Keys (ne fa parte pure Woodkid?):



Ecco la loro segretissima e massonica storia

Ve li avevo mai messi i Kanye Wes? Li amo.

Fantastic Mr. Fox / Black Skinhead
E ora, non paghi di "fuaiè", "consiersg", "suit" e garzoncelli ci vediamo una piccola featurette 

e un po' di cinehotel (o motel) famosi, partendo, ovviamente, dall'Hotel Chevalier:








Ovviamente mancano quelli - e sono tanti - della Golden Age, ma lo sapete che per la Golden Age dovete rivolgervi a qualcun'altro. C'è chi ci ha fatto l'infografica.
W Wes! E chi dice il contrario assaggerà il mio nuovo tirapugni

Un'ultima cosa, la più importante, ringraziamo BadTaste che ci ha organizzato questa anteprima, quando la prossima?