martedì 21 ottobre 2014

CHICKEN, BROCCOLI & MARGHERITA al FESTIVAL INTERNAZIONALE DEL FILM DI ROMA 2014 • Giorno 2

Io non volevo solo essere invitato al Festival Internazionale dei Film di Roma, volevo avere il potere di farlo fallire… ma mi sembra che ci stanno riuscendo benissimo da soli.
Ora, non voglia fare per forza il castigamatti, non è che sto qui a dire «DATEMELO AMMÈ IL FESTIVAL! 'NSAI CHE TE COMBINO! Via ospiti maschi, solo donne. Via il red carpet, al suo posto il green carpet! Via i film noiosi, solo film belli. Poi mi costruite un ufficio di vetro sopra uno dei tre bacarozzi dell'auditorium e io guardo tutto dall'alto come l'architetto del Matrix, però mi potete chiamare il Broccoletto dell'Amatrixiana.», però insomma poco ci manca.
Allora. Come già dal grande successo di ieri - ne hanno parlato tutti, per almeno 14 secondi, un record nei tempi di internet - CB e Margherita Barrera (riassumendo: sempre brava. sempre bella. sempre con questo sito.) procediamo con il diligente resoconto delle nostre giornate al Festival. Oh, non fate battute che mica vi penserete che c'è del tenero eh! Avvertite le riviste di gossip e i paparazzi che mi inseguivano ieri sera nel tunnel del lungotevere: ci siamo visti in tutto di sfuggita tre minuti, per il resto è solo telematica, baby. Telematica e FILM! FILM! LAVORO! E ANCORA FILM! Che tempi viviamo… tempi in cui invece di broccolare si vedono film, dove finiremo...
Vabbè comunque. Parliamo di Domenica e di come la gionata di CB iniziava alle 8 della mattina per andare a vedere uno di quei film che guarda, proprio la merita un'alzataccia di domenica:
Doraemon - Il film
Trama: Eccola:

Allora Doraemon lo conoscete tutti, vero? VERO? Gatto spaziale, non ha paura mai di farsi male eccetera. 
Dunque, io che sono stato in Giappone (vi ho mai raccontato di quella volta che sono stato in Giappone? Ah no? Stranostranissimomolto stranoincredibile direi.) ho notato che Doraemon è ancora oggi MITO totale. Infatti vengo a scoprire che (notizia passabile di smentita): Doraemon è la serie anime più longeva di sempre (anche se a me piacevano più i Paman, stesso autore, anzi autori, che sono poi quelli di Carletto e Nino, vi rendete conto, due sole persone quanto importanti sono state per noi?) tanto che infatti vai a Tokyo in un anno qualunque e sali sulla Torre di Tokyo qualunque e ci trovi la mostra dedicata all'autore. Mostra ovviamente piena di gente!
Dunque Doraemon, come tutti gli altri milletutti cartoni animati giapponesi, ci è arrivato addosso nei mitici anni ottanta, mitici per modo di dire perché adesso ci ritroviamo vent'anni dopo ad essere dei tizi che sanno TUTTO sul Giappone, sanno cos'è un dorayaki e anche che gusto ha (nella fattispecie fa abbastanza schifo, voi mette coi pluncake), vanno alle fiere di fumetti vestiti da Lupin e irridono quelli che si vestono da One Piece,  fanno la fortuna di Zerocalcare e dei suoi amici immaginari (a proposito, vi ho già detto che Zerocalcare è QUI! Apriamo la busta Maria?), e insomma vivono la loro vita guardando le cose con gli occhi grandi e sbrilluccicosi, pensano che se si emozionano gli esce il sangue dal naso a fiotti, che sotto il pavimento della scuola ci sta un robot con la potenza del sole e se corrono per strada si immaginano di essere circondati da linee cinetiche. È un bene? Insomma, 10 milioni di giapponesi non possono sbagliarsi, no?
Sta di fatto che quella giapponese è la cultura che - SOLO attraverso il tubo catodico - è riuscita più di tutti a imprimere le sue peculiarità in giro per il mondo (e credo in Italia in maniera particolare)… Intendo dire che se domani l'Imperatore del Giappone venisse in Italia mascherato, chessò, da Yattaman e ci dicesse "Adesso voi appartenete a me e a Yattacan qui [indica robot di cane gigante che ride come un cretino]" Noi diremmo senza pensarci due volte: sì! siamo tuoi! fai di noi quello che vuoi! Yatta!
Perché tutta questa sparata? Semplicemente per giustificare l'uscita italiana del film di Doraemon, che è un film proprio per bambini-ini-ini. Certo, non ci aspettiamo Kaufman da un Doraefilmon, ma insomma, è troppo troppo un filmino episodico senza costrutto, ecco, e anche l'insegnamento finale lascia alquanto a desiderare, devo dire (sposati, statte bono, nun rompe li cojoni anche a costo di sottomettere i tuoi desideri al volere altrui…). Per non parlare delle reiterate scene di bullismo sùbite dal protagonista, che rimangono impunite. Inoltre c'è una e una sola soluzione per educare 
Qualcuno poi mi spieghi perché i personaggi non si chiamano più Giangi, Guglia e  ma hanno recuperato i loro nomi giapponesi (alcuni sì, alcuni no, con un'operazione odiosa seconda solo a quella fatta nell'ultima traduzione di Harry - "TASSOFRASSO?!?" - Potter).
Anche l'animazione digitale non regala qualcosa di meglio che una dignitosa pupazzeria, ma abbastanza ordinaria.
Insomma, questa nuova mania di portare qui i film in CGI dei vecchi cartoni (lo scorso anno questo, qualche tempo fa questo, tra qualche settimana questo (impazzisco. ci vado anche se mi repelle):

Mi pare abbia proprio il fiato corto. Più che altro perché non raggiunge il favore del pubblico nostalgico, che rimarrà sempre legato all'animazione originale, foss'anche solo per i ricordi che gli sono rimasti appiccicati addosso: Merenda dopo scuola con Doraemon in sottofondo! lo vedevo con mio papà! prima i compiti poi Doraemon! e cose così…, né raggiunge il pubblico giovane che non conosce il personaggio (oddio, sempre che ora non mi dite che lo fanno su ItaliaUnooo tutti i giorni, ma non credo…). 
Comunque Doraemon era sul red carpet
e io ero lì a urlare ATTENTI! NON FATELO CADERE! NO MA CHE FATE! ATTENTI! È CADUTO! SI STA IMPIGLIANDO NEL TAPPETO ROSSO! FERMI! Ok... FATELO RIALZARE.. Ok.. bravi… così… okkey riscattiamo la foto... dite besugodunbesugooo...
Intanto mettiamo un paio di versioni alternative trovate in rete:


Ma tornando al Festival e alla vita da cani che si fa errabondi tra una sala e l'altra, ecco che con Margherita canticchiavamo "A me mi piaceresse un robot che facesse le file mie, così il più riposato del Festival sarei" e creavamo dei ciuschi che solo ad averli renderebbero la vita del povero cinecritico molto ma molto più facile:
Magari averli, soprattutto l'ultimo...
E mentre io mi facevo costruire questi ciuschi da Doraemondano, anzi il Re dei Doraemondani, la Marghe andava a vedere un filmett franscesin de criminalitè molt ma molt organisè! A vuà!
Ma torniamo a noi, anzi a nnuje e trasimm' a Napul'è mill' milion' è mej e Pelè! Ci si vede infatti:
I Milionari
Trama: Stiv senz' sceneggiator'

Certo, fare un film su ascesa e caduta di criminale non è facile, se pensi a quanti precedenti ci sono (da Scarface a Scarface), rischi di fare la solita roba trita e ritrita, se poi lo fai in Italia, con i pochi mezzi e ancora meno attori capaci, rischi l'effetto macchietta ad ogni scena, e se poi decidi farlo ambientato a Napoli e nel 2014, ecco, lì hai proprio perso la partita, battuto a schiaffoni da Gomorra. Certo, magari sei anche sinz' penzier' (anche se nella scena in cui lui lo dice viene giù la sala per le risate), immagino che tu abbia iniziato la produzione del film prima dell'uscita della serie, ma questo non ti giustifica dall'aver fatto un film veramente inutile.
Certo, il film di criminali hanno le loro regole e i loro dettami, ma dalla regola alla scopiazzata fatta male ce ne passa.
Insomma è la storia di 'st'ennesima mezza tacca che fa i soldi, se la sente calda, ma ha anche valori famigliari, arreda casa demmerda come foss'o'Re de Napule, tifa Maradona e spara alla gente, la solita epopea che ci ha francamente rotto la uallera, anche perché insomma, i boss e le bande criminali quelli fichi e grossi li hanno già fatti tutti, Banda della Magliana celo, Vallanzasca celo, criminale brianzolo celo, quindi adesso stanno raschiando il barile della criminalità italiana, e mancano un paio d'anni a che inizieranno a fare i film su LA BANDA CHE HA RAPINATO TRE BANCOMAT IN UN MESE! IL RACKET DELLE SAGRE DELLA PORCHETTA! IL LADRO DI CIAO PIAGGIO USATI! Roba così… vedrete vedrete…
Il cast? Risibile. Nessuna bella faccia, manco i caratteristi che tanto hanno fatto per il cinema italiano; protagonista anzi il solito figo (che abbiamo comunque già visto in questi panni proprio in Vallanzasca). Ad adornare lo schermo una ridicola (ma sempre impressionantemente zinnuta) Valentina Lodovini che però, insomma, remember Donna Imma in da hauss'. Scusate poi, ma quella era una scena di sesso? No perché mi sembrava più una ripresa amatoriale di scambisti anni 80 in VHS, 'na cosa brutta...
I due hanno ovviamente fatto il loro red carpet:
Ma ci si chiede, perché lui si è mascherato da Ninetto Davoli e lei da Charlot? Domande che non avranno mai risposta. Per fortuna direi anche.
Come anche questa: MA CHI SONO I TIPI CHE VANNO AL FESTIVAL? Chi sono quelli che scaldano i sedili dell'auditorium con i loro sederi? Chi sono dunque questi tanti appassionati di cinema che proprio non resistono a starsene a casa loro e vanno invece a vedere i film? Ecco allora la nuova rubrica TIPI DA FESTIVAL ad opera degli occhi lunghi di CB e Margherita!
Iniziamo con una delle più numerose e originali razze che popola lo zoo dell'auditorium:
1 • L'Attricetta Italiana (non famosa) è un'esemplare (perlopiù donna, ma ci sono anche gli Attorucoli Italiani (non famosi), più rari a dire il vero, ma se li vedi sono esemplari fantasici, che si aggira con fare misterioso tra una sala e l'altra. Di solito segaligna, vestita all'ultima moda ma senza darlo a vedere, l'AI(nf) è quella che mentre tu stai seduto a consultare il tuo programma e pensi ai fatti tuoi (di solito molto interessanti), lei ti si siede accanto e sente l'indomito bisogno di dire a voce altissima al suo amico che è invece lì a un centimetro “Cavolo! Domani non posso venire perché ho il provino con Marco (Marco chi? Risi? Messeri? Uolberg? n.d.CB)! Che rosicata! Sai però poi si gira in Sicilia da maggio prossimo, sarà pazzesco".
2 • L'Attricetta Italiana (non famosa), bisogna ammetterlo, attira il tuo sguardo perché sì, è più o meno caruccia. Ma a tale carucceria contrappone uno sguardo e dei modi da "sono una Star - ricordiamo che non è NESSUNO, infatti a malapena l'hai vista in ottava fila in una pubblicità in cui faceva la folla e in primo piano c'erano il culo di Belen e i 54 denti di Christian De Sica - che fa il giro completo dello star system e diventa assolutamente ridicola, del tipo che rende comportandosi così cento volte più interessante e appetibile la transenna sfollagente intorno al red carpet. Poverina.
3 • L'Attricetta Italiana (non famosa) quindi va in giro per il Fest e tenta disperatamente di farsi notare/fotografare/provinare/scritturare, ma senza darlo a vedere che non è educato non si fa. Purtroppo - è un mondo duro - probabilmente si farà solo limonare da qualche attore (famoso) o qualcuno che "sto pappa e ciccia con Procacci" oppure "oh stasera forse ho un posto alla cena di Wired" o anche "io sono Mastandrea. Giulio.. il fratello. Ma come non sapevi che Vale aveva un fratello? Sì sono io, dai dopo te lo presento"., oppure con la promessa di una particina nel nuovo di Muccino (grande o piccolo non specificato).
4 • L'Attricetta Italiana (non famosa) sa che dovrà stare al Fest il più a lungo possibile, quindi mentre il suo viso si distrugge e il trucco si strucca, arriva sera e lei, previdente, ha nascosto nella microborsettina un cambio da sera, perché la sera se ne vanno i ragazzini che hanno visto Doraemon (che sono comunque serviti alla AI(nf) per far vedere che lei è empatica con l'infante) e arrivano invece i veri squali della produzione italica, quelli che se ti puntano gli occhi addosso magari riesci addirittura a diventare la nuova Cristiana Capotondi! O la nuova Violante Placido!
5 • Arriva la notte e L'Attricetta Italiana (non famosa) ormai si trascina sulle sue caviglie gonfie (colpa del gambaletto di Zara che era sì tanto carino, ma micidiale se pensi che le sale sono a minimo 500 metri l'una dall'altra). Auguri Attrice Italiana (non famosa)! Ti auguriamo ogni bene e mi raccomando, dillo sempre a tutti che «il problema in Italia è che non si scrivono parti femminili decenti. Pensi che non sarei capace io di recitare per Sofia Coppola? Oddio morirei per recitare per Sofia!»
A domani amici del cinema e agenti disperati di Attriccette Italiane (non famose)!

lunedì 20 ottobre 2014

CHICKEN, BROCCOLI & MARGHERITA al FESTIVAL INTERNAZIONALE DEL FILM DI ROMA 2014 • Giorno 1

E RIECCOMI QUI! 
Come ogni anno si rinnova il tanto atteso (da chi, ricordamelo un attimo...) appuntamento con il FESTIVAL INTERNAZIONALE DEL FILM DI ROMA, anche detto 'A FESTA DEI FIRME.
Dopo essermi imbucato ai film giapponesi e essermi bucato durante i film inglesi, e dopo aver maledetto ogni giorno il Pass (faremmo meglio a chiamare traPass perché ogni volta si rischia la morte), ecco che anche quest'anno dopo che per 11 mesi mi riprometto tipo mantra NonChiederòilPassNonChiederòilPass, poi mi arriva la mail con scritto "Vuoi ordinare il Pass?" e io spingo fortissimo Sì! Lo voglio! Lo voglio ora! Datemelo tutto! Eccheccedevì fa.
Allora fatemelo dire subito: quest'anno stiamo messi male. Ma male male. Non solo perché la scelta dei film è davvero risicata, e le "star" attese sul red carpet sono tra le più balenghe possibile (Richard ancora Gere? Ma che davvero?), ma anche perché il corollario intorno al festival mi pare proprio scarsino. 
Parliamo ad esempio delle mostre. 
Ce n'è una dedicata alla Grande Bellezza, e vabbé, l'hai voluta proprio fare e posso pure capirlo. 
Ma quell'altra, signori, ma che davvero? Cioè davvero una mostra su ASIA - figli di Dario - ARGENTO? Ma adesso io dico, mi potete gentilmente spiegare qual è, esattamente, il contributo che Asia Argento ha dato al cinema italiano? Cioè oltre al deboscio di andare a fare la finta drogata a Piazza Vittorio insieme ad Abel Ferrara, a essere stata spinta in America da quel poro rincoglionito ormai zombi di George Romero che probabilmente aveva un debito di non si sa quale natura con Dario risalente agli anni del cucco, aver limonato Vin Diesel, aver fatto figli a caso e un tatuaggio sulla patata che insomma, basare la propria carriera su un tatuaggio sulla patata. Bah. E invece via di mostra fotografica con pannelli 2x2 che mi tappezzano l'ogni dove, anche la sala stampa (apro parentesi Sala Stampa. I PC? Ma. Che. Davvero? Lo scorso anno c'erano i Mac. Se non è crisi questa. Chiusa parentesi). Perché? Come siamo ridotti? Il prossimo anno allora che ne so, mi fai il Chicken Broccoli Show?
Comunque sticazzi di Asia e sticazzi dei PC, CB non si fa demoralizzare da nulla, a vincere è il cinema e l'arte e contro ogni avversità CB organizza, per fa la vita del cinecritico meno amara, UNA FAVOLOSA, FANTASMAGORICA, ECCEZIONALE COLLABORAZIONE con una delle protagoniste del Chicken Broccoli Mag (ha fatto una delle cartoline, questa) la sola e unica MARGHERITA BARRERA, artista/illustratrice/fumettista poliedrica, l'avete già incontrata nel logo ufficiale che apre il post! 
Riassumendo Margherita Barrera che posso dire se non: È brava! È talentuosa! È bella! (dici che bella era un'informazione inutile quando si parla d'arte? po'esse…) È Cinecritica di ridere forte! Èvviva! Ècco il suo sito!
Allora che faremo io e Margherita? Purtroppo niente di lubrico ma solo tanto tanto tanto LA-VO-RO vero. Ci divideremo le recensioni, io scriverò le mie stupidaggini e lei illustrerà e gifferà i nostri giorni al Festival, insomma in parole povere faremo il reportage più bello che potrete trovare in rete, dai ammettiamolo! Dai!
Che stavo dicendo?
Scusate ma chi siete voi?
Dove sono?
Come… hai detto… che mi chiamo?
Ecco. Queste sono le domande che avrei fatto se fossi stato Julianno Moore in
Still Alice
Trama: Alice nel paese delle… delle?

LA LOCANDINA - tàc - ALTERNATIVA DEL FILM (che in rete non c'è quella ufficiale) L'HA FATTA… sì esatto… MARGHERITA!
Still Alice è il film in cui Julianne (a)Moore (mio) torna a fare quella che sa fare meglio, che non è scrivere libri per bambini o buttarsi secchiate d'acqua in testa (anche se l'attenzione la cattura qualcos'altro, faceva freddo eh?), ma recitare. Ti ricordi quando Julianne Moore veniva candidata non per uno ma per DUE oscar lo stesso anno? E ti ricordi quando io e lei stavamo insieme? E ti ricordi quando ci siamo innamorati proprio che Galeotto fu il Red Carpet del festival? Io no, e probabilmente neanche lei, perché se è vero come è vero che agli attori rimane sempre attaccato un po' il personaggio che interpretano, forse ora lei ha l'Alzheimer.
Ora, durante la visione del film, ovviamente, mi erano venute in mente mille e mille cose di sarcasmo amaro su questa cosa di dimenticarsi tutto, piano piano, inizi che non ti viene in mente quella parola facile che usi tutto il giorno tipo… quell'aggeggio di metallo che si usa per scavare il cibo [cit] e piano piano non sai neanche come ti chiami (che alle volte potrebbe addirittura essere una cosa positiva).
Insomma il film racconta la storia vera di questa povera crista a cui viene diagnosticata una forma di Alzheimer precoce e oltretutto ereditaria, una tranvata che mezza bastava a SUICIDATEMI ORA.
Alice si fa forza e grazie alla sua professione (professoressa di Linguistica - non sono ammesse battute visto il tema ma quante ne vorrei fare - all'Università) e all'aiuto della famiglia riesce… no, scusate, non riesce in niente, non è quel tipo di film (e per fortuna), non siamo al sabato di Canale 5; a lei gli viene la dimenticanza totale e tunnel di tristezza infinita nel vedere come questa malattia ti toglie tutto, ti mangia il cervello, citando un passaggio del film "era meglio un cancro" (anche se non lo so eh...)
Quindi tema pesantissimo, condotti lacrimali pronti a traboccare, coppie anziani che - true fact - si tengono per mano accanto a te e si guardano dicendosi con gli occhi "se succede a te ti starò vicino", Julianne Moore molto brava (c'è chi parla di Oscar, ma credetemi, non è neanche lontanamente vicina neanche alla candidatura.) ma c'è un problema: il regista non aveva le palle.
Scusate la maleducata franchezza, ma davvero questo film in mano a qualcuno con ben altro spessore avrebbe fatto davvero incetta di Oscar, il tema c'è: c'è Malattia, c'è Amore, c'è Famiglia. Invece sembra di vedere una versione edulcorata di Blue Jasmine (e anche quello non è che era poi 'sto capolavoro): del tipo che la prima scena in cui Julianne ha questo attacco di "nulla" (si perde facendo jogging) è realizzata con la semplicistica tecnica del "lei a fuoco, tutti gli altri fuori fuoco", roba da scuola di regia primo semestre, il ragazzo ha stoffa ma non si impegna.
Ogni passo nella malattia (dimenticarsi parole, dimenticarsi nome della ragazza del figlio, dimenticarsi dov'è il bagno a casa, dimenticarsi che tua figlia è tua figlia, dimenticarsi il proprio nome, dimenticarsi che si sta dimenticando) è pesante in quanto reale, ma reso con troppa "leggerezza" (e non in senso positivo): insomma io VOLEVO la tranvata, VOLEVO il dramma, VOLEVO piangere (e ci sarebbe riuscito facile che il periodo è quello del pianto che ti prende per i giusti motivi) e invece niente. E anche lo speech finale, che dovrebbe essere l'ultimo monito + inno alla vita della protagonista, si riduce a un blandissimo discorsetto, scritto anche abbastanza male.
Poi oh, non è che sia brutto brutto, certo non è brutto quanto LAPO ELKANN che arriva su una sedia a rotelle e la gamba rotta e introduce il film farfugliando parole incomprensibili e sbagliate pure in italiano (certo è proprio vero, se sei un imbecille puoi avere tutti i soldi che vuoi, ma imbecille rimani) e tu stai lì' e ti dici che imbecille ma che mo s'è dato alla distribuzione di film questo? E gli occhialetti? Bah. Ma nell'incidente era coinvolta anche la sorella? Perché quei trampoli? 
A postura gli Elkann non sono secondi a nessuno, forse solo a Frankenstei e il Gobbo di Notre Dame.
Insomma, lode a Julianne, di cui comprendo la necessità di ritornare a fare film belli e con un costrutto e non dove ti fai toccare da attorucoli di 25 anni (d'altronde non sei di quelle che si fa le foto zozze che poi finiscono sul web, sei pure sempre una Signora) e te l'appoggio pienamente (!), ma il regista ha gestito la cosa con troppa poca personalità.
A questo punto sarei dovuto andare a vedere un film di neo-nazi ma mi sono perso nei labirintici corridoi dell'Auditorium e a vederlo ci è andata Margherita! Ecco la sua recensione illustrata:
Che stavamo dicendo? Dove sono? Ma chi siete voi con lo sguardo fisso su di me? Come? Lettori? 
Ah già! Parlavamo di quel film brasiliano! Quello che si chiama:
Quando Eu Era Vivo
Trama: Cosa c'entra la Comunità Europea non l'ho capito

Ma. Che. Stiamo. Scherzando?
Ora, se questo è un film che merita non solo un passaggio ma addirittura di stare in concorso ad un Festival (che non sia il Fantafestival degli anni peggiori o il Festivalengi do Scinema du Noia Brasilero) allora io sono biondo e con gli occhi azzurri. No perché davvero, la scena do grande saudagi che hanno dovuto subire regista e interprete - presenti in sala - e cioè quella di rimanere seduti a prendersi il timidissimo applauso che uno sparutissimo gruppetto di supporters, o forse solo persone imbarazzate ed estremamente educate, hanno fatto, per poi sgattaiolare via mesti, se la sono un po' meritata.
Il film è veramente, ma veramente, noioso. 
E non basta la deriva horror di possessione/ossessione (addirittura con rimandi al Polansky del terzo piano) a salvarlo dal mare di tedio che ti mette addosso. Cioè tipo che ho dormito. Non credo per molto, ma un pochino sì. E ti dirò di più, mi sono lasciato andare al sonno, che attenzione non era quel tipo di sonno che ti viene al cinema che diventa inarrestabile e pure se stai vedendo Transformers o un film con donne nude che predicano l'amore libero ti addormenti lo stesso, e anche se cerchi di combatterlo (di solito io puntello le dita a mo' di Cura Ludovico tenendomi a forza gli occhi aperti) niente, lui è più forte di te, buonanotte e ti metti a contare le esplosioni come fossero pecorelle. 
Ecco in questo caso direi che l'ho cercato un po', quel sonno, e mi sa che ho pure russato un po', e mi sa che regista e attore mi hanno pure sentito perché erano a due sedie da me. Oh, te la sei cercata!
La storia è questa: sci sta u tisio ùnto e bisùnto qui a cui non toccherei i capelli neanche con i guanti quelli che si usano per maneggiare l'uranio:
que torna a la casengi du padrigno vedovigno (non si sa da dove, non si sa perché se n'era andato) e inizia a comportarsi in modo strano. E insomma il tizio recupera dei vecchi diari di quando lui e il fratello erano bambini (diari con sopra l'effige del diavolo però, sono brasiliani, hanno usanze diverse dalle nostre... noi Pucca o Peppa Pig o topi piedoni, loro Satana) e vecchi ninnoli della madre morta e anche la palandrana per cucinare, sempre della madre morta, e inizia fare le sue ricette. Ed è subito possessione di madre.
Ci si mettono in mezzo un fratello ricoverato nel manicomio dei matti, pure lui tutto preso dai demoni, una tizia che me pareva una sciampista (ecco forse perché si affeziona al protagonista, per pulirgli i capelli, una specie di sfida professionale) che canta e ha una gamma di espressione più limitata di una bambola gonfiabile
Ci sta pure un'altra tizia micidiale e spiritista, e poi 'sto poro padre (l'unico per cui provare un minimo d'empatia in tutto il film) che alla fine ovviamente fa una brutta fine, e te pareva.
Ora, il genere è horror, e se fosse stato:
- girato da un altro regista
- scritto da un altro sceneggiatore
- recitato da altri attori
- fotografato da uno che non avesse le cataratte
- non avesse fatto schifo
sarebbe stato un bel film.
Ma tutto questo, la cara Margherita lo ha riassunto molto meglio e molto più giffosamente di me:
La prima giornata volge al termine (si trattava di Venerdì scorso), e mentre si spengono le insegne anche dell'ultimo caffè che costa 2,50 ditemi perché mi devi spillare i soldi dal portafoglio solo perché accanto a te ci stanno delle sale che fanno film non sarebbe molto meglio essere onesti sempre? CB e Margherita tornano a casa (due case diverse per chi se lo chiedesse, anche se io avrei proposto la stessa, ma niente da fare, noi qui si LA-VO-RA e quindi facciamo i SE-RI, non pensiamo ad AL-TRO! Adriano non ci avevi proprio capito gnente…) e dormono il sonno dei giusti, il Festival si prepara ad attaccare duro con un weekend molto denso, tra Gatti Spaziali, criminalli siculi, narcotrafficanti e monnezza!
Mettete delle margherite nei vostri proiettori!

venerdì 17 ottobre 2014

Polvere Eric polvere ritornerai

Deliver Us From Devil
Trama: MossaDevil

Sì lo so che ci sarebbe dovuto essere un post sulla prima giornata del Festival dei Film di Roma, ma ecco, diciamo che insomma... NON CI SONO ANDATO OK?! Avranno sentito la mia mancanza? Credo proprio di sì. Io la loro per nulla.
Facciamo che oggi parliamo - tanto per concludere la settimana quasi tutta horrori.fica - con questo "Se7en incontra L'esorcista", che è non solo la frase di lancio, ma anche la verità.
Anche se si sono scordati un film, infatti era meglio mettere "Munich incontra L'esorcista".
Infatti ci sta Eric Banal (una volta conosciuto come Eric Banana, una volta conosciuto come Eric Banal, una volta conosciuto come Hulk, una volta conosciuto come "bravo attore") che riprende paro paro il personaggio di Munich - poliziotto con delle sleppe di braccia tante, che ha demoni interiori che però non può certo portare a casa e quindi moglie e figli ci rimangono un po' male che per colpa del male dei criminali è costretto ad essere male anche un po' lui - e lo porta in mezzo ad una storia di poliziotto vs Pazuzu, o altro demone amico suo sempre dai quei posti del mondo che insomma io a questo punto non ci andrei manco in viaggio premio.
Succede che questo tipo strano qui:
che insomma forse quel tuo hobby del fai-da-te non è proprio adatto hai mai provato che ne so con la pittura a olio o il giralamoda insomma qualcosa che non coivolga lame e oggetti appuntiti?
Se ne va in giro a dipingere case, ma già che c'è invoca questo demone che poi quando un demone ti entra in casa è difficilissimo cacciarlo via, puoi appellarti a chiunque, all'amministratore di condemonio (scusate), puoi fare quante riunioni coi vicini vuoi ma nulla, quello là sta (dove per là di solito o è cantina o è soffitta). Oltrettutto il tipo fa venire il demone in corpo pure agli altri e gli fa fare cose simpa tipo queste
I programmi in seconda serata ci andrebbero a nozze. L'Associazione Tate e la Chicco un po' meno.
Il tipo in questione viene inseguito da Eric Bana e quello cha ha fatto Carlos, n'antro figo che mezzo basta a fare un modello di intimo, che fa il prete (braccia rubate da Dio alle agricultrici). Ed è subito ossessione bromantica:

I due modelli a quel punto vanno in lungo (Carlos) e in largo (Eric) a cercare questo demone e alla fine lo stanano, e lo ichiodano e lo fanno sedere su una sedia 
(infatti lui è pos.seduto. Scusate, oggi va così..) e via di esorcismo e rassegnazione.
Il film, ti dirò, mi è pure piaciuto. Onesto e senza pretese proprio come mi aspettavo. Poi a me i posseduti non mi fanno per nulla paura (tranne ovviamente Regan. Regan mi fa paura pure se è disegnata in stile Pop. Pensa che l'ho vista proprio ieri una Regan disegnata in stile Pop. E mi ha fatto paura lo stesso. Scoprirete quello di cui sto blaterando il 31 ottobre.) e poi a me Eric Bana mi piace, quando poi fa il poliziotto ossessionato dai suoi demoni (in questo caso ci si aggiunge pure un demone vero) proprio dà il meglio di sè.
Dice che è tratto da una storia vera
Continuano a languire i cattivi belli. Che insomma, facile fare i pagliacci pazzi o i posseduti o i villain da fumetto, quelli so cattivi facili, io voglio dei cattivi veri. Cercasi cattivi.
Intanto eccone un bel po' disegnati da Andrew Barr (li chiamao MonSTARS, capito?)
Una mare di altri li trovate qui, sono carini, non bellissimi ma carini. Perché i più belli, lo sapete, sono QUI.
I post sul Festival del Cinema de Roma inizieranno, promesso. E saranno sorprendenti.