venerdì 24 luglio 2015

2x1 SIAMO SERIAL • Killer serial

The Jinx - The life and death of Robert Durst
Trama: Robert the nero

The Jinx è, niente di meno, un documentario perfetto. In forma di serial TV.
Perché questa dichiarazione altisonante? Per tanti motivi, profondissimi e indiscutibili.
The Jinx prima di tutto fa quello che ogni documentario dovrebbe fare: dimostrare che la realtà, a volte, supera di gran lunga qualsiasi film, che la realtà è regina, che ogni film esiste solo perché figlio di una realtà (sì, anche Harry Potter.)
Esplora poi una storia di cronaca che davvero più interessante non si può, fatta di omicidi e misteri, di personalità multiple e uniche, di accadimenti avvolti dalla più densa nebbia, e al tempo stesso lampanti come illuminati dal sole a due metri, e con un protagonista che neanche le menti di Edgar Allan Poe, Alfred Hitchcock e Thomas Harris a sei mani avrebbero potuto scrivere: il multimiliardario Robert Durst (non andate subito a wikipediare che ora vi racconto).
Infine, e qui ci mette lo zampone quello che potremmo chiamare Destino (o fortuna, in opposizione al titolo, letteralmente "La sfiga"): durante le sei puntate del serial realtà e film si mischiano, una alimenta l'altro proprio mentre il regista lo compone, è una storia in divenire, anzi è la realtà che per prima chiede che questo documentario sia realizzato e poi lo alimenta con incredibili svolte e turning point che neanche Sciemolan, fino alla sorpresa finale.
Ma ricominciamo dall'inizio, quasi fosse un Lucarelli qualunque a raccontare la vita di Robert Durst.
Rampollo della più facoltosa famiglia di "palazzinari" newyorkesi (ed essere venditori di case a NY vuol dire vendere i grattacieli, vuol dire i miliardi che non puoi spendere neanche se sei immortale), Robert cresce nell'opulenza più sfrenata e nella felicità. Fino alla sera in cui il padre lo sveglia di notte e lo porta alla finestra a "vedere la mamma". Il piccolo Robert di affaccia e vede la madre sul ciglio di una balaustra, sul tetto della magione, che (sonnambula? ubriaca? drogata?) si getta e si schianta sul vialetto di casa, proprio tra la Rolls e la Spider parcheggiate di sotto.
Un trauma del genere (e un padre del genere) copre il piccolo Robert di uno spesso strato di tristezza, sotto cui inizia a maturare una personalità borderline, nascosta però dentre vestiti su misura e studi nelle migliori università.
È proprio all'università che conosce, per poi sposarla, la bella Kathleen. I due vivono felici, tra case al mare e foto di famiglia in cui Robert appare sempre con uno sguardo che definire ferino sarebbe un eufenismo.
Una sera Kathleen prende il treno dalla casa al mare per tornare nella city, e sparisce. Il caso fa il giro del mondo e Robert, il primo e unico sospettato, viene prosciolto da tutte le accuse per mancanza di prove (e di cadavere. e di arma del delitto. e di lugo del delitto. insomma, "potrebbe essere semplicemente scappata" come lui insiste a dire...).
Nonostante la copertura mediatica impressionante, la storia viene dimenticata, come ogni caso di cronaca nera, meglio dimenticare.
Fino a quando, molti anni dopo, viene ritrovato (grazie ad una lettera spedita alla polizia) il cadavere di una donna uccisa. 

La donna si chiama Susan ed è la migliore amica di Robert Durst. Quel Robert Durst.
Ancora una volta la giustizia e i media si riattivano, scatenano, eccitano, ma di nuovo Robert la fa franca, e di nuovo tutti dimenticano.
Fino a quando, in un fiume di Galverston, Texas, vengono ritrovate delle sacche nere di plastica che contengono un torso umano, delle braccia, delle gambe (mai la testa): 

quel cadavere straziato era stato, fino a pochi giorni prima, il vicino di casa di una donna muta che viveva sola e frequantava quella casa a mesi alterni. Investigando la polizia scopre che quella donna non era muta, anzi, non era neanche una donna: era Robert Durst.

Mi fermo qui, perché potrei raccontarvi tutta la storia e vi rovinerei la visione.
Passo invece a quello che di incredibile ha The Jinx, e cioè la sua lavorazione e la sua genesi.
Voi forse non vi ricordate, come non ricordavo io, di un film col nostro amato portatore di sguardling Ryan Gosling. Il film si chiama All Good Things, ed è, guarda caso, anche su CB, QUI. La storia del film è quella di Robert Durst. Non avevo collegato, non ricordavo, non so, non rispondo. Non mi era neanche particolarmente piaciuto, infatti lo avevo bollato non senza una certa supericialità come un malriuscito Mommy Thriller, mentre ora ho una gran voglia di rivederlo.
A Robert Durst invece il film piacque, tanto che, una volta uscito dal cinema, telefonò al regista del film per proporre di organizzare un'intervista filmata in cui finalmente avrebbe potuto raccontare la sua storia (a 30 anni dal primo caso, 20 dal secondo, 15 dal terzo); la mania di protagonismo di Durst serpeggia inesorabile per ognuno dei sei episodi, sembra a volte che stare sotto i riflettori e sulle prime pagine, anche se come mostro sbattuto lì, sia la sua unica ragione di vita.
Stacco: il regista del film riceve la telefonata. Non crede alle sue orecchie. Dall'altra parte del telefono c'è un presunto serial killer, che lui ha raccontato nel suo film.
Quel regista si chiama Andrew Jarecki e - come spesso accade per i registi di documentari - ha realizzato quel film di fiction, ma è famoso per altro, è stato candidato anche all'oscar per altro, precisamente per quel capolavoro di investigazione  sempre sospeso tra colpevolismo e innocentismo che è Capturing the Friedmans (che, guarda caso, è pure lui QUI).
Ora immaginiamo cosa può aver significato per un uomo che ha appena girato (con piglio documentaristico, senza pendere tra "è stato lui" e "non è stato lui") un film su un presunto pluriomicida, ricevere quella telefonata. Io personalmente avrei attaccato, rialzato subito la cornetta, e prenotato un biglietto solo andata per il più remoto geyser islandese.
Invece Jarecki accetta e inizia il suo documentario su Robert Durst, questa volta senza Gosling, ma con il vero Robert Durst.
Le sei puntate raccontano tutto, mostrano tutto, questa volta Jarecki ha accesso ai filmini di famiglia di Robert (è sempre fortunato Jarecki, a trovare famiglie con la passione dei filmini, oppure è solo magistrale nell'utilizzo dei filmati d'epoca), ha il diretto interessato davanti, e inizia la sua personale investigazione.
Intervista parenti, amici delle vittime, poliziotti e avvocati e soprattutto intervista Robert. E quello che succede è al di fuori di ogni speranza anche del più inventivo dei filmaker.
Vi basti sapere che il caso di Robert Durst, dopo che il serial è andato in onda, lo scorso marzo, è stato riaperto.
E, almeno personalmente, la sensazione di fusione tra realtà, finzione, documentario, dramma, aumentava quando pensavo che tutta la storia mi era già passata sotto gli occhi, via film, e, come molti altri nei confronti di Durst o in generale dei fatti di nera che come vengono, destano scalpore, poi passano (e gli assassini poi si iscrivono a Tinder, per dire), e quanto più aumentava quella sensazione, più aumentava il trasporto per The Jinx.
Ora, vedere The Jinx, oltre ad essere una delle cose migliori a livelli filmico di quest'anno, è anche un'incredibile dimostrazione di come un serial investigativo dovrebbe essere, quello che è tenuto a fare: tenerti sulle spine, raccontarti e celarti, farti investigare, dedurre, speculare, sbagliare, gridare "eureka" quando scopri il dettaglio che inchioda l'assassino.
Tutto quello che non fa la nuova stagione di 
True Detective - Season 2
Trama: Forgettin Carcosa

5 episodi visti. poco meno di 5 ore di noia totale. 4 protagonisti scialbi e verbosi, banali e piatti. Capacità recitative neanche così assenti, ma tutto già visto, tutto già sentito, tutto già fatto. E quando a farti una filippica filosofica ci sta Matthew McConaughey è un conto, quando ci sta Vince Vagon non solo non è lo stesso campo da gioco, non è neanche lo stesso sport.
La seconda serie di veri detective sta dimostrando la netta sensazione che si era stratificata sotto tutti i gridolini "capolavoro", "geni", "miglior serie dell'universo totale" durante la prima, e cioè che fosse un grandissimo bluff, in cui una storia già vista in molti altri film e una sceneggiatura logorroica erano mistificate da grandi interpretazioni (e grandissime tette). Sfido chiunque a farsi appassionare da questo caso, un mistero che un qualsiasi film ambientato a LA con poliziotti (Vivere e morire a Los Angeles anyone?) o con un caso di omicidio violento (Manhunter - Frammenti di un omicidio arianyone?) non abbiano già rappresentato 30 anni fa e 30 volte meglio.
Ancora tre episodi, e credo diremo addio a True Detective, probabilmente per sempre.
Il caso investigativo è in completa confusione e non all'altezza dei predecessori neanche lontanamente anche come relazioni, i personaggi sono anemici e i loro fantasmi interiori dei grandi scassacazzi, gli attori che li interpretano assolutamente intercambiabili (soprattutto Kitsch e McAdams, non basta fare uno sguardo torvo per rendermi l'inferno dell'anima).
E per ora neanche una scena come il bellissimo piano sequenza che risollevava la prima serie. E neanche una tetta.
Anche la sigla è peggiore della prima:

e la canzone scelta, bella per quel minuto risicato, rivela, proprio come il serial, una certa lungaggine quando ascoltata tutta

(Ma quegli urletti arabi?! Non ce ne volere Leonard...).
L'unica cosa davvero bella sono i motion poster. Oltre a quello sopra ci sono questi due.

Certo, se poi mi fate vedere bene le tette di Kelly Reilly potrei ricredermi.

giovedì 23 luglio 2015

Cappuccetto fosso

Final Girl
Trama: Battute di cacca

Un gruppo di ragazzi annoiati (o forse solo deficenti) organizza delle battute di caccia che però non fanno ridere (come questa appena fatta, d'altronde, ma che volete, sono un ragazzo annoiato, o forse...) solo che invece di inseguire le volpi inseguono le ragazze, e quando le trovano le ammazzano, che volpi.
Quindi roba già mangiata, digerita e fatta concime da anni. Se cerco bene su CB ci devono essere almeno altri duetre (intendo 23) film con questa trama, ma oggi ho solo il tempo (vi avevo avvertito) di dire che per sbagliare un film dal plot così facile (ormai quasi un genere a se stante), un film in cui tre cose devi fare (1 - assassini fichi 2 - vittima all'inizio innocente e indifesa fino alla fessacchiottaggine 3 - lei ammazza loro malissimo), ci devi mettere proprio tanto impegno. 
E questi si sono impegnati allo stremo delle forze proprio. Colpa della voglia di fare qualcosa di "diverso".
Infatti quello che i ragazzi non sanno è che questa volta hanno messo nel bosco a fare la vittima la persona sbagliata, la tipa - la final girl del titolo che richiama tutte quelle ragazze dei film horror che arrivano per ultime e si salvano:

è stata allenata da quel cretino di American Beauty che evidentemente continua con le sue stronzate della busta di plastica che svolazza a fregare le ragazze.. ma ancora funziona? Con me non ha mai funzionato la poesia della busta di plastica... e insomma lei è una specie di Katniss con degli skills che manco Liam Naason, e anche se all'inizio fa credere ai quattro caccatori che è innocente e stupida (l'essere bionda  tinta aiuta), alla fine gli fa a tutti un culo così. 
Peccato che la mattanza arrivi negli ultimi 20 minuti, dopo un'ora di nulla, chiacchiere, stupidaggini, allenamenti che Pai Mei si sta rivoltando nella tomba allisciandosi la lunga barba.
Il punto 3 della lista fatta poco fa era il più importante, i quattro scemi dovevano morire malissimo, per vendicare tutte le donne che avevano ucciso per noia; ovviamente la fina critica sociale sulla violenza delle donne - di per se importantissima, sia chiaro - è impacchetata talmente male che non rende il minimo di giustizia alla gravità del tema, anzi è talmente banale che pare una lunga pubblicità progresso fatta male, tipo quando hanno chiesto a Nek di fare la pubblicità contro la droga. Il bello è che poi sembra che la ragazza faccia tutto non tanto per vendicare la violenza dell'Uomo sulla Donna, ma piuttosto per fare piacere al suo mentore/allenatore (sempre lo scemo della busta), tanto che poi il film manda in vacca l'emancipazione della vittima, facendole fare, nell'ultimissima inquadratura, questo:
A fare la vittima di turno ci sta quella poverina di Abigail Breslin, che è partita da qui
e poi purtroppo è cresciuta. Male. È un trombolino, porella. Una delle poche ragazzine di hollywood della generazione primi 2000 che poi crescendo non è diventata una strafiga (da Hermione a quella di Ring ne sono piene le stanze dei casting di ragazzine cresciute bene). Non fosse questo (che in un film dal malcelato alto tasso di femminismo 'sto discorso è abbastanza becero), il vero problema della ragazza è che recita MALISSIMO. Ma proprio male male. Non so se è la fisicità impacciata, l'incedere monocorde, o semplicemente non sa recitare punto. lo avevamo detto tanto tempo fa e poco tempo fa.
No comment sulle velleità registiche del regista che tenta anche di rimpinzare il film di momenti onirici che fa molto "io sì che ci so fare"
Ora mi metto a guardare una cosa molto poetica, l'avete mai notata quanta poesia in una busta che vola?

mercoledì 22 luglio 2015

Mamma, ho perso il fratello

Lo straordinario viaggio di T.S. Spivet
Trama: "Il Brutto" + "Film Americano" + "di Jean-Pierre" 

C'è un lampante parallelismo geografico/contenutistico nell'ultimo film di J.P. Jeunet - che tutti ricordiamo per capolavori come Delicatessen o La città perduta e film che per un attimo (ok, forse più di un attimo) ci hanno fatto credere che quella cosa che comincia con A può esistere davvero) - ed è questo: più lontano Jeunet si allontana da Parigi (ma oserei dire dal 10° arrondissement), più fa film impersonali, scialbi, in una parola... terribbblè!
E questo film si svolge nel Montana. Io del montana so solo che le mucche producono carne in gelatina.
Lo straordinario viaggio dei titoli italiani che ormai il pover Jean c'ha la maledizione di "aggettivo meglio se superlativo" + "sostantivo" + "nome di persona" (ricorderete anche "l'esplosivo"+ "piano" + di "Bazil") è quello che fa il giovane Spivet, un ragazzino odioso che va dritto dritto nel cesto dei ragazzini odiosi di quest'anno (insieme a quello di Babadook e quello di Poltergeist), piccolo genio di matematica, fisica, scienze e pensieri banali che vive insieme alla mamma (Helena Bonham Carter che non fa le faccine gionnideppiane, e rivela quindi le sua "banale" + "insulsaggine" + "di Helena"), il padre (un cowboy cowboy), una sorella adolescente e il fratello, no, il fratello muore.
A questo punto Spivet rimane solo e nessuno lo capisce perché lui è genio, tanto genio da vincere un concorso per scienziati geni, allora intraprende questo (poco) straordinario viaggio per andare a ritirare il premio, anche se non ha detto che è solo un bambino.
Da una trama del genere (bambino on the road in America) e ancora di più da un regista del genere ci si sarebbe aspettati un tripudio di idee e personaggi, carambolesche avventure, meraviglie visive.
Niente di tutto questo. Piuttosto un piatto e noiosetto blaterare continuo di questo ragazzino saccente, un Macauley Culkin prima di drogarsi.
E questo, per un regista che ha fatto della sua ferrea visione fantasiosa del mondo (come dicevamo, quella fantasia indomita tenuta in ferreo controllo... un'altro del genere è era Michel Gondry. Devo ancora vedere quel film con Amelie... adesso mi è venuta voglia. Anche se parla di quella cosa con la A.) il suo punto di forza equivale al più grande fallimento.
Non c'è uno straccio di idea, di invenzione, di stupore. Tutte le idee (registiche e non) sembrano venire da "i precisetti"  + "film" + "di Wes Anderson":


il che è un gran peccato, intanto perché Jeunet è arrivato anni e anni prima di Anderson e poi si vede benissimo che Wes se l'è studiato a fondo "l'inventivo" + "cinema" + di "Jeanne Pierre".
Poi c'è altro rubato qui e lì, c'è anche roba Pixar:

E Terry Gilliam, tipo paura e delirio in Montana

e altre cose che se non si fossero viste mille volte sarebbero anche carine, ma non alla millesima volta che le vedi. I pop up che si aprono non stupiscono più neanche me, che amo i pop up.
In nessuna parte del film si vede la firma di Jeunet, neanche scritta piccola piccola con l'inchiostro simpatico. Era molto più jeunettiano la "schifosa" + "clonazione" + di "Ellen" che questo.

La cosa che comincia con A è ovviamente l'Antimateria.

martedì 21 luglio 2015

CB ANTEPRIMA • Minions

Minions

Allora. 
Siccome mi ricordo bene cosa pensai e scrissi nero su bianco del primo Cattivissimo Me - e siccome me lo ricordavo sono riuscito addirittura a non vedere il secondo, che per me è comunque una conquista, per me che nonostante detesti Shrek e tutto il cucuzzaro li ho visti tutti e quattro - quando mi hanno invitato all'anteprima dei Minions (che ricordiamo sono sostanzialmente in MALE mascherato da estruso di mais con el gambette, sapete no, per quella cosa che i Minions sono quel tipo di personaggio che appiattisce il cervello e fa ridere solo perché fa idiozie e parla con la vocetta ma non costruisce mai un comic relief intelligente), mi sono ritrovato in quella spinosa situazione anche nota come "Che non vado a un anteprima? Che so matto? Fosse che poi la volta dopo si scordano...". 
Ma siccome proprio non ce la facevo, che va bene essere cattivissimi, ma andarci SOLO per poi distruggere i Minions piezz' piezz' e fondamentalmente incavolarmi tantissimo e non ridere mai (o addirittura ancora peggio ridere per sbaglio e poi incavolarmi tantissimo per averlo fatto) ho deciso di mandarci chi lo meritava pià di me: una giovane illustratrice, a cui ho chiesto, dopo aver visto il film, di realizzare delle opere dedicate a quello che secondo lei era Chicken e Broccolo del film.
Ecco quello che ha fatto l'artista in esclusiva per Chicken Broccoli!
CHICKEN - BOB
 
CHICKEN - STUART CHE IMITA JIMI HENDRIX

BROCCOLO - IL DINOSAURO CHE ALLA FINE ESCE 
DALLO SCHERMO 3D COI DENTI E SEMBRA CHE TI MANGIA
Ovviamente quando mi sono arrivate le opere ho detto subito: 
- MA CHE ROBA È QUESTA?! MA SEMBRANO DISEGNI DI UNA BAMBINA DI CINQUE ANNI!
E lei mi ha risposto: 
- NE HO CINQUE E MEZZO!




- Ah.
Sei un genio. Hai mai visto questa scena? 
Ecco. Vittoria "Matisse" ha deciso che questi sono i Chicken e i Broccoli di Minions. E a me è venuta voglia di andare a vederlo.

lunedì 20 luglio 2015

• CHICKEN BROCCOLI al LAGO FILM FEST 2015! •

Ah.
Il LAGO FILM FEST. Ma vi ricordate? Sembra ieri e invece era il 2012, quei giorni passati coi piedi a mollo a vedere film e farsi investire dal caos; dài, il LFF, quella cosa che si maschera da festivall di cortometraggi e invece è una roba che se ci vai #ticambialavita.
Mi ricordo bene le ora passate a fare finta di fare il serio, fare quello che vedeva i cortometraggi e ne parlava, facendo credere di saperne tantissimo, talmente tanto da dividere addirittura le recensioni in uno, due, tre, quattro post, e chiamarlo REPORTAGE!
Pazzesco cosa riesco a far credere alla gente!
Infatti, quando i ragazzi del LFF mi hanno cercato, qualche settimana fa, avevo paura che si fossero accorti del grande imbroglio con qualche anno di distanza, allora ho risposto e ho sfoderato il mio miglior accento tedesco, ho messo una patata in bocca e ho risposto PROOONTII? NAIN! CIKKEN PROKKOLI NO QUI! PARTITO LONTHANISSIMO NON ZAPERE THOVE EZERE LUI! ARIVEDOòRCI!"
E loro - CB sei tu? Dai lo sappiamo che sei tu. Senti ci sarebbe questa cosa che ci è venuta in mente che guarda è un AFFARISSIMO! Sarebbe che tu fai addirittura un Magazine intero, sai quelle cose che fai tu, con gli illustratori e le recensioni, però questa volta lo fai bene, non come la volta scorsa. Poi, come se non bastasse, vieni qui da noi, noi ti chiudiamo in una segreta del castello di LAGO e scrivi tutto il giorno di quanto è stupendo il LFF, ma mica solo per il tuo sito che tanto lo sappiamo che lo leggi solo tu e quattro altri tizi di cui uno analfabeta che guarda solo le figure, no, lo fai anche per i siti di ben altra caratura tipo FrizziFrizzi e Date Hub
- Quanto tempo ho per pensarci?
- Parti venerdi 30 luglio e alzi i tacchi domenica 2 agosto. E non pensare che vieni a farti la festa di sabato sera.
- Ah. E per fare il magazine quanto tempo ho?
- Lo devi mettere online entro le prossime 4 righe di questo post.
- COMANDI!
Ed eccolo qui: Il CHICKEN BROCCOLI LAGO FILM FEST 2015 MAGAZINE! Sfogliate gente! Leggete gente! AMMIRATELO!

Come avete visto dentro ci sono 8 illustratori 8 tra il meglio che offre il mondo dell'illustrazione galattica, loro:
E tutti hanno realizzato un'opera esclusiva a base di cinema, laghetti e rane, che sono poi i 3 elementi che fanno del LFF il festival di cortometraggi più fico (e punto da zanzare) d'Italia.
Poi, a latere, ci sono le broccolesche recensioni di 10 corti 10 tra i tantissimi che verranno proiettati a Lago.
Per avere meglio il quadro della situazione vi invito ad andare sul sito ufficiale del LAGO e leggervi il ricco catalogo

così potrete conoscere la lista dei cortometraggi in gara e non in gara, studiarvi le cose tutte intorno allo schermo nell'acqua che troverete durante la settimana del festival tipo mostre d'arte e workshop e segnarvi tutte le informazioni che vi servono per arrivarci... 
Certo non vedo però i numeri di telefono delle rane... vabbè a quello ci penso io giovedi sera... 

venerdì 17 luglio 2015

2x1 • Comunione e l'ibernazione

Ho visto due film tantissimo tempo fa. Facevano cagare. Tanto per chiudere in scioltezza (!) la settimana li metto solo oggi. Che fa caldo. Il primo era
These Final Hours
Trama: La fine del monco

Il monco appena citato nel fine gioco di parole è il regista, s'intende.
Un film sulla fine del mondo di quelli che mancano 12 ore alla fine e allora vediamo un po' che faranno gli australiani.
Ovviamente c'è tutta la tiritera dell'uomo che senza più società/regole/supermercati aperti diventa l'animale più pericoloso e tutte quelle cose lì che se le vedi in un filmone tipo La strada va benissimo, oppure se intorno hai megaeffettoni speciali e un film capolavoro anche va benissimo. 
Invece qui l'uomo più pericoloso del mondo apocalittico è questo tizio qui. 
Che ha deciso di passare le sue ultime dodici ore proprio così. Ah, questi australiani, che matti.
Il resto viene da sè. Mettici pure che la storia è praticamente un remake di The Last of Us (un videogioco che purtroppo non ho giocato), che gli attori sono insipidi come una pozzanghera e che l'unica cosa che si salva è l'ambientazione sabbiosa e tutta gialla dell'australia (che però non è certo una novità) e avrai il risultato: un film pre-apocalittico in australia, e neanche un koala! Cosa farebbe un koala nelle sue ultime dodici ore di vita? Probabilente questo:
L'altro film PREGO perché non lo conosciate, si intitola
The Remaining
Trama: Tra moglie e marito non mettere il Dio

Ed è davvero la cosa più allucinante che vi possa capitare di vedere in quanto a "invasione esseri". 
Alieni, pensi all'inizio... acqua. 
Esseri demoniaci... fuochino. 
Adepti di Comunione e Liberazione e Opus Dei? FUOCO!
Esatto... più vai avanti col film e più non puoi credere ai tuoi occhi e alle tue orecchie: è un film fondamentalista cristiano (giuro) che punta il ditone di Dio contro tutti i peccatori, e lo fa raccontando di questa invasione spiritosa di demoni che ammazzano tutti quelli che peccano (giuro. davvero.)
Si comincia con un matrimonio non benedetto dal Signore (non ricordo chi tra lo sposo o la sposa tradisce l'altro...) che viene interrotto da questi spiriti
che arrivano fatti malissimo col computer e polverizzano la gente o se la prendono coi loro tentacoloni
Io la sposa l'avrei ammazzata anche solo per la fastidiosissima scena del ballo
Una visione (!) allucinatoria. Non puoi davvero credere che qualcuno abbia portato avanti fino alla distribuzione questo opuscolo dei valori cristiani mascherato da film horror. Eppure l'ha fatto e ha anche il coraggio di rilasciare interviste.
Lo vedi e ti viene voglia di diventare satanista subito! Amen.

giovedì 16 luglio 2015

20.000 beghe sotto i mari

Pressure
Trama: Under Pressure

Fa cagare.
Certo bella settimanella di merda ve'?
Vi ricordate quel film con Jude La? Dài quello di due  mesi fa come vola il tempo quando si sta a 20.000 leghe sotto i mari. Ma come quale? Quello che lui sta nel sottomarino e poi siccome c'era la claustrofobia alla fine era meglio morire pressurizzati negli abissi marini che rimanere nel mezzo subacqueo con quegli stronzoni?
Ecco, Pressure è uguale, ma fa cagare, non c'è neanche l'oro, ci sono solo loro: Danny Huston che per me era bravo poi ha iniziato a fare solo cagate una dopo l'altra e in questo fa il cattivone che sotto pressione si redime proprio all'ultimo, poi quel tizio magrolino che ultimamente si vede in giro ma come altri (di cui non ricordo il nome) ancora non merita di essere ricordato per nome, e un altro tizio giovinastro capitato nella base sottomarina per caso, passava di lì ed è stato trascinato dentro il film, che ovviamente sarà l'unico a non finire sommerso da questa marea di merda.
Sto blaterando perché l'ho visto settimane fa e non me ne ricordo il benché minimo passaggio.
Facciamo che adesso per dare un senso a 'sta giornata mettiamo delle gif gente sotto l'acqua, più o meno sotto pressione, ma altrove, in un altro dei 7 mari. Così, tanto per vedere un po' di blu mare e iniziare il conto alla rovescia per i nostri piedi a mollo
Movie Underwater animated GIF
Splash.