giovedì 3 novembre 2011

FFR2011 • Extra • Bobby Fischer against the World

Sono in fila. Tipo a metà della fila. Quindi davanti a me tanta gente, dietro di me tanta gente. Tutti ordinati, tranquilli. Poi, nello spazietto lasciato libero alla nostra destra per il passaggio, ecco spuntare una testa pelata, era quella di Marco Mazzocchi, che tutti voi non ricorderete per essere un tipo della RAI pelato che faceva o fa il calcio e reality. Quindi Mazzocchi, che forse pensava di stare ad una gara di 100 metri ostacoli (dove ostacoli era la fila) scarta tutti e arriva davanti alla ragazza dei biglietti che se lo guarda e fa "guardi che c'è la fila". Lui, colto in contropiede, si gira e inizia a bofonchiare qualcosa come "Maguardate maguardaunpo', non si capisce, bfncbfnc"... A Mazzo', ma che cazzo devi capì? DEVI FA LA FILA COME TUTTI L'ARTRI! Per vedere, a proposito di grandi sportivi, quelli veri però:
Bobby Fischer against the World
Trama: Scacco matto.

Bobby Fischer è una di quelle figure che diventano iconiche senza neanche volerlo. Tanto iconiche che infatti quando facevamo una certa cosa che era composta di pagine e illustrazioni e testi e c'era dentro una rubrica chiamata iCons, facemmo questo:
Intere routine, moniti, operazioni tecniche intime o rivoluzioni culturali diventano sottili, portatili, adesive. L’icona è la sintesi stilizzata di un volto deificato dalle masse e ridotto a un tasto: lo premi e si accende l’evocazione di un’epoca, le dimensioni della Storia di scatto si restringono, tangibili, si umanizzano, diventano volto, intuisci un senso sullo schermo spento dei destini. Le icone sono potenti, selettive e tiranniche, rischiano sempre la prepotenza, riordinano la storia. Bobby Fischer è un’icona, il fenomeno scacchistico di massa, lo scacco alla massa. L’americano che lacerò la fortezza logica dei campioni russi imbattuti, obbligati a un comunismo tattico anche nelle partite; lui contro di loro, il solitario contro un plotone di cervelli cristallini. Era la guerra fredda, una collisione antartica di chimere. Bobby, l’unico americano nella storia a vincere il titolo mondiale, per poi perderlo da latitante. Icona sterilizzata dell’anarchia, dell’anticonformismo psicotico, braccato nel safari dei media, divo mentale feroce, derisorio ed elusivo. Preferì rinunciare al gioco, per restare un muro mistico d’invincibilità, l’avversario fantasma dell’avvenire. Fischer, a leggere la sua icona, rompendo il vetro che la imballa, si mostra in un senso meno innocuo e glorificante, si mostra come il sintomo isterico di una guerra sibillina agli esordi, il preludio di un’epoca che sta giocando, ancora, le mosse d’apertura. Aveva udito qualcosa d’insensibile macchinare all’orizzonte, l’alba dell’intelligenza artificiale, quella che mette fine all’Odissea dell’uomo; Kasparov, su cui ricadde il titolo vacante, fu la prima vera cavia umana della storia delle macchine, un programma dimostrò che l’universo tattico della scacchiera si poteva prosciugare, non esisteva più una partita che non fosse stata giocata, tutte le vittorie e le sconfitte prevedibili. L’intuizione monca preistoria. Fischer non fu battuto mai da una macchina, tentò l’estenuante elaborazione di una mossa scatenata, stabilire nuove regole per rilanciare l’apertura all’intuizione, allo scarto su cui la macchina si accartoccia, come in un incidente. Non ci riuscì, gli scacchi rimangono lì, specchio antico e astratto della mente, le macchine rimangono qui, sempre più simili a noi, noi sempre più simili a loro.
[ill. di MkLane - testo di Zvetkov]
Ecco. Bobby Fischer è una di quelle figure che rappresentano in carne e ossa la parola DESTINO. Vi serve un esempio? Vi basti sapere che la madre si chiamava REGINA. Non so se rendo. REGINA. (Che ok, Regina vuol dire regina solo in italiano, ma, ehy, le lingue parlate non sono solo un'invenzione dell'uomo? Non è il significato quello che conta?). Ne volete un altro? Bobby Fisher è morto a 64 anni, il numero di caselle su una scacchiera.
Questi alti ragionamenti il documentario non li fa, ma IO li sapevo già, perché su Bobby Fischer leggenda umana IO mi ero già informato. Leggendo due bei libri, questi< 
Inoltre anni e anni fa avevo (quasi) fatto un megalibrone a fumetti dedicato alla vita di uno scacchista immaginario dove ogni disegnatore doveva creare un pezzo di vita e un pezzo degli scacchi. Io avevo il cavallo (vi risparmio la visione). Poi chiaramente della cosa non se ne fece nulla, perché tra scacchisti (contattati per farmi avere alcune partite storiche e vederli litigare per quale fosse più storica dell'altra) e fumettisti, poi ho scelto una terza via. Le dame.
Detto questo Fischer mi è sempre stato simpatico, un pazzo come pochi sono apparsi sulla Terra (cioè tipo Caligola per capirci), pazzo e al tempo stesso sfortunato, bianco/affascinante e nero/ributtante (sul finale della sua trista vita), e mi sono sempre chiesto "che cosa aspetta Hollywood a farne un filmone con gli attoroni, tutto in bianco e nero logicamente. Sai chi potrebbe farlo Bobby (oltre a Celentano 50 anni fa? Pare assurdo ma erano u-gua-li), lui. Oppure sì, Adrien Brody. Fosse bravo.
Insomma il film fiction non lo fanno, forse per il motivo espresso da Sesti (capoccia sezione Extra del FFR2011) durante la mini-presentazione: se andaste da un produttore con una sceneggiatura dedicata ad uno scacchista e decideste di chiamare la madre Regina e farlo morire a 64 anni (come le caselle della scacchiera) e ci metteste scene di lui che accarezza cavalli e si arrocca in alte torri, quello vi guarderebbe chiedendovi "a, è un film fantasy quindi?" Ma, la vita di Fischer è, innegabilmente, la vita VERA di Fischer e in mano ad un regista coi controcoglioni sarebbe un grande grande film (che poi, diciamocelo, vuoi che Fischer non avesse pensato già da tempo di morire a 64 anni? Uno che può prevedere 400.000 mila mosse dell'avversario non si era già fatto questo conto?)...
Il documentario è oltremodo affascinante, ma solo perché oltremodo affascinante è il suo protagonista e le immagini di repertorio, vita e immagini dense di simbolismi scacchistici e paranoia, ma di per sè non raggiunge un livello cinematografico, è gestito in maniera un po' troppo didascalica, da libro di testo, da biografia filmata e nulla più, tralaltro con salti temporali che neanche l'alfiere salta così, un film senza molta poesia, sentimento, non a caso è un prodotto TV, HBO. Interessante per carità, ma è interessante anche questo:


Oppure dei film che li trovate sullo YouTubo di uno che misteriosamente si fa chiamare BiancoeNero64, uau, che menti a dedalo questi scacchisti.
Rimane la speranza che facciano un film fiction bellissimo di Fischer, ma è una partita patta contro la speranza che non lo facciano mai, perché tanto si sa che finirebbe in vacca come quell'altro film schifoso su quell'altro grande uomo. E io che evito di proposito quasi tutti i giochini dialettici su "partita con la vita", "dà scacco", "era un pedone in mano agli americani" ho vinto.

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