lunedì 21 ottobre 2013

Giri di Django e Tarantella

Django Unchained
Trama: Schivo Schiavo c'era un mago

C'era proprio bisogno di rivedere Django a meno di un anno dalla prima visione (e aspettare di nuovo due mesi prima di riscriverne)? 
Non mi potevo accontentare di questo video per dirmi definitivamente convinto che la realtà e la finzione dei film di Tarantino sono due cose proprio ma proprio lontanissime (questo per farlo capire a chi ancora rompe i coglioni al povero Tarantino addossandogli le colpe della gente che prende le armi e spara)? Tipo Django è un personaggio fichissimo, ma l'attore che lo interpreta com'è?

[Jamie Foxx che balla in mutande a casa sua... 
quale modo migliore per iniziare questo lunedi...]
O che farebbero questi attori che maneggiano pistole come fossero girandole davanti alla realtà?
Sì c'era bisogno; prima di tutto perché con grandissima vendetta e furiosissimo sdegno me l'ero andato a vedere in italiano, proprio quel film che ha fatto tanto parlare del fatto che avesse - almeno a Roma - fatto più spettatori nella sala dove lo proiettavano in originale. E quindi gli era dovuta una visione scevra dal doppiaggio, glie la dovevo all'accento strascicato di Leo, agli improperi di Samuele 25:17 e soprattutto all'oscar (il secondo in una carriera tutto sommato brevissima) dato a Waltz; un oscar che, contrariamente al primo, questa volta è stato vinto per mancanza di un vero altro peso massimo in gara più che altro, per carità l'unico oscar buono è l'oscar dato a Waltz non ci piove, però la sua interpretazione è uguale e contraria a quella di Landa, qui buono lì cattivo... non per questo ne sto parlando male eh... il tono accondiscendente, l'accento elegante, il lessico forbito, lo charme labiale di Waltz li staresti ad ascoltare e guardare per ore, vorresti averlo accanto al letto ogni sera mentre ti racconta leggende crucche e tu ti immagini draghi e cavalieri e dame da salvare

ma ecco, forse inizia venire il dubbio che sia capace di tanto solo quando la scrittura è sopraffina, tipo qui, perché altrimenti...
Cantami oh Christoph
Ma in mezzo ai quattro maschi così ben caratterizzati - loro:
da salvare da questa seconda visione ci sarebbe proprio Broomilda, un character che durante il film rimane oscurata (!) e che non riesce a ritagliarsi un ruolo importante, che invece avrebbe potuto avere, un po' bidimensionale nel suo ruolo di "principessa da salvare", si esprime a monosillabi, perenne sguardo basso; Tarantino sa scrivere i maschi, questo è innegabile, ma non è vero che non sa scrivere le donne (Alabama, la Sposa, Mandy, Shoshanna), questa volta la sua misoginia è particolarmente malcelata, e sebbene credo non ci sia suo film che non parta da un carattere maschile (Inglourious fu costruito tutto intorno a Landa, addirittura le riprese dovettero attendere la fine di un precedente impegno di Waltz), avrebbe potuto fare meglio, sembra quasi che un volta salvata dal prode Django, la tapina sia destinata ad un altro tipo di schiavitù (certo magari con qualche momento felice).
Django rimane un film molto tarantiniano in almeno tutta la prima ora, splendida, per poi avvitarsi in quell'altro aspetto di tarantinianità (trotterellando a Trento) che lo ha reso celebre, la sua vena verbosa di gente seduta ad un tavolo che parla, parla, parla e intanto il piatto che hanno davanti si fredda e le orecchie dello spettatore si infuocano, che in Basterds lo sopporti perché quelle sono le scene migliori (Torta. di. mele.), non parliamo poi della prima scena de Le Iene, ma qui le troppe tavolate (insomma gli scambi Waltz-Di Caprio) diventano scene troppo ripetitive per essere interessanti.
Insomma, un Tarantino "minore" (dove il termine "minore" per Tarantino vale come "capolavoro" per la maggior parte degli altri registi in circolazione), che ovviamente acquista punti ad ogni sparo se visto in inglese, con i suoi personaggi assurdi e con l'accento di Don Johnson
ma che, quando faremo la spunta dei migliori 3, ma anche 5, ma forse anche 10, film di Quentin sarà nelle retrovie. Nonostante le grandi interpretazioni di Leo e di Samuele 25:17, lui sì che merita il suo stramaledettissimo oscar per quel mostro di umana cattiveria e sudicio servilismo che rappresenta il suo Stephen (era dai tempi di Jules che non si impegnava così)
Il film, ovviamente, continua a far fare cose belle alla gente che fa cose belle
 
Ed ora, come nelle migliori tradizioni, una cosa che proprio non c'entra un django ma siccome nella scorsa recensione mi lanciavo in un panegirico contro la brutta abitudine a cui ci stanno costringendo i social, quella cioè di esprimere tutto il nostro amore incondizionato per i registi cult come fosse una gara a chi lo ama di più e per primo, perché comunque "io Tarantino lo adoro ma guarda che lo adoro da sempre! Da prima di tutti! Guarda che io Tarantino lo adoro da Kill Bill! Oh ma che scherzi... mica come ora che gli piace a tutti, cioè", ecco che ho finalmente capito di come i social stanno uccidendo (tra tutte le altre cose come ad esempio la libido e il concetto stesso di orazione) anche i registi; farafrasando: Qualche social sta uccidendo i più grandi registi del mondo. Ultimo in ordine di tempo (ucciso l'altro ieri da una pioggia di share della locandina e di condivisioni al trailer:
seguite da frasi come:
«NO TROPPO BELLO! PRENOTIAMO IL BIGLIETTO ORA!»
Chicca86
«I colori pastello e quei caratteri così strambi sono proprio come la mia vita. Wes sposami.»
Solasoletta91
«DAJE»
Solouncapitano78
«LOLLOLOLOLOL#wes#anderson#trailer#LOL#hashtag»
#crazy#hashtagger
è Wes Anderson. 
Wes Anderson per me è definitivamente morto, perché odiare Wes per colpa dei social è una sensazione che mai avresti voluto provare.
Da oggi, come il nome di un morto sconosciuto è John Doe, quello di un morto famoso ucciso dai social sarà Wes Tarantino. 
A proposito di Wes e di n-word icone, ecco Kanye Wes:


 
Inizia a parlare di Django e finisci con Anderson. Se l'avessi saputo avrei chiamato il post West Andeson.

venerdì 18 ottobre 2013

Altrimenti si arrabbiano...

Sigla.
ITALIANO! ITALIANO che hai passato l'infanzia davanti a Rete 4 quando OGNI SERA davano un film con Bud Spencer e Terence Hill questo è il tuo momento! ITALIANO che leggi la Gazzetta dello Sport, questo è il momento pure tuo! Insomma, ITALIANO! è proprio il momento che sei contentissimo! Perché per una volta prendi due piccioni con una fava: ti compri la Gazzetta e ti regalano Bud & Terence e se lo chiedi in allegato l'edicolante ti dà in allegato anche una compilation di schiaffazzi con il tipico suono, quello che alcuni hanno anche come suoneria:
Ok. Seri dai. 
Succede che la Gazzetta dello Sport ("sport"? Cos'è?) mi chiede di promuovere l'iniziativa che hanno messo su da qualche settimana, che suona più o meno così: 22 titoli del dinamico (più il mingherlino biondo che il burbero ciccione) duo Bud Spencer & Terence Hill. 

Questo il piano uscite:
Posso dire la mia? Ok, la dico: non ho MAI visto Trinità. 

Però con Bud & Terence, in quanto italiano, ci ho dovuto fare i conti pure io, quando per metà della giornata tenevo il naso attaccato alla TV e finiva che almeno una volta alla settimana (a rotazione tra ReteQuattro e ItaliaUno quando ancora non era IttaaaaliaaaUnooo degli Italioti) facevano un film con la coppia, e ammetto, non ho MAI visto Trinità solo per la mia congenita repulsione per i western, ma altri titoli come Altrimenti ci arrabbiamo..., Non c'è due senza quattro, i superpiedi quasi piatti me li vedevo, eccome se me li vedevo, e me li rivedevo pure. 

Quindi è una cosa con cui devi fare i conti. E dai miei conti risulta che i due hanno comunque sfondato l'immaginario collettivo e sono diventati patrimonio pop del nostro paese, e quando uno diventa pop (ovviamente poi si diventa anche un po' popò) comunque ha il suo merito. Quindi mi sono fatto mandare il DVD dalla Gazzetta (mai comprata neanche la Gazzetta, ho fatto veramente filotto stavolta, Campione di filotto!) e mi vedrò Trinità. Trallalerollà.
Qui c'è il sito ufficiale. E qui la sigla finale.

Aut. Min. Rinc.

giovedì 17 ottobre 2013

Vampirelle

Byzantium
Trama: Mamma e figa

Ci sono film che ti mettono di fronte ad una realtà talmente lapalissiana (adottare una parola al giorno anche senza saperne il significato), ma talmente chiara e banale che non ti era mai capitato di "vederla" con tale e tanta chiarezza prima di aver visto quel dato film.
Byzantium diventa quindi la tappa finale e fondamentale per il pensiero aulico che recita così: DEI VAMPIRI NON JE NE FREGA PIÙ UN CAZZO A NESSUNO!
E chi sono io per contraddire nessuno? E infatti proprio non me ne frega più un cazzo secco (!)... 
Non basta un regista che in tempi non sospetti rinvigorì il tema con quel Intervista col vampiro che innegabilmente fece il suo e per lanciare Brad Pitt nell'iper-hollywood e per farci incuriosire per la figura del vampiro edonista, sessualmente disinibito, ma in fondo triste ed emotivo. 
Non basta che le due protagoniste - mamma e figlia vampire che saltellano in ambienti o troppo squallidi (bordelli, motel, giostre abbandonate) o troppo chichettosi (vecchie case vittoriane, giardini all'inglese, corridoi pieni di quadri); quanto è banale il contrasto tra la vita contemporanea, notturna lasciva e fatta di neon e gelatine rosse, e quella passata, più intima e tutta luci livide e merletti, sì esatto è uguale uguale a Intervista col Vampiro, ma fuori tempo massimo - protagoniste che innegabilmente hanno fatto del bene, come la stramboide ragazzina di Hanna e Amabili resti, e del bona, come quella bonazza (innegabile sempre) di Gemma Arterton (colei che fu più o meno vestita qui, qui, qui e pure qui) e pure in queste gif:
Sempre viva la gif. Ma appunto, tolti i primi dieci minuti dove la bella Gemma si vede ripetutamente in abiti discinti a fare lap dance fatali
il resto è una paccottiglia di urla e vampiro che vuole uccidere vampira senza un perché o un percome. E neanche i protagonisti maschili tra cui spiccano (il volo, verso l'idiozia) un cattivissimo Sick Boy mezzo calvo e quel tizio che fece Control, che ha sempre la stessa faccia, sia che gli puntano una pistola in faccia sia che taglia teste in giro.
C'è una cosa carina, una cascata di sangue, intendo proprio una cascata
Ma si vede talmente tante volte che perde di ogni effetto sorpresa. Che in fondo sia una specie di metafora spiccia?
Insomma l'ENNESIMO film di vampiri che si prende sul serio (siamo quei vampiri fichi non quelli diamantiferi, siamo quelli struggenti e plumbei non quelli cazzoni), e che risulta solo di una noia mortale, anzi mortifera.
Certo anche aver definitivamente, e senza nessun pentimento, abbandonato True Blood - serie che comunqua ha detto il suo - dopo dieci minuti dieci della scorsa stagione per sopravvenuto "Noddai, non ce la posso più fare a seguire queste stronzate, neanche per pure divertimento spegnicervello" avrebbe dovuto essere un campanello d'allarme, o almeno un sussurro di quello che ora è un urlo chiaro e forte:
DEI VAMPIRI NON JE NE FREGA PIÙ UN CAZZO A NESSUNO!
Forse giusto a chi ha fatto questo:
[Clicca]
PS. Certo poi se esce una cosa tipo Låt den rätte komma in...

Ma rimettiamo il bel faccino di Gemma va, che fa sempre bene, vampiri o non vampiri...

mercoledì 16 ottobre 2013

Questione di tempo

GRANDE GIOVE! 
Sono tornato, sono tornato dal futuro! Ed esattamente dal 29 ottobre, sì insomma da tra qualche settimana, e sono tornato all'oggi non appena uscito dall'anteprima di Questione di tempo, il nuovo film dello sceneggiatore di Love Actualy, Notting Hill e Quattro matrimoni e un funerale che sarà quel sarà ma erano scritti dannatamente bene (io ad esempio ho fatto mia quella famosa frase "vuoi tu NON sposarmi mai?)
E come è stato il film? Il film è stato proprio come te lo aspettavi, pucci pucci pirulero, tutta una storia di grande amore che sfida il tempo che sfida il vento, sfida che d'altronde Rachel McAdams ha già vinto quella volta che si era innamorata di Eric Banana che anche lui aveva questo piccolo problemuccio coi viaggi spaziotemporali, poi dici i deja vu...
Questa volta si innamora di un Weasley roscio malpelo che saltella nel tempo, uno che non ha grossa fortuna in quanto ad amori visto che l'ultima volta in cui l'abbiamo visto, qualche passato fa, era un robot di un morto nel primo episodio di Black Mirror serie 2Il padre poi è quel bellissimo uomo di Bill Nighy. 
Questa è la storia così come l'hanno scritta nel passato: 
All’età di 21 anni, Tim Lake (Gleeson) scopre di essere in grado di viaggiare nel tempo… Dopo l’ennesima, deludente festa di Capodanno, il padre di Tim (Nighy) rivela a suo figlio che gli uomini della loro famiglia hanno sempre avuto il potere di viaggiare attraverso il tempo. Tim non può cambiare la storia ma può cambiare quel che accade e che è accaduto nella sua vita, perciò decide di rendere il suo mondo migliore … trovandosi una fidanzata. Sfortunatamente questa impresa non sarà facile come potrebbe sembrare. 
 Giunto a Londra dalla Cornovaglia per diventare avvocato, Tim incontra la bella ma insicura Mary (McAdams). I due si innamorano, ma per colpa di un fatale viaggio nel tempo, si allontanano per sempre. 
Ma si incontrano di nuovo, come se fosse la prima volta, e continuano ad incontrarsi ancora … fino a quando, giocando d’astuzia contro il tempo, Tim riuscirà finalmente a conquistare il suo cuore. Il giovane a quel punto usa il suo potere per dichiararsi romanticamente nel modo migliore, per tutelare il suo matrimonio dal peggiore discorso mai fatto da un testimone di nozze, per salvare il suo migliore amico da un disastro professionale e per riuscire ad arrivare in tempo in ospedale per far partorire sua moglie, nonostante un terribile ingorgo di traffico ad Abbey Road. 
Tuttavia, nel corso della sua insolita vita, Tim si rende conto che il suo dono straordinario non può preservarlo dalle sofferenze, e dagli alti e bassi che tutte le famiglie, ovunque, sperimentano. Sono grandi i limiti di ciò che un viaggio nel tempo può ottenere, senza contare che può rivelarsi alquanto pericoloso. 
Questione di Tempo è una commedia che parla dell’amore e del potere dei viaggi temporali e che insegna che in fondo, per vivere una vita piena e soddisfacente, non c’è bisogno di viaggiare nel tempo.
E insomma mi sono sentito in dovere di tornare indietro anche se il film l'ho già visto per mettervi, a voi che siete ancora nel passato, cioè oggi, il trailer futuro
e l'invito ad andarlo a vedere al cinema che se volete vedere un film pucci pucci tirulero  ma con quel quid dei viaggi del tempo che si sa fanno sempre fare cose matte, questo è quello giusto per voi. Il film esce nel futuro, il prossimo 7 novembre.
Ma siccome un'anteprima non viene mai da sola e devi sempre fare qualcosa per meritartela (come se ammorbare voi di post del genere non fosse già un degno "dazio" da pagare) ecco cosa devo fare per andare alla futura anteprima, anzi ecco cosa ho fatto per essere andato alla passata anteprima. Ho dovuto scrivere un pezzetto intitolato "Qual è la cosa che hai fatto e che invece non faresti se avessi il potere di viaggiare nel tempo?".
Ci ho pensato su, ed esclusa la volta che HO RESTITUITO un'iPad senza ricevere neanche un grazie, esclusa la volta che ho passato la notte in una tenda con due ragazze con cui avevo trascorso la giornata in atteggiamenti lascivi e HO DORMITO, escludendo tutti i compiti in classe, le interrogazioni e gli esemi universitari a cui mi presenterei conoscendo tutte le risposte, ho pensato che se c'è proprio un giorno che vorrei rivivere per dare un diverso corso alla mia vita, cambiando un certo piccolo particolare, quello è  quel DANNATISSIMO 27 AGOSTO 2009.
Dai, scherzo. Scherzavo. Scherzerò?

martedì 15 ottobre 2013

Marilyn Mansion

My Week With Marilyn
Trama: Du Dubbi Du

Recupero fuori tempo massimo questo bio-pic su Marilyn che fece parlare di sè per "la straordinaria somiglianza", "l'interpretazione ai limiti della mimesi", "la performance da oscar" (a malapena la candidatura, ricordiamo) di Michelle Williams.
Ora, a parte che a fare la miglior figura del film in quanto a interpretazione ci pensa Kenneth Branagh (oh, Kenneth sta dominando i miei ultimi giorni, Thor + Shekelton + HP 2 (Sì! STO RIVEDENDO TUTTI GLI HP! OK!?), ditemi se non c'è un biopic che non faccia leva praticamente sempre e solo su "la straordinaria somiglianza", "l'interpretazione ai limiti della mimesi", "la performance da oscar", ti ricordi no? Certo qualche film fa, dove sì c'erano tutte queste cose ma condite da una Sfida, abbiamo visto un bel biopic, ma più che altro era l'adrenalina a parlare.
Che materia difficile i biopic, se ne salvano talmente pochi che vi giuro al momento non me ne viene in mente neanche uno, intendo proprio Capolavoro. Amadeus, ecco, forse Amadeus. Ma poi? Schindler's List? Vabbè ma quello non vale, una cosa è fare "una storia vera" ma che nessuno conosceva e una cosa è fare Marilyn... non a caso qui non fanno altro che raccontare una settimanella e passa di MM in Inghilterra, perdendo troppo tempo su questo giovane pinguano che - a detta sua, ma chi ci crede - avrebbe avuto un'affair con la bionda: so boni tutti a raccontare che eravate voi due da soli nessuno intorno e lei si è spogliata nuda davanti a te e avete fatto il bagno nudi e abbracciati. 
Sai chi mi ricordi? 
Ecco.
Il film è povero, troppo corto per dire qualcosa di veramente interessante. La Williams sarà pure brava ma anche vabbé. 
Averlo visto mi ha dato una valida spiegazione al perché non l'avevo ancora visto. 
Ed è la stessa cosa che dirò quando vedrò la Diana di Naomi Watts, la Grace Kelly di Nicole Kidman, il Freddie Mercury di Sacha Baron Coen e tutti quelli che verranno riesumati dal dimenticatoio mortifero.
Mi fate un biopic su Stanley, no Kubrick, Chow. Lo chiamiamo My Geek with Marilyn.

lunedì 14 ottobre 2013

I SCREAM

The Dyatlov Pass Incident
Trama: Pola pola polaretti

Le storie di gente che rimane bloccata nella neve e o muore tutta o si salva solo mangiando gli altri a me accendono una morbosetta curiosità, non che mi ci senta bene con quella parte di me, che considero un po' al pari di quella che convince la gente a passare la sua serata davanti al plastico della casa di Cogne con Bruno Vespa che illustra i possibili movimenti dell'assassino, però esiste, quella parte, e ogni volta che vengo a sapere che c'è stata una storia del genere non riesco a resistere e parte la documentazione selvaggia (è il caso di dirlo) e alle domande da divano con la copertina tipo "brrr, chissà cosa avrei fatto io"...
Successe coi sopravvissuti delle Ande, la Carovana Donner, la spedizione Endurance, tutte storie ai limiti dove c'entrava la neve. Ed è successo di nuovo con questo Incidente (chiamalo "incidente") del Dyatlov Pass.
Evidentemente al pari mio anche gli sceneggiatori vengono attratti dal lato misterioso e non riescono a non farci un film su queste storie qui. Purtroppo nella maggior parte dei casi sono film di merda. Quelli dei Donner appare inguardabile
Quello di Shakelton è una produzione televisiva alla Piero Angela salvata solo dal fatto che Kenneth Branagh sta bene col golf a collo alto
O appunto tipo questo TDPA, dove il momento più atroce è quando fanno i disegnini sulla neve
Il regista è uno di quei registi che non ti spieghi, perché è uno che in anni passati è riuscito a farsi affidare il seguito di Die Hard, un film con Stallone nella neve (ah vedi!) e il parrucchiere di Geena Davis
Ma poi è malamente decaduto nel nulla, in un timeworm che l'ha risucchiato nel dimenticatoio e nelle produzione risibili.
E questo filmaccio non lo aiuta di certo, e non lo aiuta di certo aver fatto un cazzo di film con una cazzo di telecamerina. Ma non avevamo detto BASTA?! L'avevamo detto eccome.
Certo, con V/H/S avevamo avuto una riprova che qualcosa di buono si poteva ancora fare (e ancora non ho visto il 2), ma nello stesso tempo diventava palese come un film di un'ora e 40 tutto a telecamerina fosse diventato davvero troppo. Soprattutto il finale in Paris vision tutto verde e queste cacchio di sceneggiature che per 1 ora e 30 non mi fanno vedere niente, e, tu te ne stai lì a pensare "Sarà meglio che non mi fa vedere nulla perché tanto dopo un'ora e 30 di attesa qualsiasi mostro stronzo (mostronzo) mi deluderà?" oppure "Speriamo che almeno ci faccia vedere qualcosa perché dopo un'ora e 30 di attesa mi accontenterei pure di un robo storto fatto male al computer".
E poi, dopo aver già gridato quella volta "maledetto me che ho specato quest'ora e 30 della mia vita che nessuno mi ridarà più" con film del genere (gruppo di ricercatori alla ricerca di mistero misterioso + telecamerina + neve), adesso ti ritrovi a pensare una terza cosa, una sorta di fusione tra le prime due: "Cazzo, ho aspettato un'ora e 30 per vedere qualcosa e questo qualcosa non era altro che due mostronzi fatti male al computer al solito con la bocca larga larga tutti magri che saltano come conigli ma sembrano zombi ma che palle, e li vedo pure bene in tutta la loro mostronzaggine, era meglio non vederli allora".
Bah, fatto sta che qualsiasi cosa si pensi il senso di delusione è diffuso per tutta quell'ora e 30, nonostante si sappia dall'inizio che i film di telecamerina, anche quando andavano per la maggiore, hanno avuto uno, o due esempio positivi, per il resto, lo schifo.
Poi quando cercando la locandina ti accorgi della quantità di locandine e di (non)TITOLI appioppati al film...
[Io lo sogno davvero un film chiamato "Untitled project of Nome Cognome"]
...ti ritrovi finalmente a fare un pensiero lucido: "Adesso salgo su Monte Mario e mi faccio un bel FiordiFragola. Come? Non ce l'ha il FiordiFragola? E ma non c'è mai allora cancellatelo dal cartellone, vabbè mi dia un Lemonissimo... Manco il Lemonissimo c'è?!?

venerdì 11 ottobre 2013

Colpi di isole

Black Rock
Trama: I-solate

Questa è colpa mia, del fatto che mi faccio fregare da un film dove ci stanno lei
lei
e lei
(tradotto tre tope in libera uscita) che vanno su un'isola deserta per un bel weekendino tutto costumi, mare e mashmellow cotti alla brace e invece - guarda un po' - si ritrovano tre tizi che - ullalà - vogliono volietarle (voglientarle, quindi) e allora loro li prendono a sassate in testa ma loro - maddai - sono reduci di guerra e iniziano a sparare e finisce come una caccia all'uomo alla donna e loro sono costrette a inselvatichirsi... 
Dicevo, è colpa mia che non mi sono informato prima e non avevo letto che è un film derivativo dal movimento cinematografico più inutile, balengo, hipster, patetico degli ultimi dieci anni: il Mumblecoso, infatti finito male, dove per "male" si intende che quelli che ci facevano tanto gli alternativi stanno a fare i film con le major... ah e qui ti volevo! 
Invece ci sono ancora altri che si sono accodati come questa regista, attrice, produttrice,sceneggiatrice leggi "faccio tutto non faccio un cazzo" che - guardacaso! - è la moglie di questo che è il regista di questo che sai che c'è è tutto un mumble mumble in qualsiasi cazzo di ambiente ti muovi!
E mannaggia a me quando ci sono cascato la prima volta - ma li avevo capiti subito loro coi loro golfini e le camicette a quadri - e anche la seconda e la terza
Ma cascasse il mondo non ci casco più!
Il film è brutto, sciatto, con un passaggio (quello della violenza sessuale) davvero maldestro (sia per l'intenzione che per la recitazione) e soprattutto uno svolgimento talmente telefonato da rasentare la SIP. Per fortuna dura poco...
Volete vedere una vera donna selvaggia? Recuperate The Woman.