domenica 5 dicembre 2010

70ies C&B OSCAR MISSION • 1971

• MIGLIOR FILM 1971 •
Cinquina astrusa: da un lato la guerra tra due film di guerra opposti e dall'altro la schermaglia tra due film sulla bella società e la negazione di essa. In mezzo, un disastro(so) aereo che non decolla mai.
Patton - Generale d'acciaio
Trama: Stringere il patton con la guerra.
Vale la pena iniziare a parlare di Patton ascoltando il monologo iniziale del film:
Che è un introduzione programmatica a tutta la filosofia del film. Un personaggio (il valore dei biopic è direttamente proporizionale al valore del personaggio che raccontano e a volte inversamente proporzionale al valore dell'attore che lo interpreta. In questo caso George C. Scott è pazzesco). L'ego di Patton (per sapere meglio chi era andate qui, io ci sono andato) era una roba strabordante, come quello di ogni Generalissimo, che ad ogni spilletta sul petto si ingrandisce ancora di più. Il carattere di Patton è reso strabene in alcuni passaggi di sceneggiatura (oscar a Francis Ford Coppola), ad es. quando Patton si ritrova sul campo di battaglia, ma non la sua, quello di una battaglia, generica, avvenuta migliaia di anni prima e sospira "io c'ero. durante quella battaglia io c'ero". Patton diventa nel film il generale di tutte le guerre, diventa Giulio Cesare, Custer, diventa un condottiero Maya. C'è sempre il generale che schiaffeggia i propri soldati, che li spinge a correre incontro alle pallottole con il petto in avanti in nome della Patria. C'è sempre. E il film, glorificando la figura enorme di Patton (enorme nell'immaginario americano, di quel tipo di americani che "hanno vinto la WWII") diventa antimilitare in maniera estremamente intelligente. Sembra un film che spalma d'oro Patton e le sue gesta (ed effettivamente lo fa), ma lo fa come i vestiti nuovi coprono l'Imperatore: sotto i gradi e gli stivali tirati a lucido esce fuori, scena dopo scena, l'esaltazione superomistica di un condottiero sempre ai limiti della pazzia, la pazzia della guerra, di un uomo il cui lavoro è fare la guerra, e che quindi, ha lavoro quando c'è la guerra, e che quindi, in definitiva, la guerra la ama e la vuole e la glorifica. Patton è l'esempio di generale di ghiaccio, stratega finissimo, uomo granitico, pazzo scatenato. Terrore delle armate, sia nemiche che proprie (per i soldati è come quei professori di scuola che sono severissimi ma che ammiri, e alla fine studi... certo quelli ci morivano, tu al massimo ti beccavi un tre). Ripeteva: "I soldati comandati da me non avranno più paura dei tedeschi, ma avranno sempre paura di me". Eppure è un film strano. Un film che si avvicina alle volte ai film Anni70 crudeli e critici fino alla scarnificazione della società americana e di tutte le sue contraddizioni e che alle volte diventa solo un'immensa spazzola di madreperla che pettina la "Grande America fabbrica di Grandi Uomini". L'entrata a Palermo di Patton è una cosa che collegata al nome di Coppola fa un po' ridere. Credo sia più che altro per colpa di Coppola che noi all'estero siamo solo Sicilia:
Un film che tutto sommato pecca proprio in questa sua poca sicurezza, una missione allo sbando. Ma rimane affascinante.
Perché ha vinto? Perché gli americani sono un controsenso vivente. Premiano il cinema americano che critica la società americana, però non fanno nulla per cambiarla, quella società americana. Ho anche il sospetto che la maggior parte degli americani non abbia capito un cazzo del film e si sia solo gasato a ricordare le gesta di Patton che rompe i culi a Nazi. O forse perché Patton aveva questo cane qui che è un bull terrier che è tipo il cane più pauroso che esiste.
M*A*S*H*
Trama: In un campo medico di guerra si fa tutto tranne che fare la guerra. Si fa l'amore, si fanno gli scherzi, si fanno le partite a poker. Peccato che la guerra se ne accorge...
Questo è il contraltare netto di Patton. Spesso e volentieri all'Academy mettono due film con gli stessi intenti o con lo stesso "canovaccio" ma diametralmente opposti (esempio quando misero Salvate il soldato Ryan e La sottile linea rossa, per fare due sempre guerriglieri). Dove Patton glorifica e "pompa" la bellezza atroce della guerra con i suoi generali, le tattiche create su cartinee giganti senza pensare che poi quelle bandierine corrispondevano a uomini veri e gli attacchi aerei, M*A*S*H* allontana l'attenzione dal campo di battaglia e si focalizza su un gruppo di "marmittoni" (medici durante la guerrra di Corea) che scelgono come arma una raffica ininterrotta di battute geniali e come piano d'attacco una missione anarcoide di salvataggio. I generali (donne e uomini) vengono sbeffeggiati e lo humour è quello che amiamo da queste parti, fatto di giochi di parole continue e cambi fulminanti di punti di vista. Favolosamente dissacrante.
Perché non ha vinto? Perché qui invece gli americani l'hanno capito benissimo che li si prendeva per il culo e si sono risentiti.
Airport
Trama: L'aereoporto più assurdo del mondo.
Questo, ahilui, è stato il film che ha fatto partire la mission "The movies for Impact". Ed è il non-plu-sultra del film che noi chiamiamo "vecchio". Il film che ha fatto il suo tempo, l'esempio del deterioramento della pellicola, dei gusti che cambiano, della narrazione che perde il suo mordente, del film che diventa noioso, insomma della tortura di palle. Ci sono talmente tante cose ai nostri occhi ormai ridicole in Airport che è come vedere L'aereo più pazzo del mondo (a proposito, L'A+PDM doveva essere il film di chiusura della settimana, ma ripensandoci ho visto Airport, che è la stessa cosa alla fine). Ogni singola scelta operata nel film è davvero antica, ok, io me li immagino pure i nostri genitori al cinema, zatteroni e basette lunghe così, a dire "cacchio, che effetti, che pathos, non vedrò mai più una cosa del genere al cinema, impossibile fare di meglio". L'effetto Avatar diciamo.) però man mano che si avanza con Airport sembra sempre di più di trovarsi in una sala d'aspetto a vedere di continuo e sbuffando il tabellone dei ritardi, aspettando la fine. La presentazione dei personaggi prima che il film prenda la piega catastrofica è lunghissima - più di un'ora - è come quando ti si addormentano le gambe. I personaggi stessi sono tanti, tantissimi, uno più scemo dell'altro: dal comandante dell'aereoporto impegnato che tutto vada bene al pilota latin lover che ha fatto troppe lampade, alla vecchina truffaldina al tecnico burbero fino ad a arrivare a lui, il mito: il terrorista buono! Dopo una settimana di terroristi fottutamente cattivi e spietati ecco che negli Anni 70 c'erano invece i terroristi buoni, che compivano il loro atto tragico a fin di bene, dopo essersi fatti un'assicurazone sulla vita, si portano questa valigetta al tritolo stretta stretta al petto, tanto per non destare sospetti. E quindi lo spettatore quasi che tifa per loro e gli fanno un po' pena quando si fanno esplodere, soli soletti pure lì, nel bagno. Certo, mi dirai pure che questi caratteri ce li ritroviamo pari pari in ogni film catastrofico pure oggi, sono lo specchio della bella umanità varia evviva il mondo che è bello perché è vario, tanto vario che infatti io tifo sempre per il disastro mai per il mondo. Bisogna pur dire che come li arredavano all'epoca gli aerei:
Che nuances, che sedili pelosi, che overlook hotel volante. A questo proposito la regia è l'equivalente di una carta da parati anni 70, voi la mettereste una carta da parati anni 70 per casa? Per TUTTA casa intendo, voglio vedere dopo un'ora, finito l'entusiasmo del vintage. Ci sono soluzioni "avveneristiche" come l'utilizzo scriteriato dello split screen che crea effetti allucinanti e involontariamente comici:
E scene veramente ridicole. Su tutte quella dove cercano di sventare l'attacco terroristico.
Questo è il classico film da remake e mi chiedo perché ancora non l'hanno fatto, si sente proprio il bisogno del totoremake di Airport. Eccolo qui:
La regia chiaro la fa Sodenberg. La cosa più "di rottura" del film è che è palesemente pro-adulterio. Ci sono due personaggi cornificatori e entrambe a fine film, scampata la tragedia, che fanno? Tornano dalle moglie e figlie perché "hanno capito il valore della famiglia"? NO! Se ne vanno tra le braccia delle amanti felici e contenti. Il resto è davvero "di rottura" nel senso di palle però.
Si prega di non far scoppiare terroristi buoni nei bagni del velivolo:

Perché non ha vinto? Perché ancora non c'era stato il 9/11 e sul terrorismo lo si scherzava. La candidatura di questo film a miglior film rimane un mistero anche se di 40 anni fa. Come se oggi candidassero film come Fuori in 60 secondi o Transformers a miglior film.
Love Story
Trama: Amore vuol dire non doversi mai dire: MAVVAFFANCULO!
Sono così arrabbiato con questo film. Lo avevo visto mi pare in un momento della mia vita in cui credevo pure in quella cosa chiamata amore (cioè nello spleen derivato) e mi era pure piaciuto. Oggi, che l'Amore lo so bene che non esiste (benvenuti nella realtà) sono stato scorticato da Love Story. Una storia che ti vuole tirare fuori le lacrime con lo stesso arnese con cui gli egiziani estraevano il cervello dei morti. Mortacci loro. Ce li vedi proprio gli sceneggiatori che si fanno una pippa sulla sceneggiatura quando gli è uscita fuori la frase "Amore vuol dire non doversi mai dire "Mi dispiace"...vaffanculo peccato che l'amore è solo una lunga sequela di "mi dispiace" e poi muori. E ce lo vedi proprio Francis Lai che si fa un'altra pippa, questa volte a due mani (romanticismi, su C&B), mentre compone questo stornello maledetto:  . Cazzo davvero mi ha fatto innervosire. E vi spiego perché. Proviamo per un secondo a togliere la parola "love" dal titolo e concentriamoci solo sulla "story". Love Story di che parla? Di un ragazzo miliardario che si innamora di una ragazza di umili natali e viceversa. (A parte il fatto che quando lui descrive lei al padre dice testuali: "Ma lei mica è come quelle idiote hippy". Per dire il qualunquismo, sembra di sentire "i capelloni".) Insomma lui lascia la famiglia, contraria all'unione, rinnegando il padre e i suoi soldi (vabbè). Vanno a vivere una vita modesta in una casa modesta mangiando cibi precotti modesti, ma tanto c'è l'Amore, ceh ci pensa lui al menage famigliare. Insomma questo è un racconto di Lotta al Perbenismo! Lotta alla bambagia! Lotta alla vita facile! Lotta al cognome importante! COL CAZZO! La verità è che per i ricchi essere poveri è solo una fase della vita. Succede più o meno verso i 25/30 anni, che vanno a vivere in casette e magari dicono in giro "io non prendo un soldo dai miei. a me mi fanno schifo i soldi dei miei. io me li sudo i soldi che ho, pochi". BRAVO STRONZO! peccato che tu, ricco, nel tuo intimo, nel posticino del tuo cuore più profondo, sepolto con chili di letame, SAI che i soldi ce li hai, comunque, anche se in quel momento non li usi, che il "mattone" delle ville è TUO, ora sarà pure di "quello stronzo perbenista di mio padre" ma un giorno, guarda un po', te lo ritroverai nelle tue saccocce. E quindi bravo, gioca a fare il povero finché ti va, che qui noi, i poveri veri, ce ne stiamo qui incazzati neri e tranquilli proprio non ci sappiamo stare. E quindi Love Story un film che ci insegna che l'amore supera tutti i confini, primi fra tutti quelli di Classe? Ma per favore! Guarda caso lei MUORE! E lo sapete perché? Perché i poveri MUOIONO, muoiono perché da piccoli non avevano il dottore privato e i soldi per le medicine! Ma guarda! E quindi quello di Love Story è un finale tragico? Da piangere? MA DE CHE? Love Story ha il lieto fine nella misura in cui finalmente lui si può sposare quache fichetta ricca (che non muore) e vivere felice e contento con i soldi ereditati. Tre cose che avrei preferito fare nell'ora e mezza in cui ho visto Love Story:
• Partecipare al Guinnes dei Primati come "Uomo ricoperto dal maggior numero di api".
• Telefonare a tutte le mie ex dicendo "Mi dispiace".
• Rivedere Giallo di Dario Argento.
Evvaffanculo.
Perché non ha vinto? Non lo so ma ringrazio il cielo. Che poi lui, Ryan O'Neill, il bravo ragazzo biondino ed educato, ha passato la vita diviso tra il bere e pigliare a botte Farah Fawcett. Romantico no?
Cinque Pezzi Facili
Trama: Ogni persona che incontri, ogni persona, ha dietro la sua storia, la sua realtà e questo è ciò che tu non sai.
Ed eccolo qui - ho deciso li metterò per ultimi - il VERO vincitore di quest'anno. Un film di abbacinante bellezza. Una cosa che non sembra vera che possa esistere e essere stata fatta da menti Americane. Poche righe fa parlavamo di "lotta al perbenismo", di nascere in una famiglia dove il tuo destino è segnato, non tanto da un padre padrone o una madre oppressiva, ma dalla bambagia che ti circonda, dal fatto di poter studiare pianoforte sin da piccolo, di avere la casa al lago, di avere i muri con i ritratti dei nonni durante le battute di caccia. Magari alla fine ti capita pure di avere genitori liberal o intelligenti, eppure la tua vita ricca è segnata, è già tutta scritta. E allora che fare? Fuggire per finta finchè poi si scopre che i soldi è meglio averceli che no? Oppure andare a lavorare con un trivellatrice e mettersi con la ragazza più scema possibile, solo e solamente per non pensare più a niente? La seconda strada è quella percorsa da Jack Nicholson in 5PF: abbandona la sua già segnata carriera di concertista a favore di una vita con le mani nel petrolio (ma non quello degli emiri, quello nero pece che non lo lavi, manco quando hai le mani pulite) e nella suburbia più tagicamente anonima d'America. Ma non è una fuga, o almeno non è SOLO una fuga. Quello che 5PF racconta è proprio l'esplosione interiore del concetto di fuga, del senso di nonappartenenza, della tragica differenza tra te e la tua famiglia, che ci sei nato mica te la sei scelta. Mille passi oltre film come Into the Wild, senza ricerca di ambientazioni lontane o esotiche. C'è la fuga, ma non è per cercare di "meglio" è solo per cercare la "non ricerca", riuscire a trovare il "nulla". Jack Nicholson al massimo storico. L'ho sempre più o meno bollato come un gigione. Per caritàddiddio ok shining ok cuculo, non mi scagliate addosso i lavandini, però dai... da un certo punto in poi è stato solo questo:
E invece ho deciso che il Jack degli anni70 è tipo Dio. E siccome Dio è trino, anzi quello di C&B è quadrifoglio, con Pacino, Hoffman e DeNiro sono la (strabanale) santità della recitazione americana anni70 (l'acqua calda scorre a fiotti, su C&B), che ti fa pentire di non averli vissuti quando erano grandi davvero. Io li ho scoperti tardi, cioè quando erano "miei contemporanei" già tutti facevano i film con gli autistici, i sordi, i diavoli o gli analfabeti, ma c'è stato un tempo (gli Anni 70, beati loro) dove riuscivano con un movimento di occhi, con un labbro spostato, con una mano che stingeva il bracciolo di una sedia a concentrare una tale gamma di emozioni da fare paura. Lo dico sempre, un DeNiro che mi fa lo scemo del paese o un Nicholson che mi fa il Joker mi fanno ridere (nel senso che sentire dire "una grande interpretazione" mi fa ridere). Lì fanno solo il loro lavoro di gigioni, ma quando invece erano chiamati a interpretare le persone normali (e per questo folli, maniacali e orribilmente sentimentali) era tutta un'altra cosa. Cinque Pezzi Facili film DA VEDERE ORA, e poi scappare via il più lontano possibile, soprattutto da Internet.
Perché non ha vinto? Perché è anche troppo rispetto all'America tutta insieme.

4 commenti:

  1. Bel discorso ma...se nascevi ricco?

    :-P

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  2. be' se nascevo ricco prima di tutto mmi facevo il cinema a casa e poi pagavo un'orda di giornalisti per scrivere su C&B mentre io stavo in barca con 5 pinguane, moribonde chiaramente.

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  3. ...E non scordiamoci che avresti potuto corteggiare con fior di brillocchi una Julianne Moore!
    :-D

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  4. cazzo infatti. Julianne... NO COMUNQUE JULIANNE MI AMEREBBE PER QUELLO CHE SONO E NON PER I MIEI SOLDI! (al massimo per quelli di mio padre...)

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