giovedì 23 febbraio 2017

CB ANTEPRIMA • The Great Wall

The Great Wall
Trama: Cinesema

Pochi altri film si raccontano da soli come questo. Cioè le cose che si possono dire sono tutte contenute nel progetto: un film con un budget multimiliardario di yen con UNA star americana (più un vecchio Willem Deforme e un rampante bellimbusto che viene dalle serie TV) e tutto il resto CINESE! CINEMA CINESE! Da oggi possiamo dire, al posto di "un'americata" anche "una cinesata" parlando di un film. Che comunque la valenza è uguale di tutto il resto, dal mondo della moda alla tecnologia: una copia di una copia.
Il film racconta di questa leggenda per cui la Grande Muraglia è stata costruita per tenere fuori dei mostri cattivissimi che vogliono attaccare il rigole e la virtù del popolo cinese: gli americani.
Però Matt Damon fa breccia nella Grande marmaglia e partecipa al primo film veramente blockbusteroso dei cinesi, un film che vuole fondere l'azione e gli effetti speciali tipici dei filmastri americani da centro commerciale al fatto che ora i cinesi vanno più al cinema degli americani.
La cosa che ci colpisce è che ci sta Matt Damon. A parte che era già tutto scritto in Team America:
ma di che ci stupiamo? A parte che non è il primo. Ma comunque mai sottovalutare il potere dei soldi. Mai. Li Soldi Mai. Vedi, pare proprio un nome cinese.
Allora Matt Damon! è un mercenario (intendo nel film, non come attore che cede agli yen e va a fare film cinesi) che arriva in Cina (!) e a una certa si trava davanti questa muraglia. Sopra la grande muraglia ci sta la grande armata cinese, e tutti si stanno cagando sotto preparando per un terribile attacco che sta per arrivare, ancora non si capisce di cosa.
L'armata cinese è composta da combattenti rossi
combattenti blu
e combattenti gialli
che vengono lanciati a frotte a morire contro i nemici. Ogni gruppo di soldati ha il suo comandante col suo bel colore sgargiante addosso e la sua abilità. Dimmi se non sono Pikmin! Pure gli stessi colori...
Però hanno delle armature più fighe dei Pikmin. Sembrano un mix tra i Power Rangers e i Cinque Samurai. Sì ecco i costumi e tutta l'oggettistica di scena mi è piaciuta. Belle cinesate.
Deer Corps. The legendary protectors of The Great Wall.Bear Corps, masters of close-quarters combat.
Tiger Corps, sharpening the army’s claws.Eagle Corps, precise and cunning.
Una volta ci sono andato in Cina e stavo nella Città Proibita e io:
- Certo oh sembra tutto molto nuovo. Tenuto benissimo. Questi colori sui tetti, le statue... sono così accesi...
- Sì perché qui ogni tot anni ridipingono tutto.
- Ah ok ridipingCOSA?! MA COME RIDIPINGONO LE COSE DI MILLE ANNI FA?!
E insomma se entri nella mentalità cinese, tutti quei colori sono anche divertenti. Guarda che è solo Game of Thrones colorato con gli Stabilo Boss.
I cattivi da sconfiggere sono MOSTRI, che ogni 60anni si svegliano a vanno a mangiare i cinesi. Li capisco, quando ti viene voglia di mangiare cinese non c'è pigrizia che tenga, devi mangiarlo.
I mostroni sono in computer grafica e arrivano tramite un utilizzo smodato di copia/incolla che manco i cavalli di Mulan o le navi di Troy. Che poi non sono bruttissimi eh. Cioè sono brutti
ma sono carini. Vabbé.
Segnarsi per gli Award il megatrend MOSTRI. Non parlo di mostri interiosi o "i mostri siamo noooi", parlo proprio di animaloni schifosi pieni di zampe e denti affilati. Abbiamo avuto The monster e stanno arrivando questo e questo. Mostri, mostri a perdita d'occhio. Il tuo.
Comunque penso di non aver mai visto Matt Damon recitare tanto svogliatamente. ll fatto è che dentro questo film ci sono delle star che in quanto a numeri Matt Damon se li sogna, secondo me doveva fare a star americana e invece s'è sentito mezzo uno sfigato.
Tipo questo ragazzino qui
dice che è una megafantaipergigastar, proprio che in confronto Leo DiCaprio in età Titanic era meno famoso di me sull'internet, e in Cina lo osannano. Proprio frotte di ragazzine adoranti appena muove un passo.
Certo i cinesi hanno strani gusti in fatto di uomini. Sono sbagliato io se penso che un uomo debba essere più simile a questo
che a questo?
Chissà.
Insomma a questo film gli si vuole più male o più bene? Ma non gli si vuole niente. Ok s'è preso il Broccolo, ma solo perché subito dopo ho visto Logan e non è che posso regalare Chicken a tutti. Sto diventando troppo bono. Fatto è che seppure diverte mentre lo vedi, proprio non lascia nulla, manco quella pena che fa un film come Warcraft (altro film che in Cina ha guadagnato fantastriliardi). Insomma The Great Wall si rompe subito, come le cose che compri dai cinesi.
Comunque Pedro Pedro Pedro da Santa Fè (che ricordate in Game of Thrones e Narcos, giusto?) è un fico:
lo dice pure la Regina Lannister che infatti ci ha fatto del sesso e dei figli.
E io che pensavo che questo film parlava della leggenda di quello che ci è passato attraverso:

Bonus: Tom Hiddleston che non c'entra un piffero col film ma corre sulla muraglia
PS: NONE! NON CI SONO ANDATO sULLA MURAGLIA DIO SANTO POSSIBILE CHE OGNI VOLTA CHE DICI CHE SEI STATO IN CINA TI CHIEDONO DELLA MURAGLIA!!! Poi madonna che avrà mai di speciale ora che l'hanno trasformato in un Aquafan

mercoledì 22 febbraio 2017

CB ANTEPRIMA • T2 Trainspotting

T2 Trainspotting
Trama: Choose normalizzazione

Partiamo subito dall'assunto che no, se volete andare a vedere T2 con l'idea di ripetere tutto il tempo «AH! MALEDETTI! NON È GENIALE COME IL PRIMO! no, fate un favore a voi e agli altri e non ci andate. Scordatevelo proprio e fate finta che non esiste.
Perché sì, avreste ragione: T2 è lontano mille milioni di miglia dalla grandezza del suo predecessore. 
Niente è grande (e vi giuro che la nostalgia non c'entra) come nel primo: non lo è la regia, non lo sono gli attori, non lo è la colonna sonora, non lo è la sceneggiatura.
Non lo è neanche il nuovo mantra "Choose Life" versione 2.1 

Che poi anche quello del 1996 dopo averlo sentito, letto, visto su t-shirt al mercatino di Camden Town talmente tante volte che ormai suona vuoto pure quello.
Trainspotting è lontano 20 anni. E vent'anni si sentono, sulle facce, sulle schiene, nelle rughe, nei pensieri, nelle prospettive, nella vitalità di tutti quelli coinvolti.
Quei ventenni e questi ventanni segnano un solco profondissimo, probabilmente infinito tra i due film. 20 anni in cui sono successe tantissime cose, a loro e a noi: tra di loro c'è chi ha vinto l'oscar, chi si è dato alle serie TV, chi è stato Jedi e se ci pensi il fatto che nessuno di quei ragazzi sia veramente sparito dalla circolazione la dice lunga sull'importanza del primo Trainspotting nell'immaginario collettivo. Erano ragazzi senza futuro, quel film gli ha regalato a tutti IL futuro. A noi, be', ognuno lo sa quello che è successo negli ultimi 20 anni, ma quel film è sempre rimasto lì, con la colonna sonora che almeno quattro cinque volte l'anno la metti, con le frasi che le citi, con il poster omaggio che prima o poi senza nessuna particolare ricorrenza arriva (tipo questo degli amici Van Orton)
E allora T2 va preso così. Noi non siamo proprio quelli di vent'anni fa, neanche Traispotting lo è. E siccome non credo che ogni giorno voi vi svegliate la mattina, andate allo specchio e iniziate a urlare «AH! MALEDETTO! NON SEI QUELLO DI VENTI ANNI FA!» (se lo fate, un po' mi dispiace...) allora accettate anche l'immagine riflessa di Mark, Spud, Begbie e Sick BOy.
T2 è tutto un altro film. Non dovete incazzarvi se non sarà la botta che è stata il primo. La prima volta è sempre una cosa a sé, in tutto.
Nessuno si incazza quando Linklater ogni dieci anni fa uscire la puntata della sua dramedy Before the..., e allora pensate a T2 come un progetto, un ritorno, non una triste rimpatriata tra amici delle medie che non hanno più nulla da dirsi, piuttosto un incontro di uomini (e un paio di donne) che, venti anni or sono, hanno fatto una cosa grande, e per questo meritano rispetto anche se ora sono più imbolsiti, meno geniali e meno drogati.
T2 non vive nel passato, anche se il fan service è forte:
ma è un film nuovo, che ovviamente, in un periodo in cui l'ovatta circonda tutto, in cui tutto è stato provato, digerito e ricagato come la famosa supposta, nessuna idea o turbine registico può davvero stupire, nessuna tragedia cinematografica può davvero sconvolgere, nessun vuoto interiore può davvero impietosire. 
Abbiamo vent'anni di film e serie tv in cui è successo di TUTTO (violenze, droghe, omicidi, tragedie, incesti, TUTTO, pensate alla cosa più atroce che potete, scrivetemela nei commenti e io vi dico in che film o serie la trovate. O vi rispondo già qui Game of Thrones e ho fatto.) e forse la scelta più oculata di Boyle & Co. è proprio quella di non spingere l'accelleratore sullo sballo e sulla tragedia (che erano i due elementi fondamentali del primo, anche se ti ricordi le scene divertenti dell'incontinenza di Spud.) 
T2 ha dei toni da commedia decisamente più marcati rispetto al primo, e la droga ricopre un ruolo marginale (tipo che qui ha più importanza il Viagra), qui conta l'amicizia, il tradimento della stessa (si riparte quindi da dove li avevamo lasciati) e ovviamente il vivere nel passato, che non è mai e poi mai una buona idea (anche se è un passato di, che ne so, sei mesi o dieci giorni fa).
Inutile dire "com'erano" mettendo a confronto le gif del prima e del dopo
1996 // 20161996 // 2016
1996 // 20161996 // 2016
1996 // 2016
e neanche le sere delle premiere. La prima premiere è la vera premiere prima della premiere

perché a tutti fanno un po' male e un po' piacere le foto di venti anni fa. Il problema è che quando il tempo sta passando non te ne accorgi proprio, non stai lì a dirti "è passata un'ora, è passato un giorno, è passata una settimana, sono passati vent'anni", poi però ti giri e sono passati, quei ventanni. Come se non te ne fossi accorto, come fossi stato da un'altra parte. Sei sotto botta per tutta la vita, quando si tratta del tempo.
T2, come una tua foto di vent'anni fa, fa un po' bene e un po' male. T2 dà, T2 toglie.
La cosa più importante, quella che non te lo fa odiare, è che T2 ha un grande rispetto per la sua origine, per il primo film. Non lo violenta, non lo sfrutta, non lo snatura. Lo cita, quello sì e pure tanto, era inevitabile dài, ma almeno lo fa con una consapevolezza che molte volte queste reunion filmiche non hanno (erano passati vent'anni anche dal primo Independence Day e guarda che merda che è uscita fuori)

Non siamo più quelli di vent'anni fa, quindi giochiamoci anche un po' su, facciamo un film vent'anni dopo che parli proprio dell'irripetibilità di quello che fu. Facciamolo noi, che siamo quelli che vent'anni fa hanno fatto il miracolo, e fottiamocene pure un po' di quelli che diranno che siamo vecchi, imbolsiti e che pensiamo solo ai soldi che possiamo fare riesumando il cadavere Trainspotting. Facciamolo e basta. 

Begbie, Mark, Spud e Sick Boy sono tra i personaggi più iconici del cinema anni 90. E oggi si fanno le selfie come tutti


ma non per questo dobbiamo amarli di meno. 
Choose fare l'attore, choose non parlare con Danny Boyle per dieci anni perché non ti ha fatto fare il protagonista di The Beach che in effetti ci saresti stato benissimo, choose invecchiare e non capire bene perché tutti usano i filtri di Snapchat, choose vivere, che è il contrario di morire.
Abbiamo imparato davvero a "choose life" da quattro scozzesi scotennati scoperchiati scatenati? Non lo abbiamo fatto consapevolmente, perché non ammetteremo mai che un film, un film qualunque, ci possa davvero far prendere una strada piuttosto che un'altra, ma dentro lo sappiamo, ogni volta che ripensiamo a Trainspotting, al miracolo Trainspotting (che parlava del più schifoso cesso di Scozia e di drogati, ma parlava anche della nostra indolenza anche se non eravamo mai andati in Scozia e non ci eravamo mai drogati), che è stato un film che ci ha cambiato. Un film nato da un'alchimia miracolosa di facce, corpi, parole, personaggi, scene, situazioni e, soprattuto, contesto storico (che spesso è una cosa che decreta il successo di un film più della qualità del film stesso), tutte cose che mai si potranno ricreare. Mettiamoci l'anima in pace e facciamo un film che ci diverta fare, senza stare neanche a pensare di farne uno migliore. La gente capirà. Altrimenti si buttassero nel cesso

Il mio grande pentimento è di averlo visto doppiato in italiano (questo passava l'anteprima), non fate assolutamente questo errore.
Ah. C'è una cosa, una singola cosa, che è rimasta unica, splendida, speciale, anche dopo venti fottutissimi anni. Quel sorriso lì

La colonna sonora comunque è bella. No, non come la prima, ma niente lo è come la prima volta.
Choose ChickenBroccoli.

martedì 21 febbraio 2017

CB ANTEPRIMA • Barriere

Barriere
Trama: Denzel Dormibon

Denzel Washington porta sul grande schermo la piece teatrallora stavo in questo albergo gigantesco. C'eravamo io, un tizio che conoscevo e un'altra che conoscevo (sì anche in senso biblico) ed eravamo asserragliati in una stanza perché fuori c'erano degli zombi. Sempre paurosa l'apocalisse zombi. L'unica via di fuga poteva essere passare dai terrazzi. Era uno di quegli alberghi con i terrazzi tutti uno accanto all'altro, ma il vero problema sarebbe stato passare su quello sotto, via via fino a terra, ma poi una volta a terra? Era pieno di zombi pure lì. Una bella gatta da pelare. A un certo punto uscivo e vedevo delle manine spuntare dalla balaustra e cacchio c'era un ragazzino zombi che si stava arrampicando. Bisognava buttarlo giù ma non eravamo ancora in quel momento dell'apocalisse zombi dove ormai c'hai fatto il callo e ammazzi gli zombi come fossere moscerini, erano ancora persone per noi, era l'inizio, quindi prendere le manine dello zombetto e buttarlo già non era proprio facile. Qualcuno doveva pur farlo però. E quindi mi immolavo. Una volta fatto però una strana calma sembrava impossessarsi di noi. Forse era una sorta di barriera mentale del tipo "cosa più terribile di questa difficilmente potrà succedere, insomma buttare un ragazzino da un palazzo". 
Denzel Washington parla al fulmicotone per le scene che ho visto, parla parla parla parla solo lui, quasi stesse cantando un blues, gli manca solo la tromba. Bravissimo per carità, e anche Viola Davis che si porterà a casa finalmente il suo Oscar. Questo comunque è l'anno dei film all black. La Davis è bravissima davvero, contraltare pacato e sottomesso al vomito dialettico del maritero in macchina. Viaggiavo a una velocità abbastanza sostenuta ma non tanto da sentire un pericolo, o  sentire di esserlo. A un certo punto una sorta di pulmino, o meglio una di quelle macchine molto grosse che vorrebbero essere pulmini ma non lo sono mai veramente, mi tagliava la strada. L'impatto era inevitabile ma la cosa stranissima era che non c'erano lamiere o scintille. Era come se la macchipulmino fosse fatta di plastica, di materiale gommoso, di bolla di sapone: l'attraversavo, al ralenti, e passando, dicevo all'autista (che a quel punto mi stava vicinissimo, alla mia destra) "ma le giuro che sto spingendo il freno ma non funzionaaaa". Attraversata la macchina continuavo il mio viaggio e arrivavo all'appuntamento. Parcheggiando facevo di nuovo un incidente. Finalmente fuori dalla macchina mi dicevo proprio "oh ma che succede oggi". il tempo di girarmi e la macchina l'avevano pure rubata!
La dimensione teatrale del film comunque è costringente eh. (Quasi tutto) recitato nelle quattro non-pareti di un patio di cui il protagonista sta costruendo la staccionata, le barriere (barriere reali - barriere interiori vabbé questa era facile), non aiuta molto il movimentarsi del film. I due protagonisti hanno già fatto coppia nella versione teatrale, iperpremiata, e lo sceneggiatore, August Wilson, due volte premio pulitzer l'ho appena letto su Wiki, è candidato all'oscar anche se è morto 12 anni fa e Mi baciavo tantissimo con una ragazza carina sotto a delle catene.
Ah. Come si dorme al cinema. Come si sogna al cinema. È bellissimo. Tu resisti, e sullo schermo tutti ti invitano a resistere, perché dannazione si sono fatti un culo come un secchio per recitare così bene, è impegnativo, contando anche la tematica del film e il fatto che sia evidentemente un film importantissimo per la comunità afroamericana che mai come quest'anno al cinema è rappresentata da grandi film e personaggi, e riconosciuta agli oscar anche con film per nulla faciloni o "come i bianchi vedono i neri" come al solito.
Però può succedere quello che ti pare, possono esplodere astronavi o esserci discorsi profondissimi o interpretazioni magistrali, ma quando finalmente non resisti più (chiudendo prima un occhio e poi l'altro) e ti lasci abbracciare da Morfeo, come stai bene.
Purtoppo poi quando vai a scrivere la recensione non puoi mettere né Chicken né Broccolo senza perdere in credibilità (eh. tutta quella credibilità...), perché il film in realtà non l'hai proprio visto, l'hai visto a pezzi, e anche se vorresti dare la colpa della tua narcolessia al film noioso, non potrai mai sapere se è veramente colpa sua o del fatto che avevi dormito pochissimo la notte prima o quel che è. 
Sai solo una cosa: esci dalla sala e pensi che dormire e sognare zombi, incidenti saponati e baci appassionati al cinema è bellissimo.

lunedì 20 febbraio 2017

CB ANTEPRIMA • Jackie

Jackie
Trama: Jackie Down

A Pablo Larrain interessano più di ogni altra cosa i filmati d'epoca. 
Come fossero specchio del contemporaneo (lo sono.), Larrain li inserisce nei suoi film in una modalità da regista un po' ossessivo: li rigira, li ricostruisce, li rifà shot-for-shot, in un processo di cartacarbone che stupisce per maniacalità (ci sono making of in cui si vede Pablito che sovrappone in trasparenza il suo girato al filmato d'epoca e i due corrispondono alla perfezione), il risultato è cinematografico e documentaristico al tempo stesso. Ma la qualità vera del regista (e non l'opera di un mezzo matto) si sente quando quei filmati ricostruiti riescono a fondersi alla perfezione alla parte fiction, diventandone una parte fondamentale.
Nei biopic è una pratica usuale mettere i filmati dell'epoca, quelli veri, tipo Istituto Luce per capirsi, o la cosa di mettere sempre le foto dei veri protagonisti alla fine dei film STORIA VERA. Lo si fa perché video e foto vere ti portano indietro nel tempo e ti sbattono in faccia la realtà che il film vuole ricostruire. Ti dicono "guarda che è successo veramente. Sì ok questo è un film e magari ti stai distraendo perché gli attori sono famosi, ma la Storia è una cosa vera. C'è da millenni, la Storia, e anche se sei abituato a pensare che sta solo nei libri, invece è vera. E pensa un po', ti riguarda." 
Ricordate NO (no, dico, ricordate NO? Sì, ricordate, NO... vabbé...), il film sulle elezioni cilene vinte dai Mad Men dell'epoca, era di Larrain ed era bellissimo, e anche lì i filmati d'epoca erano ricostruiti in maniera maniacale ed erano veri protagonisti.
Ora a Larrain hanno aperto, meritatamente, le porte di Hollywood. E lui ha scelto di raccontare una storia che con i filmati d'epoca c'entra tantissimo, anzi ha scelto di raccontare ciò che accadde subito prima e subito dopo di quello che è, insieme al video dell'attacco delle Torri, a quello coi poliziotti che massacrano Rodney King, all'uomo che saltella sulla luna e a qualche impresa sportiva che ora non ricordo, il filmato più celebre della storia americana, lo Zapruder Film:

Se in JFK di Oliver Stone il filmato Zapruder viene sezionato e analizzato fotogramma per fotogramma in cerca di una spiegazione, di una cospirazione, dei proiettili magici, in Jackie viene quasi del tutto dimenticato, a favore di un altro filmato d'epoca che, per l'economia del film, diventa un'impressionante (impressionante!) testimonianza A) di quanto la vita di un First Lady non è fare la ricca e cambiare le tappezzerie delle stanze della Casa Bianca, ma piuttosto mettersi una maschera e diventare una sorta di tiro a segno per un intero popolo (quello americano poi, che certo non brilla in intelligenza) e per un cecchino vero e proprio B) di quanto è brava Natalie Portman. 
Il filmato è questo qui:

Nel film lo rivediamo quasi tutto, ma recitato da Natalie. La sensazione è straniante e dimostra perché Larrain si sia fissato nel ricostruirlo: è successo davvero, anche se c'è Natalie dentro, vederlo con la vera Jackie dimostra che era Storia, non cinema. 
Ma certo, poi c'è il fattaccio, quel momento un po' così di quando stai in macchina con tuo marito e a quello gli esplode la testa e tu l'unica cosa che puoi fare e raccogliere i pezzi e tenergli la calotta cranita al suo posto con le mani.
Quello che è successo a Jackie avrebbe mandato fuori di testa (!) chiunque, chiunque, e infatti, tra le reazioni della Kennedy ci sono momenti di sconforto infinito, pianti, ma anche una forza impressionante, una risolutezza inquietante e delle scelte impavide (il funerale pubblico voluto da Jackie poteva far concludere la mattanza dei Kennedy, mettendo dei bei bersagli rossi sulle teste dei ragazzini e su lei stessa ex-first lady dichiarava che l'apertura della stagione della caccia ai Kennedy non le faceva paura. La stagione durò fino a quando hanno ammazzato anche Booby. Oh, i Bush e i Trump non li ammazzano mai eh...), che l'hanno resa davvero umana, non come quando devi sorridere per forza in un filmato in cui accompagni per mano gli americani in una casa che non è la tua e che tanto prima o poi dovrai lasciare. Se poi la devi lasciare vestita di nero col feretro di tuo marito, diventa ancora più folle, anche perché tutti gran parte degli americani pensano di provare il tuo stesso dolore. Ma c'è una bella differenza, uno schermo trasparente tra lei e loro.

Jackie non era un biopic facile, ma lo sguardo ester(n)o di Larrain (un cileno, uno che viene da un paese che ha una Storia sulle spalle che altro che un attentato al presidente) serve proprio a raccontarci senza americanismo ('sto film in mano a un Eastwood o uno Stone, appunto, sarebbe stato un disastro) una tragedia personale (ricordiamo: stai in macchina, ti giri. Senti un botto. Ti rigiri, hai il cervello di tuo marito sul tuo completo Chanel rosa.) che diventa tragedia di tutti


Jackie non è assolutamente un film perfetto, si porta dietro tutti i soliti problemucci dei biopic, in primis il più grande, cioè quello di essere fagocitato dalla bravura dell'interprete principale (tipo Iron Lady o Capote) e anche una certa ripetizione dei concetti (che rendono dei passaggi pure un po' ridondanti), ma tra il gusto della ricostruzione (anche la Casa Bianca è stata ricostruita, annullando la mia certezza che da qualche parte a Hollywood c'è una copia precisa della Casa Bianca che poi le produzioni affittano e ci mettono dentro di volta in volta i vari X-Men, Channing Tatum e Kevin Spacey e tutti gli altri mille che fanno i presidenti nei film) e la bravura di regista e attrice, diventa già uno dei migliori del 2017, finora.
Natalie giganteggia, con un accento innaturale, una tristezza sempre composta e quella bellezza che vabbé. Lo merita l'oscar? Le candidate alla Miglior Attrice sono (link nelle foto):

Credo che la vera battaglia sia tra Natalie ed Emma, e mi chiedo, nell'economia della scelta, se dovrebbe vincere l'attrice chiamata a interpretare una vedova nelle ore più terribili e tragiche della sua vita, una prova che come l'affronti l'affronti, non deve essere stata per nulla facile, oppure l'attrice che ha dovuto ballare tutto il tempo con Ryan Gosling e fare questo:

No per carità, difficile tutto sempre eh, però... a parità di difficoltà interpretare una donna innamorata che balla e canta tutto il tempo rispetto che interpretare una donna innamorata che deve tornare a casa (bianca o non bianca) e togliersi i pezzi di cervello del marito dai capelli...

Per dire eh...
C'è però da dire che è dal 1998 che si vincono oscar per personaggi realmente esistiti. Solo lo scorso anno tre! È anche bello  pensare che si premi la costruzione di un personaggio senza che l'attore abbia dovuto "copiare" accenti e movenze.
Chissà se quando si incontrano il 26, Natalie e Michelle si accapigliano, sai... per quella storia di Jackie vs Marilyn...
Comunque Jackie l'oscar l'ha già vinto.
Natalie Portman sfornafigli di Millepied (ma perché io non ho un cognome così? Perché!?) è sempre bellissima. E pensare che quando stavamo insieme... 

Comunque, a parte JFK che è il vero capolavoro di Oliver Stone e su quello che successe a Dallas quel giorno senza se e senza ma, e dimenticati film che raccontano i Kennedy (ricordo questo e questo, e la serie TV che non ho mai finito di vedere e quella invece che ho finito), il vero supporto audiovisivo imprescindibile se si vuole approfondire la conoscenza di quei giorni è il doppio episodio di Quantum Leap in cui Sam diventa Lee Harvey Oswald. Bellissimo, tanto da mettervi il link anche se potrebbe partire un'investigazione dell'FBI, CIA, KGB, MOSSAD, Oliver Stone, Otto il bassotto e Signora in Giallo.