martedì 9 febbraio 2016

Bobby solo

Pawn Sacrifice
Trama: Scatto matto

Finalmente l'hanno fatto. Un film su Bobby Fischer. Lo temevo/aspettavo dal lontano 2011



L'occasione per il mio solito sproloquio era l'uscita del documentario su Bobby, che non ci aveva proprio soddisfatto in pieno. Poi c'è anche un film col suo nome dentro, ma insomma un film fiction con lui protagonista non c'era ancora, fino ad oggi, fino a questo sacrificio del pedone.
A fare la parte di Bobby hanno preso Toby Maguiderman, che se all'inizio può sembrare un scelta azzardata alla fine sai che ti dico, ha fatto bene il suo lavoro, non ha esagerato con la follia (non oso immagine un Bobby recitato da qualcuno più istrionico) e riesce a mantenere un certo aplomb. Il fatto è che anche nelle scene più matte non fa le manovre Beautiful Mind o Aviator, giusto un paio di urletti qua e là.
A fare Spassky (il campione russo) c'è Liev Coso Shchbhbsh... come si chiama.. non mi entra in testa, che comunque adesso si vede che ha problemi con la paghetta dei figli perché dove mi giro c'è lui (qui, e qui, e qui) tre volte in un mese è troppo persino per gente come Ben Kingsley.
Comunque Toby fa Bobby e Liev fa Boris. E anche se di primo acchitto come detto nessuno dei due ci sta proprio a pennello, finisce che, aiutati dalle pettinature e dai nei (ma i nei fanno parte dello scacchista? Unire i puntini!!11!), alla fine fai il confronto con le foto vere e dici "ma lo sai che pure pure":

Con Bobby che vuole giocare in una stanza isolata per problemi con il pubblico che respirava:


Deve essere stata una bella cosa da vivere.
Bobby (nella mia personale triade di personaggi che meritavano un film fatto BENE, insieme a Charles Manson, rovinato in un brutto serial e Harry Houdini, rovinato in una brutta miniserie) è stato il campione di scacchi più matto (!) della storia. 
La sua biografia è così pazza (tra picchi altissimi di gloria planetaria a abissi di barbonaggine e delirio) da essere materia di film e letteratura anche solo se presa a metà. Bambino prodigio, ragazzo prodigio, scacchista campione prodigio e poi bum, scapoccia e ciao ciao testa. Bobby genitalità + manie di persecuzione + pazzia cervellare + + +
Tutta questa cosa della follia derivata dagli scacchi che si incastrano con la Guerra Fredda è di per se affascinantissima. Il fatto è che fare il giocatore di scacchi ti fa uscire di testa per forza; dicono nel film che ci sono più possibilità di partite che stelle nel cielo, tipo 40 milioni, qualcosa così. Ci credo che vai fuori. 
Sarà per questo che io so a malapena giocare a Dama ve'?
Il film racconta brevemente l'ascesa nell'olimpo degli scacchisti (avete mai partecipato ad un torneo di scacchi. Non chiedetemi perché ma io sì, come spettatore, e si respira quell'aria assurda di concentrazione che pensi che da un momento all'altro esploderanno teste), per poi raccontare la partita più famose (forse della storia degli scacchi) tra Bobby l'Americano e Boris il Russo. Partita giocata in Islanda nel 1972, che fu davvero INCREDIBILE soprattutto quando all'apertura 1. e4 Nf6 2. e5 Nd5 3. d4 d6 4. Nf3 (Difesa Alekhine, Variante Moderna) g6 5. Bc4 Nb6 6. Bb3 Bg7 7. Nbd2 O-O 8. h3 a5 9. a4 dxe5 10. dxe5 Na6 11. O-O Nc5 12. Qe2 Qe8 13. Ne4 Nbxa4 14. Bxa4 Nxa4 ma ecco che in risposta 15. Re1 Nb6 16. Bd2 a4 17. Bg5 h6 18. Bh4 Bf5 19. g4 Be6 20. Nd4 Bc4 21. Qd2 Qd7 22. Rad1 Rfd8 23. f4 Bd5 24. ma Boris con coraggio Nc5 Qc8 25. Qc3 e6 26. Kh2 Nd7 27. Nd3 c5 28. Nb5 Qc6 29. Nd6 Qxd6 30. exd6 Bxc3 31. e poi bxc3 f6 32. g5 hxg5 33. fxg5 f5 34. Bg3 Kf7 35. Ne5+ Nxe5 36. Bxe5 b5 37. Rf1 Rh8 38. Bf6 a3 39. Rf4 a2 40. c4 Bxc4 41. d7 Bd5 ma inaspettatamente  42. Kg3 Ra3+ 43. c3 Rha8 44. Rh4 e5 45. Rh7+ Ke6 46. Re7+ Kd6 47. Rxe5 Rxc3+ 48. Kf2 Rc2+ 49. Ke1 Kxd7 50. Rexd5+ Kc6 51. Rd6+ Kb7 52. Rd7+ Ka6 53. ma, nessuno se lo sarebbe mai aspettato R7d2 Rxd2 54. Kxd2 b4 55. h4 Kb5 56. h5 c4 57. e allora Bobby Ra1 gxh5 58. g6 h4 59. g7 h3 60. Be7 Rg8 61. Bf8 h2 62. Kc2 Kc6 63. Rd1 b3+ 64. Kc3 h1=Q 65. Rxh1 Kd5 66. Kb2 f4 67. Rd1+ Ke4 68. Rc1 Kd3 69. Rd1+ Ke2 70. Rc1 f3 71. Bc5 Rxg7 72. Rxc4 Rd7 73. Re4+ Kf1 74. Bd4 e alla fine f2 0-1!
VI RENDETE CONTO! DA SUDORE FREDDO!
Tanto che tutta questa pressione mi ha fatto venire voglia di diventare il CBobby Fischer del web e fare una partita con uno online. Ecco com'è andata. Io ero i neri.

HO VINTO! PAVIDO MANGIACAVIALE DOVE SCAPPI! HO VINTO! HAI ABBANDONATO!
Forse per quella mossa di aver mosso i pezzi senza sapere cosa stavo facendo! Ti ha messo paura il mio attacco matto vero?! CODARDO!
Insomma a me ha soddisfatto il film di Zwick, regista tra gli altri de L'ultimo samurai (che non so perché mi dà l'idea che sarebbero ottimi giocatori di scacchi, i samurai, con tutta quella cosa del sacrificio) e sceneggiato da Stefen Knight, che è lo sceneggiatore de La promessa dell'assassino e di Locke, ma anche dietro cagate tipo Il settimo figlio o incomprensibili tipo Closed CircuitE ha inventato Chi vuol esse milionario?... già.
Che volete che vi dica, Fischer mi accende tutta una serie di lampadine neurali che lo rendono uno dei personaggi più interessanti del secolo. L'avrà mai giocata la mossa CB?
A pensarci bene questa sì che era la volta buona per farci un bel serial TV, con Bobby, tutta la sua ascesa tra i campioni, con la madre spiata (si chiamava Regina! Lo so che fa specie solo in italiano, ma intanto...), poi il diventare campione, poi la paranoia, poi la vecchiaia da pazzo vagabondo. Se per Narcos - che sappiamo tutti come va a finire - minimo due serie le fanno, Netflix si poteva operare prima del film.
OH! Ritornando alla questione attori per i biopic e l'annosa domanda "devono essere identici o chissenefrega?" mi è venuto in mente chi sarebbe un perfetto Bobby Fischer: KYLO REN!
Viso magro, naso lungo, c'ha pure i nei di suo! Perfetto! Poi dopo le incazzature che si prende in Star Wars, ci starebbe benissimo!

Invece così: 


Evviva la pazzia scacchistica ed evviva fortissimo quando Bobby dice che per diventare campioni devi rinunciare a tutto. È un po' come in Whiplash, non farsi distrarre da niente e da nessuno, e poi impazzisci e muori a Reyikiavik tra i geyser e i microfoni che tu credi il governo ti abbia messo nei lampadari.
Povero Bobby e la sua follia. Tutta la gloria e la celebrità, ma soprattutto una vita, buttate nel chess.
Il documentario di cui parlavo prima è tutto su youtube, eccolo:

E ora, Re, Regine e pedoni, alfieri di esserlo, al cinema:

disney robin williams aladdin chess geniemovie animation brave chess brave moviechess animated GIF


Pensate che io sia matto a passare la domenica pomeriggio a cercare gli scacchi nei film? Guardate questi come stanno: ricreare le partite dei film e vedere come andrebbero a finire se giocate veramente. Poi sarei io il matto.

lunedì 8 febbraio 2016

The 8e1/2 eight

The 8ful eight
Trama: Otto sotto un tetto

Overture

Come al solito divideremo questa recensione in capitoli. Perché 1) Tarantino non l'ha inventata questa cosa, ma l'ha fatta suo marchio di fabbrica 2) Coi film di Tarantino c'è sempre così tanto da dire che dividere in capitoli facilità la messa in ordine dei pensieri 3) sì.
Capitolo 1
Ennio Morricone situation
Proprio come questo post, l'ottavo film di Quentin Tarantino - l'unico che può scrivere prima del suo nome la numerazione dei suoi film, proprio come fosse un evento - inizia con un'overture di circa cinque minuti, solo musica, un fermo immagine grafico. Finalmente inizia il film, con un lungo, lunghissimo dolly
che, partendo da un crocifisso di legno ricoperto di neve, si allarga pianissimo su una distesa innevata, fino a far apparire finalmente una carrozza con sei cavalli che corre sulla neve. 

Altri 7, 8 minuti, solo musicali.
In pratica il primo quarto d'ora del film è un concerto di Ennio Morricone, eccellenza italiana in quanto a colonne sonore.
E questo è probabilmente il fatto più importante del film. Suo vero motore. Motivo primo e probabilmente unico per cui Quentin ha fatto un altro western subito dopo Django. Ennio Morricone è la persona su cui tutto il film ruota. 
Non faccio nesunissima fatica a pensare che, dopo la canzone scritta per Django, Tarantino ha iniziato a scassare le palle ad Ennio così tanto, ma così tanto (parlo di telefonate notturne, regali faraonici tipo che ne so, la prima pianella di Mozart o l'unico spartito in cui Paganini ripete una nota), che Ennio, sfiancato, ha finalmente accettato di scrivere un'intera partitura per Quentin. A quel punto, Quentin, non poteva che costruire intorno a quella musica un western, perché non c'è altra dimensione naturale se non il western, per le musiche di Morricone.
E non tradisce nessuna aspettativa, Ennio, che compone una colonna sonora sontuosa, inarrestabile, bellissima, densa come quelle di 40 anni fa.
Quindi facciamo pace col cervello e con l'annosa domanda che - almeno a me - tortura la testa: ma perché diavolo adesso Tarantino s'è fissato coi western? La risposta è questa colonna sonora
talmente bella da giustificare pienamente la realizzazione di un intero film solo per mettercela dentro. Anzi il contrario, è il film che viene messo dentro alla musica. Tarantino ringrazia senza mezze misure come al suo solito

Ennio Morricone ha 87 anni. È candidato all'oscar; se la vede con il grande John Williams per Star Wars, e con Il ponte delle spie, Carol, Sicario. Ho sentore di oscar italiano.
Capitolo 2
Un negro su 10.000
L'altra persona a cui il film e la carriera di Quentin devono molto è quel negro su 10.000 (nei post sui film di Tarantino si può usare la parola negro, è lui a darci il permesso) che si chiama Samuel L. Jackson. La L non è muta.

Samuel, da Pulp Fiction in poi, è praticamente in ogni film di Quentin (sì, è anche in Kill Bill). I due se la divertono, come si suol dire, sono cresciuti insieme. Certo Samuel fa 26 film contro l'1 di Quentin, tipo

ma va bene così. chissà quante spese ha Samuel con tutti quei cambi di pettinatura

Questa volta, più di altre, Samuel è il centro del film, il vero protagonista. Si mangia il film per tutto il tempo, parla e parla e parla, sembra proprio di vedere un prozio di quel bad mother fucker di Jules Winnfield, cacciatore di taglie di frontiera (non che ci sia troppa differenza rispetto al lavoro da sicario di Jules) che si ritrova intrappolato insieme ad altri 7 (ma saranno solo 7? Spolier supersexy qui) sconosciuti in una locanda sperduta del Wyoming (uno di quegli stati che non sai neanche dov'è, e va bene così anche questo).
Otto gaglioffi che il più buono c'ha la rogna. Loro:




Una bella combriccola. Anche in versione Action Figures d'altri tempi.

Ora, tra un Samuel L. Jackson che gigioneggia e giganteggia come al suo solito

un Tim Roth che torna a farsi dirigere da Tarantino dopo mille anni, con tanto di inside joke gigantesco con Mr. Orange (non vi spoilero), che fa un po' una parte a là Christophe Waltz

e un Micheal Madsen imbolsito e inutile più del solito
the hateful eight film trailer quentin tarantino samuel l jackson
che porello sarà un qualche debito di sangue e puttane che lo lega a lui per convincere Tarantino a trovagli sempre una parte (certo rivedere insieme Mr. Orange e Mr. Blonde non è niente male) a spiccare su tutto il cast è una donna, l'ottava meraviglia del film: Jennifer Jason Leight, giustissimamente candidata all'oscar e probabile vincitrice (sì, è meglio della Winslet, a meno che per farsi perdonare l'#oscarsowhite lo danno alla Mara così almeno non si beccano pure l'#oscarsostraight).
La sua Daisy Domergue parte in sordina, massacrata di botte dall'inizio, diventa un mostro di bravura e cattiveria prima della resa dei conti finale.

Non c'è che dire, un cast da novanta, ma questa è anche una costante (castante, quindi) di Quentin: fa recitare anche i sassi.
Capitolo 3
Cosa di casa
The 8ful 8 è anche altro oltre ad essere un western. È un giallo. È un horror. Anzi è due horror, per la precisione La cosa e La casa (grande allitterrazione titolistica che perà funziona solo in Italia. Con The Thing e Evil Dead non funziona). 

Esatto, gli elementi in comune che appaiono più che lampanti con questi due film sono tantissimi, smaccati: da Kurt Russell rinchiuso da una tormenta di neve insieme a tizi di cui non si fida alle botole di legno di aprono e chissà cosa ne esce fuori, per arrivare a questo

In un finale che fonde in un solo diabolico personaggio in bilico (diabilico, quindi) tra una final girl scream queen 

e una stronza (nei post dei film di Tarantino si possono chiamare le donne stronze) posseduta del La casa

C'è un ma. Un "ma" che dura almeno 90 interminabili minuti, un "ma" che è tutta la prima parte del film.
Il fatto è questo: The Hateful Eight dura tre ore, ed è diviso esattamente in due parti distinte, a talmente distite da farlo sembrare due film attaccati insieme. Il risultato - che già ho potuto notare in diverse recensioni - sarà la spaccatura esatta che manco Mosè con il Mar Rosso del pubblico: c'è chi odierà, tra uno sbadiglio e l'altro, tutta la prima ora e mezza, amando invece la seconda parte ben più ritmata e "tarantiniana" (nel sendo lusinghiero di "cazzo che botta ho detto cazzo"), e chi, viceversa, si lancerà in grande difesa della verbosità allucinante della prima parte mentre bollerà la seconda sempre con "tarantiniana" (nel senso dispregiativo di "che palle si sparano e vomitano sangue a spruzzo ridicolo").
Io? Ovviamente sono della prima scuola. Mi sono scese le palle fino al centro della Terra per 90 minuti. Non li seguivo più, non li volevo più ascoltare, li odiavo. Quentin ha davvero esagerato questa volta (e io sono un grande fan del suo film più chiacchierone Inglorious Basterds). Capisco che Tarantino non è uno che puoi relegare a "visione disimpegnata", ma così si esagera. Parole parole parole soltanto parole parole. Non aiuta l'impostazione volutamente teatrale del film, il che ci porta al:
Capitolo 4
Otto piccoli cowboy
Horror, certo, ma non solo. Giallo, dicevamo. Già, perché l'altro debito palesato da Tarantino è di certo Dieci piccoli indiani (ne vedemmo una riduzione cinematografica, ne hanno rifatto da poco un serial che devo vedere) e in generale i gialli di una certa epoca, quelli con la porta chiusa dall'interno, dove l'assassino non è sempre il maggiordomo e alla risoluzione del mistero ci si arriva o per deduzione o perché, come suona il titolo originale di Dieci piccoli indiani, "e poi non ne rimase nessuno" (per esclusione quindi).
Dieci otto persone intrappolate in un luogo iniziano a morire una dopo l'altra. Qualcuno sta uccidendo i più stronzi farabutti del west, chi sarà? Il sospetto sale, nessuno può bersi una tazza di caffè in pace o distruggere una chitarra dei primi dell'ottocento (storia vera. era un pezzo da museo che doveva essere sostituito in tempo con una copia, e poi nessuno l'ha fatto. Vabbè, l'altra volta che si sono incasinati con gli oggetti di scena a qualcuno è andata peggio) in serenità.

Certo anche io avrei fatto la manovra John Belushi dopo quella canzone.

Poi ovviamente è tutto in salsa tarantiniana, grandi chiacchiere e distintivi.
Capitolo 5
 Tutto sarà ok
È un capolavoro, questo 8° film di Tarantino? No. È una merda? Neanche.
E non è neanche "minore" come Deathproof o Jackie Brown. Perché, tornando alla divisione in due del film e quindi del pubblico, accontenterà tutti: possiamo litigare sul fatto che la prima parte ti fa due coglioni così e la seconda è una bomba, o sul fatto che la prima parte è un capolavoro di scrittura proto-teatrale e la seconda un rifugio nella violenza esagerata marchio registrato di Tarantino con tanto sangue e parolacce per accontentare i fan. Come la metti la metti, vinciamo tutti, chiunque sarà soddisfatto da una parte del film. 
Per questo il film si becca il Chicken, perché dopo il grande sonno del primo tempo, mi ha tenuto sveglio forte per tutto il secondo. A vincere è di nuovo Quentin.
Mi rifiuto di inoltrarmi nelle lande innevate, solitarie, impervie e stranoiose delle discussioni di cui si sta riempiendo il web criticologico su: 
- Violenza gratuita... già detto tutto dai Simpson

- Razzismo (a parte che l'unico negro è il personaggio più positivo). 
- Politica... basta, lo dice anche lui

- Autoreferenzialità (8ful8 ha molto a che vedere con Le iene oltre alla presenza di Orange e Blonde. Ma ha a che vedere con tutta l'altra filmografia tarantiniana, come sempre);
- Antipatia (dei personaggi, del regista, mia, di tutti quanti);
- Mancanza di idee (questo è effettivamente il film meno "geniale" di QT); 
della pellicola. 
Questa cosa di essere tutti critici cinematografici ci sta davvero prendendo la mano (con Star Wars abbiamo veramente toccato lo zenith stellare di critiche non richieste). Non voglio dire che io lo sia, critico, sempre detto che sono un criticone, non un critico, ma ecco, si sta davvero esagerando. Poi tutti a dire "ognuno ha la sua opinione", e questo è sacrosanto, ma perché doverla per forza condividere con me? È un po' il motivo per cui continuo a fare CB nonostante i blog siano morti. Non mi bastano140 lettere per esprimere un giudizio. Non mi piace il blu di FB tutto intorno e il fatto che scrivo e il post tempo cinque minuti è già in fondo alla pagina. Insomma io continuo a costringervi a venire qui sul sito. Ok, non c'entra nulla, ma un po' di odio lanciato senza motivo ci stava bene, visto il titolo del film. The 8ful CB.
Ah, comunque mangiare la neve con la lingua va un casino quest'anno.
Capitolo 6
Lottavo film di Quentin Tarantino
Allora facciamola, la calssifica dei miei film preferiti di QT. La stanno facendo in molti, non vorrei mai che CB fosse meno ai siti di grande giornalismo che stilano le classifiche click baiting (si dice così?). Ovviamente la faccio con le gif. Se clicchi sulla gif vai alla recensione del film (quando c'è. e c'è sempre tranne l'ultimo).
Capitolo 70mm
Cinecittà ha l'aspetto di una puttana?
Capitolo a parte merita questa cosa del 70mm, formato larghissimo che sta a metà tra l'effettivo utilizzo (70mm di larghezza e poi tutto il tempo dentro una stamberga? Pensa se Revenant lo facevano così allora...) e il solito gusto di Tarantino di fare le cose che "solo io solo io" e la successiva sequela di proiezioni speciali che si sono organizzate in giro per l'Italia, che dice sono andate benissimo. Certe volte succedono cose che ti fanno credere che allora le cose SI. POSSONO. FARE! (detta così, ovviamente).
Io sono andato a vedere 8x8 a Cinecittà, nello Studio 5 (quello di Fellini, da qui il titolo del post, se non si fosse capito, furbacchioni). Prima di entrare nella "sala" ti ritrovi sul set innevato del film. Eccolo in splendenti foto panoramiche 5mm tutte da cliccare:





Be', fatemelo dire: mi sono divertito. Certo magari qualcuno storcerà il naso per l'effetto "gardaland" della questione, ma non rompete sempre l'anima, ce ne fossero di spese ed eventi e organizzazioni del genere se ruotano intorno ad un film e non a qualche becera partita di calcio o chenesò.
Vogliamo proprio trovarci la pecca? A questo punto - visto anche che quando uscì Django fece più soldi nei cinema dove lo proiettavano in lingua originale che altrove - facevano bene a fare la versione originale. Sì, la pecca ce la devo trovare sempre.
Capitolo 8
Fanproof
Chiudiamo con la solita tormenta di fan art che ogni film di Tarantino scatena, e per la peculiarità dei suoi personaggi e per la cura per l'outfit che non ha nulla da invidiare a quella che ci mette Anderson.



Bonus
Channing Tatum 8 pussy