giovedì 15 dicembre 2016

CB ANTEPRIMA • Rogue One

Rogue One
Trama: Nello spazio tutti potranno sentire il tuo respiro pesante

Rogue One è il primo secondo (di tanti? di pochi? Quello di Bobba non lo fanno più, ma quello di Han Solo giovane si, quello su Obi Uan?

...Il rischio "abitudine" è dietro il terzo anello di Geonosis) spin off ufficiale di Guerre Stellari.
UPDATE! MI ERO SCORDATO QUESTO:

Sappiamo che tra romanzi, cartoni animati, fumetti, l'universo Guerre Stellari è in continua espansione, ma atteniamoci al canone cinematografico, fatto della prima trilogia, poi la seconda trilogia anche se veniva prima, e del Risveglio della forza; RO si inserisce tra la prima trilogia e Una nuova speranza, anzi, diciamo che è un film tratto da una frase.
Ecco, RO è tratto da una frase che faceva, se la memoria non mi inganna, più o meno così: "Alcuni coraggiosi ribelli hanno rubato i piani di una nuova potentissima arma dell'Impero."
E questo è quanto, se vogliamo riassumere il plot, la sceneggiatura, lo svolgimento e la fine.
E tutto questo RO, ammettiamolo, lo realizza al meglio, funzionando sotto tanti punti di vista.
Funzionano prima di tutto gli attori scelti, nessuno escluso.
Felicity è una felicità (!) da guardare e soprattutto accontenta tutti: rende felicity i trend contemporanei dove gli eroi dei film devono essere eroine, donne forti che mettono da parte il lato romance per una causa più importante (vedi Katniss, vedi Rey, non vedere Leila Organa che non riusciva proprio a non baciare sia il fratello che quello che sarebbe diventato suo marito al suono di "Vuoi tu prendere la qui presente Organa Leila come tua leggittima sposa stellare?"

"Lo so."). 
Ma è una scelta un po' inusuale come l'eroina del film non sia una di quelle che pensa troppo dal bene comune, invece il suo motore è più personale, oserei dire egoistico: vuole rivedere il padre (aaaahh, co 'sti padri c'hanno un da fà nella galassia...).
Stesso dicasi, in quanto a particolari scelte in un franchise che deve comunque rispondere a delle regole di mercato serratissime (e perché è Disney. e perché deve fare più soldi possibile quindi piacere a tutti, Associazione per la Liberazione del Sesso Interspecie compresa), al protagonista maschile, Diego Luna (ah! Si chiama Luna e sta nello spazio! Ah! Che sagoma!)
Un ribelle pronto a tutto - a tutto tutto eh - per sconfiggere l'Impero. Non avevamo mai visto un eroe mirare al proprio compagno se quello è d'intralcio per la vittoria. 
Questo conflitto interiore è nuovo, e funziona benissimo. Cioè, "nuovo", è nuovo per chi non ha la Forza che lo sballotta tra lato scuro e lato Actimel

Funziona il robotico comic relief del film, un robot disegnato in modo tale da far leccare i baffi agli avvocati di Maestro Miyazaki:
che, causa riprogrammazione, dice tutto quello che pensa, scatenando imbarazzo e divertimento.
E poi funzionano TUTTI i comprimari. Mi è piaciuto tutto gruppetto di ribelli che va alla guerra,  tutti uomini, poi dici il gender, stiamo già al contrario, dove sono i maschilisti che protestano quando servono? DICIAMO BASTA A QUESTE PROTAGONISTE FEMMINILI CHE COSTRINGOLO L'UOMO ALL'ETERNO RUOLO DI COMPRIMARI! - è assortito sia a livello etnico (ci sta il cinese, il nero, il thai e pure il bangla, non manca più nessuno, solo non si vedono i due alderiaani).
Mi è dispiaciuto solo per Riz Ahmed, che fa un po' il comico del gruppo quando ha dimostrato in The Night Of di avere moltissime carte al suo fucile recitativo.
Poi ci sono i cattivi, c'è quello pavido con brame di potere ma senza palle 
(i cattivi pavidi con brame di potere ma senza palle sono sempre belissimi, Voldemort ne aveva un sacco al seguito) e poi lui, solo lui, mascheratamente lui

Con 40 anni di Mito sulle spalle, basta la sua ombra da lontano e tutto il film si riempie di grandiosità.
Ecco, se proprio vogliamo, dopo aver osannato i personaggi (più della storia, un po' la solita solfa del "prendi oggetto, consegna oggetto"), bisogna dire che forse i due personaggi completamente creati al computer che fanno rivivere (o ringiovaniscono) due miti della trilogia originale (uno è il grande Cushing, e si sapeva, l'altro non ve lo dico), appaiono ancora troppo "virtuali", sebbene abbiano tutto al posto giusto, come fisionomia, fino all'ultimo poro della pelle in 3D. Ok, per carità sono fatti benissimo eh:

ma ripenso a quando (che film era? Il Corvo?) iniziarono a ricreare gli attori col computer e tutti dicevano "aiuto! Un giorno futuro non serviranno più gli attori per fare i film!". Ecco, ora siamo arrivati a quel giorno futuro e possiamo dire che no, non è vero, serviranno sempre gli attori, le fredde macchine non l'avranno vinta: anche se il modello computerizzato è PERFETTO, non riesce mai e poi mai ad sembrare "vero". 
Però oltre la spinta computerizzata fortissima, tutto il resto è veramente rétro, sembra proprio di vedere un film vecchio, venuto pure prima di Nuova Speranza. Non come la trilogia di Lucas che raccontava i fatti di 20 anni prima e le astronavi erano più nuove di quelle vecchie (eh?).
Ma se c'è una cosa che conta in RO è la frase "Che va alla guerra", questa è la sola cosa da tenere a mente (forse un giorno ci traranno un film).
RO è un film di guerra, nell'accezione classica del termine.
Ora, non sono un grande appassionato di film di guerra, ma la scelta di fare un film che la maggior parte del tempo ci racconta la visuale di quelli che stanno sulla spiaggia a sparare a cagnoloni meccanici alti venti metri, è azzeccatissima, Salvate il ribelle Jyn:

Infatti questa locandina è perfetta:
RO ci racconta per la prima volta di quella parte di Resistenza a cui a nessuno è fregato mai un cazzo, la fanteria, quella sacrificabile, quella che negli altri episodi appare sempre dietro i piloti che stanno dietro ai generali che stanno dietro agli Jedi. Ma sono anche loro dei veri eroi:
La scena dell'attacco finale sulla spiaggia di Copacabana è bellissimo.
Ah non è Copacabana? Sembrava...

E mica ci rido solo io:
Insomma ok. RO va bene. non benissimo (Risveglio mi era piaciuto comunque di più). Vogliamo trovare il punto morto? È proprio il suo essere tratto da una frase, che quella rimane. Vederlo o non vederlo, se inserito in quello spirito guerrestellaresco che ci fa sempre chiedere se Han riuscirà a salvarsi, se Luke tornerà nel lato buono, se Anakin seguirà gli insegnamenti di Obi, se Jar Jar binks è finalmente stato menato a sangue nella taverna da i due bulli più bulli della galassia (che fanno un cameo in RO e creano un sacco di divertimento da fan.scemo)

non cambia nulla. È un pacchetto chiuso in sè stesso. Si apre e si richiude. Ci sono certo tanti accenni alla serie originale, ma troppo pochi per sentirlo indispensabile.
C'è di bello che RO mette da parte i mostroni in CGI, mette da parte la Forza (ci fosse un Jedi che è uno, fatta esclusione per Casco Nero) e fa fare un giro ai fan si Guerre Stellari in tutto un altro genere, rispetto alla fantascienza.
Ah. Se proprio devono iniziare a fare gli spin-off, mi potete per favore fare uno spin-off recitato solo da Moroff? 

Ma io dico, l'ho visto di sfuggita sullo sfondo, quando invece ma guarda che bello è! Bello lui cagnolone delicato ma l'Impero spesso non lo sa!
Evviva le icone di 100%SOFT

e questa locandina qui
Mi è rimasta solo una domanda. Una cosa importantissima per cui non ho dormito la notte. Si tratta della primissima scena del film, quando il cattivo va a prendere di peso l'architetto della Morte Nera per riportarlo a fare il suo lavoro di Hoppeneimer spaziale (dai non è spoiler, c'è scritto pure su Wiki sta cosa):


Ma io mi chiedo? Perché cazzo parcheggiare la nave volante a TRE CHILOMETRI dalla casa? Cioè manco se devi andare da IKEA parcheggi così lontanto! Certo strambi questi dell'Impero...
Sai che è anche strano, che gli Stormtrooper continuano a cadere come birilli appena gli dici Che la For...

Ah.. ci ho rimediato un gadget (è quello davanti nella foto, non Vader portabiscotti dietro, quello fa solo colore)... 

poi ne parliamo di questi gadget eh..

mercoledì 14 dicembre 2016

CB ANTEPRIMA • Miss Peregrine. La casa dei ragazzi speciali

Miss Peregrine. La casa dei ragazzi speciali
Trama: Peregrina Loop

L'indecisione tra Chicken e Broccolo è stata forte. Ma poi ha vinto la pura matematica.
Miss Peregrine è diviso in tre parti tagliate con l'accetta: 30 minuti di preparazione (estenuanti). 20 minuti coi ragazzi (divertenti). E poi 60 minuti di effetti speciali al computer (da spararsi). E se due parti su tre sono brutte, allora un film è più brutto che bello. A vincere è la calcolatrice.
La parte uno è la preparazione del protagonista alla sua avventura, protagonista recitato da uno di quei adolescenti allampanati e segaligni che si sono scordati di togliersi la stampella dal vestito, che sono proprio i tipi maschili che piacciono a Burton, vedi anche Charlie e Frankenweenie. Peccato che la stampella che ha nel vestito avrebbe recitato meglio.
Il tipo ha un nonno strambo che gli racconta di strambi bambini intrappolati in un loop temporale, col temporale

Un loop che gli fa ricominciare sempre lo stesso giorno, che riparte da capo altrimenti muoiono tutti. Il loop non li fa invecchiare ma non gli fa vivere una vita vera fuori dal giardino della casa che frequentano, che è una sorta di orfanotrofio diretto dalla fascinosa e gotica Miss Peregrine, una che magari aveccela come madre adottiva
Che poi mi dicono dalla regia che nel libro da cui è tratto il libro è una vecchia. Evvabbèddai, non stiamo qui a fare i precisetti quando c'è di mezzo Eva.
Alla morte del nonno per mano di misteriose creature che strappano gli occhi alle vittime, lo stampellone va a cercare questo loop, ci entra e conosce ragazzi speciali.
E se tutta la prima parte è noiosa che vuoi finirla lì, finalmente quando entriamo nel loop, facciamo conoscenza dei ragazzi e di Miss Peregrine
(recitata in maniera esemplare e pazzerella dalla Green, non capisci mai se sia una sbiellata o una tenera e materna insegnante di vita, tutt'e due in effetti...) il film il suo passo più bella, quello burtoniano, Tim sembra resuscitato! Si va dalle autocitazioni di Edward mani di forbice, quelle siepi a forma di t-rex le ha fatte Edward? alla gioia di vedere che finalmente Tim è riuscito a fare un film con i personaggi delle sue vecchie poesie, quelle del Bambino Ostrica:

I ragazzi speciali sono davvero speciali, dei teneri x-boys melanconici: mostruosi e paurosi, ma che vorresti in giro per casa, che vivono i poteri come drammi e non vanno in giro a fare i gradassi sputando fuoco dalle mani come gli studenti di Xavier, questi sono tutti mostriciattoli. Eccone qui alcuni:
Speciale attenzione la merita Emma, la ragazza fatta d'aria (...meno male che Burton non gira cinepanettoni...):
che con un colpo di casting ai limiti dell'ossessione da serial killer, trova per il vecchiardo Burton una nuova Christina Ricci, occhioni a ranocchia e bocca di rosa
(sì può dire che è molto bella? È minorenne? Fammi controllare... Ok sì si può dire: è molto bella.)
Insomma una ventina di minuti centrali del film è viva, ritmata, incuriosisce e stupisce, che Burton sia a suo agio si sente proprio. Sembra proprio il miglior Burton alle prese con una storia scritta da Neil Gaiman (tutta la questione dei loop giornalieri che incastrano i ragazzi e non li fanno invecchiare, sembra proprio uscita dalla sua testa).
E Tim riesce anche a trovare spazio perla sua beneamata stop-motion (citando Toy Story, peraltro).
E poi arriva Samuel L. Jackson. 
E rovina tutto, bad mother fucker che non è altro. 
Ma proprio tutto tutto tutto.
Io capisco che Samuel abbia deciso, tanti anni fa, da quando ha fatto Pulp Fiction, di recuperare i vent'anni passati a fare parti secondarie irriconoscibili
accettando TUTTI i film che gli offrono, ma non mi pare il caso anche di fare lo stesso personaggio uguale, che urla e scherza, che gigiona, che fa battute a tutto spiano da gangsta OGNI VOLTA. OGNI. FUCKING. VOLTA.
Il suo cattivo è penoso, non fa paura mai, anzi smorza ogni agguato con una ridicolaggine più o meno volontaria che lascia interdetti. E non fanno paura i mostri fatti malissimo in computer grafica (per la battaglia finale al luna park avrei voluto reclamare il biglietto, non fosse stata l'anteprima) e peraltro sono sicuro di aver riconosciuto molti altri personaggi con quell'anatomia allungata e senza occhi in quei mostri lì
Le sentinelle di BLAME? Un mostro di Silent Hill? I Wheelers del seguito pauroso di Oz? Di certo non sono originali. E in generale tutta la parte finale, con gli scontri su green screen e tutto il casino di citazioni (da Harryhausen al Titanic) non chiude degnamente un film che poteva anche allontanarsi un po' dalle regole del mercato per ragazzi (mettigli la caciara con gli effetti speciali che si divertono). Insomma il film torna ad essere Alice bruttissimo, con una spruzzatina di gotico in più, ma giusto una spruzzatina.
E anche se Peregrine è meglio degli ultimi dieci anni di Tim, meglio di Alice e di Charlie, meglio di Big Eyes, facciamocene LA ragione definitiva: sono quasi vent'anni che Tim non fa un GRANDE film, e questo nel cinemaversa, equivale a morire.
L'unica cosa davvero ma davvero positiva di questo film è che a fare Miss Peregrine non ci sia... Gionni Deppe.

Oh, mica sarà uno dei bambini?

martedì 13 dicembre 2016

Questazzam sozza società

Mechanic Resurrection

1966.
Cesare Marchetti ha diciannove anni ed è sempre stato un tipo coriaceo.
Abita in un paese di tanti abitanti quanti giorni conta un anno nel bel mezzo di qualcosa che si fa anche fatica a definire nulla, ma a volerlo proprio cercare su una cartina, quelle quattro case dovrebbero trovarsi da qualche parte nel Lazio.
A Cesare Marchetti lo chiamano tutti Fiasco, da quella volta che a dodici anni, all'hosteria del Sor Nando, il padre gli fece bere tutto un fiasco di rosso e lui, all'ultimo sorso dell'ultimo bicchiere, era ancora in piedi, spalle dritte, lucido e sobrio come avesse bevuto acqua da un nasone. Sempre stato un tipo coriaceo, Fiasco.
Non che abbia avuto quella che si può dire una vita facile. Da quella notte in cui prese il suo nome "d'arte" ne sono successe di cose, a Fiasco.
Anzi, a pensarci bene fu proprio quella notte a cambiare tutto.
Il padre non reggeva il vino come lui e quando, in piena notte, Fiasco dovette riaccompagnare il genitore a spalla verso casa, non si aspettava certo che il giorno dopo avrebbe letto il suo nome sul giornale, un trafiletto, che quattro case sperdute non meritano la prima pagina neanche quando ci scappa il morto. 
In Via Aldobrandieri, all'altezza del fruttarolo, una macchina nera investì il padre di Fiasco. Senza fermarsi, scaraventò il corpo lontano dalle braccia del figlio come l'avesse sollevato di peso, un secondo c'era, un secondo dopo era sul banco delle mele che il fruttarolo stava mettendo a piramide, pronto già per la mattina dopo, le più vecchie sopra, ovviamente. Una scena paradossale se ci pensi, un corpo morto circondato da mele vecchie, una pira funeraria con un spunto paradisiaco.
Ma più paradossale, stando al racconto di chi c'era (anche se da quella notte sembrava che ci fossero davvero tutti, perché davvero tutti raccontavano di esserci stati), fu la palombella incredibile che fece la mela lanciata da Fiasco verso la macchina in fuga: dalla sua mano dritta al posteriore dell'automobile killer, che sembrava già troppo lontana, ma non per la rabbia del giovane, in una precisione balistica degna di un cecchino. 
Coriaceo e con delle doti inaspettate, il Fiasco.
Il colpo sordo della mela che impattava sul cofano dell'automobile risuonò ancora e ancora nelle ore successive, coprì le sirene della polizia, le urla della Sora Lucia "M'hanno ammazzato er marito mio. Emmò come famo cor pupo (per le madri col cuore che sanguina, i figli sono pupi a ogni età). Mo' dovrà anna' a lavora'. Ma Cesare mio doveva studia'. Doveva andassene da sto posto dimenticato da Iddio". 
Le urla diventarono voci, poi domande, poi sussurri, infine solo tiepide speculazioni su chi fosse il maledetto alla guida di quella macchina che nessuno aveva mai visto prima, di cui nessuno aveva preso la targa, di cui nessuno aveva anche solo riconosciuto il modello, o l'anno, o la marca, o il rombo; una macchia nera che sembrava uscita proprio da un'officina infernale, montata pezzo per pezzo solo per distruggere la vita di Fiasco.
L'alba di una nuova vita prometteva tutto tranne della felicità, per lui.
Da quel giorno i banchi di scuola diventarono solo un ricordo per Cesare, che tempo una settimana era già apprendista meccanico all'officina della famiglia Giannini.
Gente strana, i Giannini. I più ricchi del paese, quasi troppo se fai i conti in tasca di una famiglia che ha una sola officina, e le macchine del paese non sono poi tante. Si dice che Nonno Giannini avesse fatto gli impicci durante la guerra aggiustando le autombili e le moto ai tedeschi, che avevano preso quel casale in collina dalla famiglia Funaro, sparita in blocco in una sola notta, e si sentivano i padroni del mondo.
Finita la guerra Nonno Giannini insisteva nel dire che in realtà le macchine gliele manometteva, ai crucchi, ma nessuno si ricorda che mai uno di quelli avesse fatto un solo incidente, anzi come correvano da una parte all'altra del paese con quelle divise e quelli sguardi vacui. Ma meglio farsi poche domande, che si vive più tranquilli.
La vita di Fiasco in officina non regala altro che mani nere e puzza di bruciato, ma è pur sempre una vita. 
Una vita che incredibilmente sembra voltare una pagina (unta di grasso quanto vuoi, ma pure sempre un nuovo capitolo) quando Fiasco conosce Caterina, la più piccola dei fratelli Giannini (la più piccola di loro, ma più grande di lui di cinque anni). È l'unica che non lavora in officina, ma che ogni giorno porta il pranzo ai maggiori.
Fiasco se ne sta lì, la guarda, mentre qualcosa, qualcosa di minuscolo, si fa strada nella sua coriacità, nei ricordi dolorosi, nel misero letto in cui dorme, nella tuta blu che ogni sabato la Sora Lucia gli lava a mano.
Si sa che le cose minuscole, col tempo, possono diventare ben più grandi, e quello che era uno sguardo, diventa un amore, ci mette più di quattro anni, ma lo diventa. Per entrambi. A furia di pranzi e di mani pulite sui pantaloni.
Che poi che ne sanno due ventenni dell'amore, ma chiamalo come vuoi, Fiasco e Caterina si stringono le mani fino ad farsi male quando di fronte a Nonno Giannini rivelano la loro intenzione di sposarsi.
Sembra una statua di marmo, Nonno Giannni, quando acconsente a questa unione, però lo fa, con immensa sorpresa dei fratelli maggiori e della madre di Caterina, figlia del vecchio Giannini, una donnina mesta che nessuno di cui nessuno ricorda la voce, vedova di guerra sin dalla nascita di Caterina. 
Strana quell'unione, strano il benestare del vecchio capofamiglia, forse di fronte allo sguardo deciso di Fiasco era tornato a essere quell'uomo più piccolo di quanti tutti credano, quello che non si è mai capito se coi tedeschi facesse affari oppure no?
Un matrimonio, in certi posti, diventa più un affare di stato, e la cerimonia più una festa di paese.
Il vestito di Fiasco stringe, ha le maniche troppo lunghe e l'orlo dei pantaloni troppo corto. Ma le lacrime di Sora Lucia che rivede il marito nel figlio valgono anche la ridicolaggine dello sposo.
La cerimonia è scarna, il prete balbetta, i Giannini sono torvi, ma tutto va come deve andare, soprattutto il calore che Fiasco sente al momento del Sì di Caterina, accompagnata all'altare dal nonno.
E poi la piazzetta si trasforma in ristorante, coi tavoli e le sedie prese dalle case lì intorno e ognuno con la sua ricetta segreta che tutti conoscono a fare la sua parte nel pranzo. 
Canti sguaiati, piatti riempiti tre volte e bicchieri svuotati a grandi sorsi, svuotati tanto velocemente che tutto il vino finisce. 
Tocca proprio a Cesare, forse l'unico sobrio e lucido come non avesse bevuto che acqua, andare a prendere nella riserva, quella tenuta al fresco dai Giannini, la sua nuova famiglia, nel retrobottega dell'officina.
Dove diavolo sta questa riserva poi, perché c'è dovuto andare lui poi, che cosa ci sarà sotto questo telo impolverato poi.
È una macchina. Nera. 
O  meglio, nero è il colore che sembra esserci sotto un groviglio di rami nodosi che ricopre tutto, uno stomaco legnoso che fagocita parabrezza, ruote, tetto, fanalini e giganteschi paraurti laterali. Sul lato di uno sportello deformato uno spicchio rosso con un cerchio bianco e delle righe nere risalta sotto foglioline e arbusti. Un intero albero è cresciuto intorno alla macchina. Le radici partono da un'ammaccatura vicino al fanalino posteriore.
Fiasco se ne sta lì. Fissa i grovigli.
«Il colonnello non ha fatto in tempo a riprendersela, così mi ha sempre raccontato nonno.  - la voce di Caterina, spuntata alle spalle di Cesare senza un rumore, non è mai stata così vuota - Era dovuto scappare in fretta e furia, che arrivavano gli americani. Allora la macchina è rimasta in officina. È una macchina bellissima, quando ero bambina l'ho trovata da sola, nessuno sa che è qui dietro, solo io e il nonno. Poi quando le gambe sono state abbastanza lunghe da toccare i pedali, mi ha insegnato a guidarla, e guidarla di notte la rende ancora più nera, se spegni i fari sei una sola cosa con col buio.» 
L'abito da sposa bianchissimo e il fascio di luce che entra dal lucernaio fanno risaltare in qualche modo i capelli gialli come limoni, come oro, come il Sole, che Caterina ha in testa. Capelli biondi che nessuno degli altri Giannini ha, fratelli che sono tutti mori come fossero stati intinti nello stesso olio dei motori che usano tutto il giorno. Fiasco è immobile, Caterina continua: «Quando tanto tempo fa l'hai colpita con quella mela, come potevo immaginare che un seme si sarebbe fatto strada nel metallo e sarebbe diventato... questo. Forse l'umidità di questo posto, il telone che crea una temperatura perfetta, o chissà quale maledizione, già dopo qualche mese era impossibile districare i rami. O spostarla senza essere visti. Ma a me va benissimo che rimanga qui. Ci deve rimanere per sempre. È pur sempre l'unica eredità di mio padre. E come vedi, anche del tuo.»

lunedì 12 dicembre 2016

2x1 • Giro dantesco

Inferno
Trama: Collezione autunno/inferno

I film tratti da Dan Brown (nell'ordine Il codice Da Vinci, Angeli e Demoni e questo Inferno) sono tutti collegati da un comune denominatore: fanno cagare ci trascinano in un'investigazione a metà tra modernissime tecnologie e segreti nascosti in dipinti antichi studiati da migliaia di esperti da centinaia di anni a questa parte poi arriva Tom Hanks, li guarda un minuto e fa "Eh ragazzi ma che non avete capito? Dai su sveglia pure voi! Qui c'è nascosto un codice! Guardate, se lo fissi per quaranta minuti con faccia attonita con in testa un cappello da alce allora vedrai un segreto che nessuno ha mai scoperto! “
Tutti così, sempre. Non ricordo bene cosa scoprissero nel secondo, ma nel primo c'entrava qualcosa Da Vinci... e Gandalf...
Insomma questi film sono tutti dannatamente uguali, come immagino siano i libri, i suoi e quelli di tutti i suoi epigoni (io, in una botta di puro masochismo estivo, sono circa 4 anni che ogni estate leggo un libro di Glenn Cooper, non lo vado a dire in giro, ma lo faccio): libri faciloni di misteri ancora più faciloni che ti rimettono in pace col concetto di amaca.
Poi oh, ogni cosa che vende milioni di copie per me un certo rispetto lo deve avere, ha pur sempre capito come fottere la gente gira il vento. O almeno l'ha di certo capito meglio di me e dei miei TOT (che non sono milioni, sennò che stavo qui a mettere testi d'alce su Tom Hanks?) lettori. Ma io vi amo lo stesso! A tutti e tre.
Il problema principale del film non è Tom Hanks, non è la sempre BELLA LEI Felicity Jones (t'aspetto al varco dopodomani, Felicity Wars

), non è la regia di Howard, che anzi questa volta si lascia andare a delle visioni infernali manco malaccio (per un film del genere, che si aspetta un pubblico di un certo genere, non erano scontate)... il problema è proprio il meccanismo "danbrowniano" dello svelamento dell'enigma, anche se sono i pallini di grasso di una mortadella a svelartelo.
Pensavo - tanto per fare un esempio recente - a come ci ha mandato matti Westworld, ma matti sul serio, eppure ci siamo visti tutti e dieci le ore senza mai sentire l'effetto "lost" (quello che dici "sivvabbemavvaffanculomopureilfumonero"), cioè con l'attesa vera di svelare un Segreto con la S maiuscola. Insomma ci ha dimostrato che se ci danno del materiale valido, anche se intriso di "ma che cazzo sta succedendo", noi spettatori ci impegnamo, creiamo anche una sorta di coscienza comune e telepatica (nei commenti di FB) e iniziamo a fare ipotesi su ipotesi. Insomma tanto scemi non siamo.
In Inferno ci sono milleducento misterielli, segretini, enigmetti, che vengono svelati sempre nel giro di cinque/sei minuti, non fosse che poi il pubblico non capisce, mi raccomando eh! 
Il meccanismo già a mezzora dall'inizio del film diventa noiosissimo, non c'è una singola cosa che non sia degna di uno spiegone immadiato del tutto innaturale, ci mancava solo una scena di Tom con in mano un coltello mentre dice "Ecco con questo arnese ci si tagliano le cose! Lo sapevate? Presto ora tutti a Istanbul seguendo le indicazioni che ci dà questo manone da stadio!"
Insomma la fiera dello spiegazionismo terrorizzato da chi ha paura che il pubblico imbecille non capisca anche la più micragnosa sfumatura, questo Inferno. Un film che - infatti mi pare che non se lo sia cagato quasi nessuno o sbaglio? - diventa una blanda rappresentazione del modello enigma-svelamento.
Gli ultimi americani che erano stati così sempliciotti per le strade di Firenze erano stati quelli di Jersey Shore
Non tutti i film devono sempre essere geniali, capolavori, soprattutto quelli americani che puzzano di "famo un po' di soldi" lontano un miglio come Inferno, ma neanche così dannatamente impauriti dal loro stesso pubblico di riferimento. 
«Chi ci pensa agli spettatori che hanno la soglia dell'attenzione di tre minuti? Nessuno ci pensa?»
Il voltafaccia finale è il fiocchetto nero su questa disfatta: c'è SEMPRE un voltafaccia finale che in teoria non dovesti aspettarti e via di speculazioni su quale sarà il personaggio che come il signor Ivo pare buono ma è cattivo, ma questa volta si odora dall'apparizione in locandina.

Tom Hanks non le deve fare le parti dell'eroe, deve fare l'uomo normale, l'abbiamo appunto detto qualche giorno fa, solo. l'uomo. normale.
Al limite a fare le parti di Tom Hanks che fa l'eroe la può fare un uomo normale:

In Inferno c'è un attore che quest'anno, in un solo anno, ha veramente buttato al cesso una carriera più che dignitosa. Si chiama Ben Foster (ricordete che insieme a Giovanni Ribisi e Ryan Gosling era di quel triunvirato un po' intercambiabile che avrei tanto voluto vedere recitare in un solo film. Lui dei tre era quello più "cattivo".)
Ecco, in un solo anno è stato il mago pasticcione di Warcraft, un marinaio poraccio nel noiosissimo L'ultima tempesta, il cattivo apocalittico di Inferno e ha recitato anche nel biopic del ciclista Armstrong (ma non avrebbe dovuto chiamarsi Legstrong? Interrogarsi.), quello che è guarito da cancro, ha vinto il ciclismo (che sport noioso è il ciclismo?) e poi però si è scoperto che si dopava che manco i cavalli nelle corse clandestine nel salernitano, film in cui si millantavana una grande interpretazione di Foster. Aspetta un attimo che me lo vedo un attimo e vi dico com'è.

Ecco l'ho visto.
The program

Trama: Taglia rosa

Fa schifo.
Ma proprio di una bruttezza brutta che ti stupisci come il regista sia lo stesso di The Queen.
Forse si salva solo la locandina crocifissa, non fosse per quel payoff
E sì, mi dispiace realizzare che Ben Foster, proprio quando è riuscito a lavorare di più (ha fatto pure un western che però adesso non è che me li posso vedere proprio tutti tutti), ha fatto tutti film sbagliati.

venerdì 9 dicembre 2016

Heavy Petting

Pet
Trama: Do di pet

Quest'anno va così, per i film che proprio horror horror non sono (nessun mostro, nessun fantasma, nessuna casa cotruita su cimiteri indiani) ma che rientrano nella categoria thriller male, quelle storie un po' da Sad Sick World di gente pazza che fa cose pazze a gente normale, dove però SCIEMOLAN TWIST! NO SPOILER! SI SPOILER! le cose non sono proprio come sembrano all'inizio.
Qui il pazzo di turno è l'hobbit
che era andato anche giù con quel famoso aereo
e che (rimane l'archiviement più importante della sua carriera) si era anche spupazzato Kate
e questi sì che sono i misteri della vita. Chissà cosa passa per la testa delle ragazze. Magari nello stomaco (quello stomachetto tutto palestrato) aveva le farfalle, ma nella testa probabilmente il sughero.
Comunque, i rapporti di lui e di lei sono sempre imprescrutabili, lo dice anche questo film che parla di un Lui sfigatissimo che lavora in un canile che un giorno incontra sull'autobus una vecchia compagna di scuola, fighissima; l'abborda, ma lei ovviamente non sa neanche chi è. Lui per tutta risposta la rapisce e la chiude in una gabbia nel sotterraneo del canile, al suono di "lo faccio per il tuo bene"
Canaro reload.
Che cosa vorrà dire con "lo faccio per il tuo bene?", la solita frase di questi rompicoglioni pazzi che non riescono manco a fare uno scambio decente su Tinder e farsi una scopata (bastano proprio dieci frasi eh, cioè non è che ci vuole Leopardi) e quindi ti rapiscono e con la scusa di "farlo per il tuo bene" si fanno le pippette in bagno? Oppure nasconde una verità più sconvolgente a tratti allucinante?
Ovviamente la seconda, sennò il film finiva dopo mezzora.
La verità che si dipana non è poi così sconvolgente, cioè lo è, ma non per chi si guarda almeno un thriller male a settimana.
Il film però, minuscolo e girato con gli stessi soldi che Jackson ha usato per fare i peli ai piedi degli hobbit, si gioca strabene le sue poche carte:
Le cose che succedono sono abbastanza plausibili e mettono la giusta ansia, lei sta tutto il tempo in gabbia, ma siccome è mezza nuda è anche troppo poco
lui ha la faccia strorta giustissima per fare lo stalker che quando ti passa accanto manco ti accorgi che esiste ma poi appena ti giri ti mette un fazzoletto pieno di cloroformio in bocca.
E loro insieme si fanno degli scambietti "divertenti" (dove per divertenti intendo ammazzare l'altro inserviente a martellate e farlo a pezzi e darlo da mangiare ai cani) e la loro relazione, fatta esclusione dell'elemento gabbia (manco è detto), non è poi tanto diversa da tante che vedete in giro (o che SCIEMOLAN TWIST! state vivendo! SPOILER!): lui è uno zerbino, lei una stronza.
Bella la locandina che non si trova in giro
Avete apprezzato che non ho tirato giù un pippotto sull'amore malato mannaggia che brutto? Sarà che ieri ho fatto l'albero dopo dieci anni che non lo facevo e quindi non mi andava, appena finito di scrivere, di farlo a pezzi al grido L'AMORE NON ESISTE! SPOILER!