martedì 4 agosto 2015

Far & Furious

Fast & Furious 7
Trama: È un Diesel?

Mettiamolo così, loro sono andati velocissimi, io ero dietro che arrancavo con la mia vespetta.
Ho visto questo film MESI fa. MESI. E avevo in testa una recensione bellissima che paragonava Vin e Famiglia ai miti greci.
Già.
Perché per me una scena di tensione muscolare come questa:
raggiunge proprio lo stesso grado di miticità di questo:
Poi però è passato il tempo, MESI, velocissimo pure lui, e io non ho fatto in tempo a stargli dietro e a trovare il momento per mettermi a ripassare i miti greci, a rispolverare i libri del liceo, a telefonare alla professoressa Bianchini e chiederle se ancora rosica per quelle volte che andavo malissimo all'interrogazione di versione ma poi benissimo a letteratura e per media mi doveva promuovere e niente, non ho fattola recensione di FF7. 
Peccato sarebbe venuta bene. Soprattutto perché prima che uscisse avevo rivisto TUTTI e 6 i precedenti (compreso FF5 e FF6)!
Poi mi sono reso anche conto che il mio "fomento" andava un po' col freno 
Dai magari quando esce FF8 (che sarà il titolo più bello di tutti da dire con subito dopo delle gif di lei anche se non posso dirvi che
Aspettando Gadot (nei pochi panni di Wonder Woman).
E insomma FF7, che sembra una dichiarazione dei redditi ma non è, è stato fichissimo, fanno delle cose di macchine brum brum pazzesche tipo fare i salti da un palazzo all'altro che contrariamente alla cassaforte trasportata da due sole macchine quando ce se sarebbero volute almeno 50 e contrariamente la pista d'atterraggio lunga 120 chilometri SE PO' FA! DA DOMANI TUTTI A PARCHEGGIARE DIRETTAMENTE NEL SALOTTO DELLA SIGNORA DI SOTTO!; ma anche di omoni grandi e grossi che si riempiono di pizzoni
e di donne grandi e grosse che si riempiono di pizzoni pure loro
Furious 7
ma anche di grandi sentimenti e abbracci fraterni, ma soprattutto film di saluto finale a Paul Walker che insomma, una vita per le macchine una vita per il morto.
E Vin lo saluta in un momento di grande meta-cinema contemporaneo:
E poi qualche mese dopo chiama la figlia Paulette. Che uomo dal cuore di marzapane.
Detto questo ho dimenticato almeno il 97% delle cose importantissime che dovevo dire di FF7, ma sicuramente questo 3% ha reso bene l'idea.
A rendere l'idea aiutano anche queste scenette sobrie qui:

Furious 7Furious 7

lunedì 3 agosto 2015

2x1 • Kriste in Croce

Bound to Vengeance
Trama: Piccola vendetta lombarda

Niente non ci sono riusciti. Volevano fare un bel film di lei rapita per mesi da un bastardo, poi con lei che si riusciva a liberare e la faceva pagare cara al suo aguzzino, ma scopriva che c'erano in giro per la città altre ragazze poveracce rapite e rinchiuse in sgabuzzini come lei e allora le andava a liberare una ad una fino a quando non scopriva la più atroce delle verità... mentre hanno fatto... be' in effetti hanno fatto proprio un film che racconta di questo, ma lo hanno fatto sbagliato.
Prima di tutto c'è una cosa che mi chiedo sempre quando vedo la scena del rapito che si libera in un impeto di forza disperata e fa ramazzare al suolo il suo carceriere, ribaltando la situazione. Ecco mi chiedo sempre perché DIAVOLO NON LO AMMAZZI SUBITO! Ma io dico! Ok, diciamo che proprio di ucciderlo non hai il coraggio (anche se penso che sei mesi incatenata al suolo e vittima delle peggio angherie , ti danno la forza e il coraggio di uccidere pure Andre The Giant...), ma cristo almeno una manovra Misery la DEVI fare, almeno non ti insegue no!
Comunque in questo caso sono andati oltre, hanno deciso che la tipa non solo non ammazza nè gambizza il cattivo, ma anzi se lo porta dietro tenendolo fermo con uno di quei cosi che usano gli accalappiacani, e insieme vanno a cercare e liberare le altre poverette.
Purtroppo mezzo cast è sbagliatissimo ed essendo sostanzialmente due attori, sbagliare mezzo cast è abbastanza grave, lo sbaglio è rappresentato dal rapitore, che oltre ad essere un pessimo attore continuava a ricordarmi qualcuno. ma dove l'ho già visto... dove... dove...
AH! ECCO DOVE! Ma non ve lo dico perché potrebbe essere a risposta vincente alla più difficile domanda del campionato mondiale di Trivial Pursuit. Vi metto una foto (è quello a sinistra ovviamente)
se sapete chi è vuol dire che parliamo la stessa lingua.
Insomma i due vanno in giro per la città a salvare poveracce, che sarebbe anche un plot aperto a qualche sorpresa, tipo che quando man mano si scopre che l'organizzazione è ben più stratificata vuoi anche scoprire chi è a capo di tutto questo atroce traffico
ma quando arrivano dalle tizie e queste invece di rispondere "grazie" tentano addirittura di ammazzare la ragazza (forse perché impazzite? lo voglio sperare... non vorrei mai pensare che il regista volesse suggerire che alcune erano consenzienti), mi sembra un tantino esagerato.
Insomma forse le intenzioni non erano male, e alcuni passaggi di regia non sono neanche male (il regista è messicano alla sua prima prova amerigana), ma la sceneggiatura fa acqua da troppe parti.
Era meglio se l'ammazzava subito.

Invece in supercorner è uscito anche in italia - è estate, se pensi alla media dei film horror estivi che invadono le sale devi ringraziare che ci sia scappato il Babadook - l'orrendo e patetico
Kristy
Trama: Kristy chi?

Che pensa io avevo pensato al titolo "Kristy in croce" prima di vedere il film (sì io penso al titolo del post appena vedo la locandina e allora?), anche prima di vedere il trailer, e non pensavo di averci preso così tanto. Il film infatti parla di una povera crista che rimane sola soletta nel college e viene presa di mira da dei tizi in maschera (che ricorderemo come le maschere meno inquietanti della storia, infatti sono fatte di alluminio quello per incartarci i panini con l'effetto di avere degli assassini con la faccia da pic-nic)

e questi qui l'ammazzano proprio perché mezzi satanisti, Kristy è il nome che danno a tutte le loro vittime proprio per assonanza a Cristo. Kristy, Cristo. Gli assassini della Pagina della Sfinge.
Inizia come deve iniziare (con lei in mutande), continua come deve continuare (con lei che ci piglia un sacco di paura e spavento), finisce come deve finire (con lei che si ripiglia e ammazza tutti gli assalitori), peccato sia tutto la media addirittura per un film horror estivo comprato un tanto al minutaggio.

domenica 2 agosto 2015

CHICKENBROCCOLI al LAGO FILM FEST 2015 #2

Secondo giorno di ChickenBroccoli al Lago Film Festival. Il primo giorno è uscito circa 1440 minuti fa, vallo a leggere se non l’hai fatto ieri che chissà cosa c’avevi di tanto importante da fare…
Guarda caso è anche il giorno più importante di tutti! Quello dove tutti in paese si chiedono “ma quale sarà il film vincitore?”, dove tra le stradine strette si sentono sospirare i nomi portati dal vento, dove nelle stanze d’albergo la gente si alza e la prima cosa che fa è scaracchiare rumorosamente nel lavandino per venti minuti non sapendo che tu stai dall’altra parte e quando senti che la porta della stanza accanto si apre la apri anche tu per donare una sputacchiera al tuo amico e ti ritrovi di fronte il mitico Olcese di Olcese e Margiotta e subito gli gridi: «SONO IO TUO PADRE!»

Questo è il giorno fondamentale in cui possono cambiare le vite delle persone!  Già perché se è vero che il #lagoticambialavita, è anche vero che se magna talmente tanto e bene qui in questa valle veneta che ti cambia anche la vita quella proprio sotto la panza, infatti io adesso lo chiamo Largo Film Fest.
Ma dopo questo divertentissimo incipit degno del più navigato dei mattatori da stand up comedy, passiamo alla relazione minuto per minuto di quello che è successo durante la giornata. 
C’era gente che correva di là per recuperare i giurati che ancora non riuscivano a decidere il vincitore;
c’erano volontari che preparavano tutto per il festone serale, c’erano i #coglionino di ZERO - sai, quelli della campagna che un anno fa eravamo tutti lì a spingere pollici alzati perché a tutti ci like tantissimo essere pagati per il nostro lavoro creativo, e poi dopo un secondo dal like spinto fortissimo e carico di amorproprio rispondevamo a quella mail che ci chiedeva di fare qualcosa di creativo pagandolo con la visibilità…. ovviamente rispondevamo sì, che la necessità di esprimerci ci rende #coglionisì per sempre. È questo il vero prezzo da pagare - e insomma gli ZERO che finivano il montaggio del documentario dedicato al mistero del Lago;
c’erano gli organizzatori che già preparavano la lineup di cortometraggi del prossimo anno;
c’erano i ristoratori che contavano gli sghei racimulati in questa settimana;
c’erano loro:
che non proprio chi cavolo fossero ma erano molto coloriti e seppur esprimendosi con una lingua tutta loro e sbevazzando litri di birra alle 10 di mattina sono stati molto divertenti da seguire; certo non ho ben capito se il crearmi un fortino di bottiglie vuote davanti era un segno di pace o di guerra. Nel dubbio sorridevo come un ebete fingendomi svedese;
E in mezzo a tutto questo turbinio cinetico ci persone e cose da fare c’ero io. Che ho fatto quello che di solito non faccio mai: 
Ebbene sì. Ecco a voi il repotage meno reportaggioso del mondo, di quelli che ti segnano una grande A in fronte (A per Ascemo!) e non ti fanno più invitare a nessun festival del regno delle due Venezie dei Dogi e delle statuine di Murano.
E insomma per una volta il Lago di Lago largo è stato l’ago della bilancia del mio fankazzismo (verbo solitamente sconosciuto dalle mie parti). Evvabbèdai, non è stata colpa mia, non è stata colpa vostra. Sai che forse di chi è stata la colpa? Scommetterei su diluvio.
Esatto. Veneto. 1° Agosto. Percepito 12 Febbraio. Poi dice che bevono… ma no ghuardha schavete raghionhe vhohic!
Ecco ora non voglio fare l’Alberto Sordi della situazione che arriva in Veneto e per due goccie si spaventa, ma qui stiamo proprio parlando di cielo plubeo, nuvole che coprono le montagne, freddo becco, castagne sul fuoco, moonboot pelosi e George Micheal che canta questo:
Ditemi voi se uno può fare il suo lavoro di reporter guascone. Certo magari i reporter di guerra qualcosa avrebbero da ridire... ma anche la guerra contro il brutto cinema ha fatto molte vittime.
A questo punto vi potrei raccontare della premiazione, ma non c’ero quindi vi metto i vincitori dell’edizione in un doppio copia/incolla carpiato con avvitamento:
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Revine Lago, 1 Agosto 2015 – Si è svolta sabato 1 agosto la Closing Night di Lago Film Fest, il festival giunto quest'anno alla sua undicesima edizione con un ricco calendario di proiezioni, incontri, eventi d'arte. 
Evento clou della serata, oltre alla proiezione sul grande schermo dei montaggi realizzati nel corso del primo workshop di blobbing proposto da Lago Film Fest con la redazione di Blob di Rai Tre e dell'atteso documentario sui misteri di Lago prodotto in questi giorni dal collettivo ZERO, è stata dunque la cerimonia di premiazione dei migliori film in concorso, scelti dalla giuria internazionale – composta, lo ricordiamo, da Peter Millard, Cosmina Stratan, Alfredo Covelli, Sebastian Wesman, Danilo Carlani e Alessio Dogana -, dal pubblico e dai più piccoli che nei giorni passati hanno popolato le proiezioni targate Unicef del Cortile Carlettin. 
I direttori artistici Viviana Carlet e Carlo Migotto hanno proclamato come vincitori i seguenti film: premio della giuria per il documentario Hillbrow di Nicolas Boone (Francia 2014), istantanea di un quartiere periferico di Johannesburg; premio del pubblico per The Age of Rust del duo Alessandro Mattei, Francesco Aber (Italia 2014), documentario breve che guida alla scoperta del “Petramosaurus Cavator”, specie meravigliosa che vive nelle Alpi; premio speciale per il migliore film della sezione Veneto a Blue Womb di Laura Bianco e Hanna Thomschke (Italia 2014), storia delicata di un trenino che alla fine della prima Guerra Mondiale è finito in fondo allo specchio d'acqua di Lago; premio Unicef per Another Round di Jane Mumford (Svizzera 2013), favola sulla rocambolesche disavventure di una cameriera alle prese con un vassoio di drink. Il premio della critica firmato Nisimazine coordinato da Chiara Puntil è stato assegnato a La fièvre (A Spell Of Fever) di Safia Benhaim (Francia 2014), documentario silenzioso sul ritorno dal mare di una donna e sul suo incontro con una bimba febbricitante. 
Completano il palmarès una manciata di menzioni speciali assegnate per ognuna delle sezioni del concorso. Per la Internazionale, Killer? di David White (Nuova Zelanda 2015); per la Nazionale, Persefone di Grazia Tricarico (Italia 2014); per Nuovi Segni, Washingtonia di Konstantina Kotzamani (Grecia 2014); per Nuovi Segni sottosezione Animazione, Mon Bras Armé di Mathilde Nègre; per Unicef, Prince Ki-Ki-Do: The Swamp Monster di Grega Mastnak (Slovenia 2014). Tra gli altri premi annunciati anche il Pix Award in collaborazione con Pixartprinting per il migliore short film di animazione dalla selezione The Animation Parade. La giuria di settore ha scelto Benigni di Pinja Partanen, Elli Vuorinen, Jasmiini Ottelin (Finlandia 2009) e ha assegnato una menzione speciale, Pixart Special Mention, a Symphony no. 42, Réka Bucsi (Ungheria 2013). Inoltre, per il contest Sei uno Zoopper da festival? ideato da Lago Film Fest in collaborazione con la piattaforma Zooppa, ha vinto il videocurriculum/showreel realizzato dal team CHd Animation. 
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A posto no?
Allora vi potrei allora raccontare del megafestone serale… O basta una diapositiva?
Dài sto scherzando. In realtà il festone c’è stato eccome ed è stato a suo modo bello, anche sotto i pergolati a stare più stretti di quanto saremmo stati a farlo sul prato, a cicischiare di tutto ma ancora più di niente, scambiarsi biglietti da visita e soprattutto ricevere baci inaspettati. Già perché ad un certo punto è arrivato un nugolo di persone che ha iniziato a sbaciucchiare tutti e stampare segni di rossetto alla gente. Bello no, dove devo firmare perché sia sempre così?
Ehy ma vi ho riconosciuto, siete i TRASFOR performer di ieri. Ah quindi fare tutti quegli strani movimenti portava a questo? Interessante evoluzione. Io quando ho capito l’antifona mi sono messo con la bocca a pesce ad aspettare la mora. Certo anche la bionda.
Alla fine il bacio è arrivato anche a me. Aveva la barba. E per dirla alla Pippo Franco “ahi, no, non mi garba”.
Preferivo la bionda. No anzi... la mora, ho deciso.
È notte. 
Il Lago Film Fest volge al termine, su un prato bagnato e una valle fatta d’acqua che raccoglie la pioggia che cade fitta e crea una vera autostrada tra cielo e terra. E mentre tutto finisce tra gente che suona le pentole, persone che baciano e altre che vengono baciate, panini con la carne buonissima anche loro con grigliato sopra l’hashtag #lagoticambialavita, io mi immalinconisco.
Era inevitabile. Se c’è un’altra cosa che amo odiare oltre il cinema è la pioggia.
Inizio a pensare al passato, alla ripetizione, ai ricordi che diventano diorami, alle cose speciali che diventano più normali, ai film che non ho visto, a quelli che mi sono fatto. Pensando a tutte queste cose insieme mi sento un tremendo rompipalle e nel rischio di rovinare l’atmosfera con una delle mie solite tiritere infinite me ne vado a dormire.
Arrivato in camera e mi metto in modalità Jep Gambardella e inizio a guardare il soffitto. Lui vedeva “o ‘mare”, io vedo degli alpini che mi cantano uno jodel, che sappiamo tutti è un po’ la vera musica del diavolo, altro che heavy metal.

Saluto gli spiriti degli alpini veneti che sono caduti per la salvaguardia della stella alpina (da cui si sa si estrae il più potente liquore del mondo) e mi addormento. 
Ovviamente sogno me stesso che pensa al passato, alla ripetizione, ai ricordi che diventano diorami, alle cose speciali che diventano più normali, ai film che non ho visto, a quelli che mi sono fatto
E mi rompo tantissimo le palle da solo anche nel sogno. 
Tanto che mi sveglio. 
E succede l’incredibile, quando già pensavo che il ricordo di questi due giorni mi avrebbe accompagnato tipo Babadook per almeno una settimana, durante la colazione qualcuno mi ricorda che sono ChickenBroccoli, quello che “ama odiare il cinema” quello che “ti seguo sin dai primi post su FrizziFrizzi”, quello che ha fatto il magazine di carta l’anno scorso e “guarda un po’ ce n’ho qualche pezzo dietro, non vado mai in giro senza” e finisce che ne vende pure una copia!
Quindi la mattinata si ripiglia, proprio quando me ne devo andare. Devo averla già sentita questa.
Insomma ChickenBroccoli al Lago Film Fest 2015, praticamente uno scansafatiche in libera uscita per due giorni. Ma dai che è bello anche così, se c’è una sensazione che all’lfhfh rimane immutata è proprio la libertà, la libertà di vivere gli spazi che gli organizzatori e la natura in un reciproco rispetto (tranne quella cosa di Diluvio) ti mettono a disposizione. 
Ci sono tanti spazi da occupare al Lago Film Fest, occupare con la tua creatività (o con la mancanza di, non è mai una colpa non averne), tante cose da vedere, ma anche tante da fare, che possono distrarti dai cortometraggi come hanno fatto a me quest’anno, ma che comunque ti riempiono. È un gioco di vasi comunicanti tra Lago che ti invita e tu che ci vai, un balletto sincronizzato tra chi dà e chi riceve, in un continuo scambio di ruoli. Lago Film Fest è questo, un festival sui generis, che non ha tutta quella pressione da “addetti ai lavori” che si respira altrove, che non ha code per entrare alle proiezioni (al massimo di paperelle che attraversano la strada) e gente della sicurezza che ti dice di spengere il telefono. 
È un festival con un lato umano grosso così:
che devi cliccare per ingrandire e spero tu abbia un computer grande per capire che intendo.
Io so una cosa, so che ci rivedremo. Perché nonostante quella volta era stato così, e questa volta è stato cosà, siamo importanti l’un l’altro.

sabato 1 agosto 2015

CHICKENBROCCOLI al LAGO FILM FEST 2015 #1

E quindi si parte! Proprio come tre anni fa rieccomi sul treno che mi porterà a Venezia.
Rieccomi sul treno che mi porterà a Conegliano.
Rieccomi sul treno che mi porterà a Vittorio Veneto.
Rieccomi sul pullman che mi porterà a Lago.
Oh, ma scusate non si era detto volo in jet privato e limousine con champagne e wi-fi dentro?
Vabbè… io però mi sa che se cerco bene in qualche mail di organizzazione si era detto…
E insomma di nuovo in quel borghetto chiamato Lago, dove c’è un lago, che si chiama Lago. Lago di Lago. Poi per favore prendetemi appuntamento con l’addetto di toponomastica che gli devo fare un discorsetto sull’originalità.
A proposito di toponomastica!
Finalmente arrivo a Lago ed ecco quale splendido e ipnotico paesaggio mi accoglie:
Guardate! Ammiratelo! Che culla della natura, che culto del bello, che culturalmente abbacinate panorama, che paesaggio che è già cult.
E insomma eccomi, rutilante come un giornalista d’assalto, intraprendete come un reporter di guerra, scafato come un pagliaccio ad una festa di bambini, a fare un nuovo reportage per il Lago Film Fest! Si cominci! CARICO COME UNA DINAMO! DAJE!
Ebbene sì, ecco quello che ho fatto per almeno le prime tre ore dal mio arrivo in zona. Ho dormito sul pratino. Oh. Ho lavorato tutto l’anno, ho visto film orrendi che se solo ci ripenso, avevo bisogno di un po’ di stacco, diamine.
Vabbè comunque poi mi sono svegliato e sono andato finalmente a dire che ero arrivato, ed è scattato l’applauso, mi devono sicuramente aver scambiato per un assessore che aveva pagato qualcosa, altrimenti non si spiega.
Non venivo da tre anni, ho rivisto facce conosciute, altre sconosciute, altre un po’ di legno, per fortuna non ho visto nessun bambino di tre anni con la faccia di Broccolo, il che mi ha abbastanza tranquillizzato.
Ma ora bando alle ciance, parliamo di quello che davvero ci interessa, il vero motivo per cui siamo venuti qui:
Ah non era per la flora e per la fauna che siamo venuti qui? Ma come, qui si trovano le maestose Albanelle Minori! Ma ancora più strani sono questi esemplari qui:  
Che carini che siete! Vi chiamerò Blu, Giallo e Bianco e sarete i miei cuccioloni legnosi e io sarò il vostro Chris Pratt! 
Benvenuti al Lagorassic Park, non hanno badato a spese (tranne per quella cosa del jet…)
Comunque nei cartelli che aiutano a districarsi nel labirinto della fauna mancavano le sirene. Io le ho viste sono anche riuscito a fotografarle.
Per capire meglio la natura che circonda il festival vi ho fatto una foto panoramica pazzesca col mio nuovo iPhone da cliccare
Visto che bello… Oh thò, guarda cosa si vede casualmente nella foto: il Chicken Broccoli Lago Film Fest Magazine! Ma guarda alle volta il caso…
E insomma è stato stampato per veramente, ed è proprio bello! Veramente una roba di accecante bellezza, tanto che merita tutta una serie di foto, perché, proprio come Flavia Sorrentino ha twittato, “un’illustrazione non è finita finché non viene stampata”. E allora ecco tutte le illustrazioni, stampate e finite, del magazine




Fate ancora in tempo a venire a prenderlo. Stasera c’è il megafestone e io mi metterò lì tipo strillone anni 40 a gridare “ILLLUSTRAAAZIONI! RECENSIOOONI! CHICKENBROOOLI!”. 
Ora.
La netta impressione che si vive dopo due anni di assenza dal festival è che l’LFF (da pronunciare proprio l’lfhfh) è un festival che sta diventando sempre di più, di anno in anno, un evento culturale a 360°, dove il concorso di corti è quasi diventato un pretesto per “invadere” con ogni tipo di arte, per una settimana, un paesello che diventa cornice perfetta per le cose più disparate. 
Ad esempio ieri sono arrivato e, dopo la pennichella e l’applauso, ho ciondolato un po’ per muschi e licheni quando mi sono imbattuto in un gruppetto di persone che faceva tutte delle cose che non tarderei a definire “ma che v’ha punto ‘na tarantola? Che volete che chiamo un medico?”. 
Questi ragazzi si muovevano strani, facevano le linguacce oppure fischiavano incastrandosi tutti tra di loro, oppure stavano immobili e muovevano solo una parte del corpo. “Ma guarda che bello - ho pensato - è stato proprio un bene che hanno chiuso i manicomi”.

“Siamo perfomers”, mi hanno detto.
“FICHISSIMO! VI TRASFORMATE IN MACCHINE?! Ah no quelli sono i trasformers… evvabbèddai. Magari con un po’ più di allenamento performante…”
Insomma me ne sono stato un po’ lì, a vederli fare queste cose del “massimo sforzo, minima resa” che quasi quasi mi andava di chiamare Eugenio Barba e chiedergli cosa ne pensava. E Artaud? E Marina Abramovich? 
Comunque ipnotico, soprattutto per la moretta. Certo anche la bionda.
Vabbè la performance è finita gli amici se ne vanno.
Io me ne torno in stanza a cambiarmi per la serata, ovviamente mi scordo di portarmi un golfino e per tutta la sera muoio dal freddo che vicino al lago tira una gianna che pare febbraio.
A questo punto ci starebbe bene la parte del reportage dove parlo dei cortometraggi visti durante la serata. Peccato che non ne ho visto neanche uno. Che matto che sono, ma più che matto, scansafatiche.
Ma tanto avevo fatto i compiti a casa per il magazine quindi pari e patta. Li avevo pure recensiti QUI.
Però dai facciamo che ve ne metto uno di quelli che hanno proiettato tre anni fa, così, senza un motivo. Anzi il motivo c’è ma è tutto mio e dovrei starvi a spiegare troppe cose, e diciamoci la verità, voi avete smesso di leggere dopo la foto di me che schiaccio un pisolino.
Eccolo qui. Guardatelo tutto.

Bello eh. Non invecchia mai.
Oh che vi devo dire, che prometto di vedere quelli di stasera? Insomma sono diventati un po’ accessori per loro non vedo perché non possono esserlo per me. Io poi non amo gli accessori, troppi accesori sono kitsch. 
Invece di vedere i cortometraggi me ne sono andato a cena coi performer, soprattutto la moretta. Certo anche la bionda.
E poi si dia il via alle danze, ‘ché la cosa bella del festival è che finite le proiezioni il tutto si trasforma in una festa tra vicoli e ciottoli, un po’ come Campo de’ Fiori a Roma ma senza tedeschi ubriachi che ti vomitano addosso. Al massimo qui lo fa qualche veneto (d’altronde siamo in terra di amanti del vino, gente che come password del wi-fi c’ha “Brunello”. Giuro. Vin-fi.)
E io me ne vado in giro, a cercare la moretta. Certo anche la bionda.