sabato 14 gennaio 2012

Analfettivo

Shame
Trama: Non è tanto fica la vita del sessodipendente.

Cazzo, che film; e si sarebbe già detto tutto.
Shame è una riflessione profonda sul rapporto [carnale] che l'uomo ha con il suo corpo. Perché non so se ve l'hanno detto, ma non è vera la cosa che l'uomo - inteso come maschio, non come genere umano - ragiona con il cervello e agisce con il pisello; dalla frase potete tranquillamente eliminare la parola "cervello". Non è essere fallocentrici e misogini, è solo essere realisti. Vi rendete conto anche voi che tutta quella favola dell'uomo romantico che si innamora e piange e i regalini ed Emily Bronte non è reale, non esiste, è una cosa che vi hanno raccontato per farvi addormentare la sera che vi hanno tolto il ciuccio o che avevate perso l'orsetto, vero? Lo sapete, donne - nel senso di femmine, i maschi già lo sanno, non ve lo dicono, ma lo sanno - che ogni uomo, ogni singolo uomo (e non ogni uomo single), che incontrerete nella vostra vita, penserà come prima cosa, sempre e solo, "me la farei?" (il punto interrogativo è fondamentale, come è fondamentale la risposta). E non contano età, colore, peso, statura (fisica o mentale). Quella è la prima domanda.
Parafradanso Allen: Nasciamo da una donna e passiamo tutta la vita a cercare di rientrarci.
A costo di sembrare impopolare - e litigare con cospettatrici e stalker e lurker - questa è la vera verità, non la mia verità, è la sola verità. 
E non esiste uomo che non usa il porno per i suoi scopi (!), non esiste. E non credete che proprio voi avete trovato nell'uovo di pasqua l'uomo di pasqua che proprio lui "i porno non li guarda. gli basto io". Non voglio rovinarvi la favola di Abelardo che celebra il matrimonio tra Romeo e Amelie Pul'an, voglio solo dirvi come stanno le cose, così vi fate un'idea di chi siamo. Non metto in dubbio che possano esistere - pochi e non buoni - uomini chiusi in un carapace di formalità e psicosi che non ammettono, a se stessi e agli altri, di essere animali atti a copulare con quante più femmine possibile e poi muori, ma sono falsità ambulanti. 
Fatevi due conti. Quante volte vi è successo di "avevo questo caro amico mio giuro eravamo migliori amici facevamo tutto insieme io gli raccontavo le mie cose (!) lui le cose sue eravamo giuro troppo migliori amici poi una sera guarda ci sono rimasta troppo di sale mi è saltato addosso ma ti rendi conto eravamo troppo amici". Quante. fottute. volte? E non prendeteVi in giro. Anche quello che oggi è il vostro migliore amico, be', ve lo dico io, vi si farebbe. 
La vita è una puttana. La vita è una cosa meravigliosa. Viva la vita. Chi ama la vita...
Shame è un gran film, in cui Michael Fassbender si erige - lui e il suo cazzo mostrato con impudicizia, ma senza malizia (nel senso "fammi spingere pause" del termine) - in tutta la sua maestosità; è bellissimo, bravissimo, sguardler sopraffino (altro che Ryan, il suo sguardling è davvero... penetrante). 


Di nuovo un "darsi" anima e corpo - ma più corpo - al proprio regista, Steve McQueen (che nome, signori miei, che nome), come in Hunger (un po' meno di Hunger): nudo, eppure mai libero, spogliato, eppure sempre ricoperto dalle proprie ossessioni, possessioni e sessioni sessuali. La lunga scena della deriva notturna, verso la fine del film, è il punto: deriva mentale e fisica (non si sa cosa conseguenza di cosa) fa quasi da specchio riflesso alla scena della morte del protagonista di Hunger; di nuovo un letto/sudario, di nuovo un corpo distrutto, di nuovo un viaggio al di fuori di sè; in Hunger sacrificandosi con un forzato digiuno mortale, in Shame distuggendo anche l'ultimo briciolo di sentimento in una forsennata scopata analfettiva - tral'altro una scena che violenta lo spettatore e che deve essere stata una cosa "forte" da vivere, per l'attore e per il regista (donne escluse, e, di nuovo, non per misoginia). 

Shame 2011 || x
Thanatos in Hunger, Eros in Shame. Non c'è altro nella vita dell'uomo (genere umano).
Fassbender è Shame, nessun'altro. Le debolezze del film - che non mancano - sono dimenticate di fronte ad alcune sequenze onestamente indimenticabili; oltre il (con)citato threesome, la scena della corsa dalle lunghe falcate nel cuore di una NY notturna e non sfurttata per fini meramente turistici; non si vede una singola scena aerea di NY, il che pare un controsenso in un film ambientato nella grande mela. Ma ogni città, megalopoli o villaggio, in realtà non si erge per più di 1 metro e 80 di altezza e 15 centimetri di lunghezza (altezza media e lunghezza media di un uomo). 
L'uomo (inteso come genere umano, non come maschio o femmina) mente, sfugge, mistifica e non ammette che siamo animali. Prima di tutto siamo animali. Siamo Homini Erectus, giusto? Certo, la dipendenza del protagonista di Shame dal sesso nelle sue forme meno "reali" quella no, quella non è da tutti (guardare anal, double anal, cream pie mentre si cena, giusto per averli in sottofondo come fosse il brusio della TV è patologico, e i gemiti si confondono al comparto sonoro del film tutto: frenate di metropolitana, ticchettio di tasti, bip di segreterie telefoniche, rumore di motori, sms in arrivo). 

La fruizione sana (!) che il maschio ha del porno comincia e finisce nel tempo di una pippa, è un interruttore: acceso/spento. A volte, molte volte, è anche la fruizione che il maschio ha della femmina, ma non siamo qui per parlare di questo (oppure sì?). Oppure siamo qui a parlare di un uomo che ha capito e accettato la verità: che l'uomo e la donna non sono fatti per stare insieme. Sono perfetti per scopare, ma non per condividere una vita intera. E ne paga le conseguenze - se riesco a spiegarmi - nella lunga sequenza del tentato avvicinamento sentimentale con la collega, fallimentare in tutti i sensi. Uno stupro alla sua natura, ficcare dentro a forza un sentimento quando il cuore e la testa sono ascittui come pietre al sole.
Fassbender, riprendendo il filo, si dona al suo regista, anima e corpo, come si dice, e dimostra la sua piena fiducia in chi lo dirige, fiducia che va oltre la professionalità, oltre il rapporto attore/regista, qui si parla di uomini e di amore; come già aveva fatto in Hunger (no, davvero, recuperate Hunger, che l'avevo detto che Fassbender era destinato a grandi cose, sì ok era facile a dirsi di fronte a quella interpretazione, ma poi non così scontanto). Stiamo  assistendo ad un altro sodalizio artistico/umano come non se ne vedevano da decenni, dopo quello Refn/Gosling, McQueen/Fassbender.
Poi c'è la parentersi Carey Mulligan. Carey Mulligan ha la faccia che sembra fatta di pasta di pane prima di andare al forno. Sembra di poterle spingere il dito nella guancia e quella piano piano torna normale. Carey Mulligan è stata testimone di due interpretazioni importanti di questi mesi (Drive e Shamee) ed è stata nel mirino dei due sguardler più affascinanti (e anche i fondatori (messia e ambasciatore) del movimento sguardler) e sono primati e fortune del tutto immeritate: la Mulligan in Shame è fastidiosa come mai, bordeline e problematica (ancora peggio di quando fa la innocente elegante), e raggiunge l'odio in un'INSOPPORTABILE scena di canto, questa:
una di quelle scene che farà impazzire i suoi fan con "ha retto (!) il primissimo piano con caparbietà", e che invece è un'infinito strazio, e neanche il full frontal asessuato che ci regala perora la sua causa: Carey Mulligan non me la scoperei neanche con una pistola puntata alla tempia. Carey Mulligan è la dimostrazione che quello che ho scritto riguardo allo scopare tutto e subito può anche non essere vero.
I due protagonisti, fratelli accumunati da un male di vivere dalle radici profonde germogliate lontano nel tempo - il film non rivela, ma spinge alla riflessione, e la fame sessuale condivisa, a tratti pericolosamnte incestuosa - sono due visi (spigoloso quello maschile, di burro quello femminile) della stessa psicosi: il sesso come valvola di sfogo. Agli antipodi, rispettando e esasperando i due stilemi classici uomo/donna, l'"uomo che viene, si veste e se ne va" e "la donna che viene e poi vuole essere amata". Eppure nessuno dei due è destinato a guarire, e anche la domanda che McQueen ci pone nella scena finale (che quasi ricorda "trottola") ha, almeno per me, una sola risposta: la segue, sì che la segue, perché nessuno, nessuno, cambia. Mai
E cos'altro c'è? No davvero, ditemelo. Cosa. Altro. C'è? Cosa altro fareste a Fassbender, se non scoparvelo? Fuck Yeah.

Io me lo scoperei. Senza il bisogno di pistole puntate alla tempia. Parafrasando Kubrick e l'ultima frase del suo ultimo film:

venerdì 13 gennaio 2012

Sbalzi t'umore

50/50
Trama: E poi un giorno tumorechemiotestapelatafine. 50 o 50.

Rideroni e piangeroni in egual misura. Ridere e piangere di lacrimare tipo idrante, che sia uno o l'altro. Ed è "colpa" di un film molto bello (che unisce la capacità di scrittura che una certa commedia americana sembra aver ritrovato [Easy A, Friends With Benefits eccetera]) ad una visione reale/caustica, sempre normalissima/quotidiana e, sottolineato 50 volte, MAI ferale/con la marcia funebre ingranata (va a 50 all'ora, come il protagonista che tutto è tranne uno che ama gli eccessi, figurati superare i limiti di velocità, quelli della vita intendo).
E qui sta la / tra una cosa e l'altra: ridere forte perché finalmente è tornato Seth Rogen, ingrassato che è più bello che mai e sparacazzate a raffica (ma belle, no come l'altra volta), Seth è l'amico che tutti hanno: l'amico scemo che spara solo cazzate (io in effetti non ce l'ho. Ma tutti i miei amici dicono di averne uno. Indagare.). Ridere nella scena della rasatura e nel paragone con Voldemort e piangere nella scena - S.T.U.P.E.N.D.A. - di quando il protagonista "si fa" la prima chemio. (Gennaio, il mese dei "se l'avessi visto prima").
/
Piangerone perché non sono più i tempi di strappalagrimoni con Rober DeNigro che muore e Meryl Streep porella piagne. Con Debra Winger che muore e Richard Gere piagne porello. I Mommy Piagneroni. No, questi sono i film con gli attori - bravissimi, su tutti Gordon-Levitt (che GIURO smetterò di confondere con l'altro, coso dai, Dr. Xavier...) - attori che conosciamo perché sono coetanei e sono, anche se loro vivono a Hollywood, loro, (come) amici nostri. 
E allora C&B piangerone a pensare alle persone che c'erano lo scorso settembre (cose broccole); a pensare che deve tipo finirla di essere sempre odioso con Carolina Crescentini; a pensare che, oh, mi lamento sempre ma alla fine mi piace qui ("qui" la Vita, dico). A pensare anche che forse da oggi inizierò a farmi dei cannoni lunghi come calumet indiani, magari mi si placa 'sta cazzo di insoddisfazione perenne.
50/50 è un film sul cancro, il Big C, ma il protagonista non si mette a fare crystal meth, il protagonista continua a lavorare, andare in giro, dare da mangiare al cane: perché questa è la cazzo di banalissima Vita. The big V.
Attori belli/bravi/vicini che se li incontro li abbraccio; ma sì, pure Bryce Dallas-Howard (bella è bella, a parte si sta ritagliando la parte della stronza perenne, lei è uno di quei misteri ambulanti di genetica impossibile tipo Liv Tyler o Emma Roberts, ci metterei anche Asia Argento non fosse che la ODIO (ho detto Carolina Crescentini, mica Asia Argento, prima...).
Piangere50/Ridere50. Emozione 100/100.

giovedì 12 gennaio 2012

ITimi

Ruggine
T[r]ama: Tema tomo: temi Timi, t'ama t'ammazza.

Può un attore da solo reggere tutto un film, perdipiù itagliani (attore e film)? Timi lo fa. E non è la prima volta, ma questa, di volta, è ancora più lampante.
Se delle sicurezze ci sono nel buffonesco Cinema Itagliano quelle sono: la provincia, i palazzoni, i ragazzini in gruppo calzoncini/canottierina e le ginocchia sbucciate, il dramma infantile, Stefano Accorsi. Ammaniti, hello?
E Ruggine non si distanzia da queste sicurezze: provincia celo, ragazzini celo, dramma celo. Però celo anche Filippo Timi, che è gigante, che prende il film (altrimenti usualmente usuale), e lo porta da solo su un livello molto diverso, molto più alto, della melma itagliana a cui siamo abituati. Ogni sua scena, ogni movimento, ogni suono gutturale è inquietudine animalesca, mostruosa, ferina e profonda: lo vedi proprio che mentre recita ci mette del suo, del suo che noi manco vorremmo sapere, roba sua profonda da groppo alla gola, cose forse un po' brutte, cose che stanno lì e lui le tira fuori. Timi ha una carriera teatrale lunga come una casa (e non "teatrale" nel senso di bagaglino, "teatrale" nel senso di avanguardia) e si vede. Timi recita, ma non si capisce poi quanto. Usa il corpo (guardate la sua ultima scena) e la voce, li usa, non è solo imparare il copione (...capito Accorsi?). Il suo Orco è fisico, è animalesco, è un ragno cannibale pronto a colpire, è un babau in giacca e cravatta. 
Timi è ruggine. Gli altri (Mastandrea si salva, che dopo il livornese e il meneghino sta diventando dialetto.dipendente, mentre Accorsi no, Accorsi è sempre uguale) riescono a "tenere botta", ma Ruggine è Timi. 
Un buon film itagliano quindi? Sì; un film in cui il regista fa davvero un ottimo lavoro col comparto sonoro, lo fa coi rumori di ferro fusi col timbro di voce di Timi; lo fa con la scena finale, bellissima, che - vi sembrerà strambo come accostamento - ricorda il kinghiano IT (o anche Super 8, perché no) ma che fa molta più paura; Timi non è un pagliaccio che gli puoi dire "non ho paura di te", Timi è IL Mostro. Di quelli reali, di cui è impossibile non aver paura.
Il resto delle idee rientrano nel canone itagliano (l'immobilità geografica dei tre ragazzini ormai cresciuti, che per tutto il film osserviamo cristallizati in un unico spazio, impegnati in un'unica azione e sempre quella, che quindi [tenetevi forte che sta per arrivare della psicologia spicciola] rappresenta l'immobilità psicologica in cui il trauma vissuto ha "bloccato" le menti, è una trovata anche un po' semplicistica se la analizzi un minuto di più... insomma, se l'ho capito io), ma Ruggine rivela il suo valore (e il valore del suo regista, Gaglianone) regalando a Timi la possibilità di impiantarti nel cervello l'incubo. Incubo che stanotte alle 4.32 è puntualmente arrivato, facendomi alzare e non riaddormentare per un bel po'. Per fortuna la scena finale fa intravedere uno spiraglio di luce in fondo al tunnel (della metropolitana), o è una pila elettrica tenuta dal Mostro per attirare gli insettini più deboli nella sua tana e poi mangiarli?
Sfortunato Timi ad essere nato in Itaglia, avrebbe fatto impazzire l'Academy. Chissà che prima o poi... al momento se penso ad un Attore italiano, penso a Timi.
*Il film è online, TUTTO, non so per quanto. Approfittatene che sicuro lo levano presto.*
*Poi, guardate questo. Che Timi balbetta lo sapevate, no? Divina e TIMIda fragilità.*

mercoledì 11 gennaio 2012

Ehy, teachers, leave the NEDS alone!

NEDS
Trama: DISeducazione di una canaglia.
Ah, l'Inghilterra, saranno pure famosi per i Lord i Principi e i princìpi, ma se dobbiamo guardare e credere a quello che ci racconta la loro filmografia neorealista made in U.K. (quella cioè che racconta la "fantastica" vita dell'inglese medio), be', vivere in Inghilterra deve essere stato proprio uno schifo. (E lo pensi forte anche quando in un week-end ti sei visto tutto This is England 86/88 e Black Mirror. Che stanno proprio nel post prima di questo.)
A parte la topografia della loro suburbia, che fa ancora più schifo di quella nostra: che loro alle case alveare e alle palazzine tutte linde appena costruite ma decadenti dopo due settimane, ci sono arrivati negli anni 70; è proprio la violenza insita in ogni istituzione (prima fra tutte quella scolastica) che poi ha creato amene realtà come gli Skinheads (vedi 3° film), le Firm, gli Hooligans, gli Junkies... fino ad arrivare ai tumulti più recenti (e gli alieni non c'entrano nulla). Basta pensare, appunto, all'organizzazione scolastica che viene raccontata senza indulgenza in questa pellicola: professori con "licenza di chinghiata", classi formate per meritocrazia del voto (i più bravi con i più bravi, i ritardati e i criminali con i criminali e i ritardati): complimenti per la lungimiranza montessoriana, 10 e lode: che se è vero come è vero che lo studente cerca di essere il più bravo della classe, quando sei in una classe di N.on E.ducated D.elinquents finisce che diventi il "più bravo" se vai in giro così:
NEDS è di Peter Mullan, uno che la suburbia e le punizioni corporali le conosce, le ha vissute, e ogni volta che si mette dietro la macchina da presa racconta di gente vessata, e ogni volta che si mette davanti alla macchina da presa, vessa gente. Qui fa entrambe le cose.
NEDS è il corrispettivo UK dei film d'interno con famiglia pov'ra che ci piacciono in itaglia, chiaramente è migliore (nello slang, nella recitazione violenta, nella regia asciutta) ma ugualmente non riesce a spiccare su tanti altri film del genere. Per carità, si fa guardare, ma meglio This Is England (serie compresa). Ammetto che la scena della rissa mistica è un colpo ben piazzato.

WE DO NEED AN ADUCATION.

martedì 10 gennaio 2012

SIAMO SERIAL • This was/is/will be England

This was...
This is England '86/'88
Trama: Woody, Combo, Shaun, LOL. Milk e la fukin' vita di merda.

Il passato.
Sèguito - ma non "ideale", proprio sèguito (stesso sceneggiatore/regista e stessi identici attori) - di This is England, film bellissimo uscito nel 2006 nel mondo, solo quest'anno in Itaglia (meglio tardi o mai?). Ve lo riassumo nell'illegibile recensione estiva:
Capolavoro vero. La serie continua il racconto senza perdere MAI il filo del discorso. Se il film si concentrava sul piccolo Shaun e il suo quasi plagio a opera di Combo (attori tutti in-cre-di-bi-li), la serie racconta le vite spezzate degli altri del gruppo, concentrandosi sulla coppia LOL/Woody (che toh era il nuovo Misfits, non l'avevo riconosciuto, e dire che ne avevo fatto un ritratto che manco a Piazza Navona!:
Insomma la vita della suburbia inglese, che ormai sembra essere la nostra suburbia, eppure con quella malinconia, quella violenza, quella tristezza espressa in ogni cosa (dalle casette di mattoncini a schiera con la moquette pelosa per terra e i divani ricoperti di linolium, alle strade desserte, al nulla tutto intorno (e quindi dentro). Poter scappare è impossibile, l'unica cosa che puoi fare è vivere con quello che hai, sperando che ti dica culo e magari non finisci accoltellato in una rissa, violentata dal padre della tua migliore amica, incarcerato.
Il vero quid in più della serie è la cinica (ma al tempo stesso accoratissima) capacità di raccontare il nulla che fa da scenografia (e impossessa) tutti i protagonisti: sono circondati da talmente tanto niente, che è fisicamente impossibile il germogliare di un senso di appartenenza, e il gruppo diventa famiglia; lo dimostra la strana non-gerarchia famigliare dove genitori, figli, fratelli, amici, si fondono in un unicuum senza età, non ci sono regole genitore-figlio, fratello maggiore-fratello minore, padre-madre: c'è solo vivere, cercando di schivare le bordate che la vita ti lancia contro. Oppure rialzarsi quando non hai fatto in tempo a scansarti.
This Is England è la degna continuazione del film, non ha il minimo cedimento ed è bellissimo ritrovare i personaggi che avevi lasciato nel film. Lacrime a fiotti. Brilliant!
This is...
Sherlock - S02E01
Trama: Egocentrico, Watson!

Il presente.
Meno male che è ricominciato, che alla fine della prima stagione sembrava dovesse finire lì. E invece rieccolo, l'"altro" Sherlock degli anni2000, che fa a pugni (anzi a indovinelli) con quello cinematografico, e, devo dire, vince (la componente brmantica è d'uopo anche qui). Ok, magari è meno affascinante (ma non saprei eh) però in quanto a supponenza, antipatia, arroganza (tutte cose che ci fanno AMARE le persone, è per questo che voi amate C&B no?) lo batte di gran lunga.
La scrittura della serie (e soprattutto di questo primo episodio) è una cosa celestiale, stai lì e cerchi di capire tutto, cerchi di fare un po' lo Sherlock e di districarti tra i mille input (mostrati o detti), e ti senti un po' scemo perché sei sicuro che ti stai perdendo qualcosa. Eppure continui, perché Sherlock è favoloso, come rimanere ipnotizzati di fronte all'ingranaggio di un orologio: non ci capisci un emerito, ma è bellissimo guardare le rotelle che girano.
Il primo episodio - che se avessi letto anche solo una pagina di SH avrei apprezzato ancora di più - è una ripresa col NOS, forse il migliore dei 4 finora visti. 
La cosa che davvero è "avanti" è l'utilizzo ormai del tutto normale della vita 2.0. inserita nelle investigazioni di Sherlock, lui usa sms a scatafascio, Watson racconta le gesta investigative su un blog, internet (e la ragnatela comunicativa che ne deriva) è una realtà assodata, c'è, non è tipo: "ehy, guarda un po' che innovazione", è naturale e basta. Che uno fa il confronto con gli sceneggiat(or)i itagliani e sembra proprio di sentirli, negli studi a Milano 2: "Ehy! Ho una grande idea! Adesso facciamo che i RIS sono alle prese con uno strano delitto e scoprono che l'assassino ha messo una confessione...[pausa suspense]... SU FACEBOOK! Capito che innovazione! Che giovinezza! Che pazzesca cosa di giovani di stare sempre al computer! Che nuova telecomunicazione! ...SU FACEBOOK!" "Stai avanti!". Due episodi a venire, da vedere assolutamente. Stunning!
This will be...
Black Mirror
Trama: Ai confini della realtà 2.0

E poi il futuro, ma non quello di tra cento anni e odissee nello spazio. No, quello di tra massimo - e dico MASSIMO - dieci anni.
Tre episodi fulminanti, scritti con l'oro nella penna e il genio nel cervello (a proposito, i tre nomi che si nascondono dietro questi tre gioielli made in U.K. sono Shane Meadows, Steven Moffat (sceneggiatore tra gli altri di Tin Tin) e Charlie Broker. E noi gridiamo al miracolo per Boris. Evvabbèddai).
La trama del primo: Una rampolla (!) della Regal Famiglia inglese viene rapita. Il rapitore carica su Youtube un video con la richiesta di riscatto: no soldi, il riscatto è un tantinello più fantasioso: per salvare la ragazza il Primo Ministro dovrà copulare con una scrofa in diretta televisiva (che vabbè, in Itaglia gli avrebbero riso dietro che il nostro l'ha fatto per 18 anni senza manco il ricatto. tu-tun-chaa). Cioè proprio fare all'amore sessuale con un maiale. Tutti i disperati tentativi di trovare la ragazza o perlomeno falsificare il video (in CGI) vengono annullati SOLO per colpa dei social network... Il resto, è come dire, bestiale.
La trama del secondo: in un futuro distopico e dispotico non esiste più l'energia naturale, e a produrla sono milioni di cyclette con sopra gente che "te l'avevo detto che fare spinning sarebbe servito prima o poi". Per "pacare" gli animi di fronte a questa nuova forma di schiavitù, il Big Brother mette su un diabolico Talent Show (tra i giudici un divertito Rupert Everett): si pedala una vita per acquistare crediti, facendo contento il proprio avatar, si spendono i crediti per mangiare o vedere i programmi in tv grandi come tutta la stanza che se chiudi gli occhi ti costringono a riaprirli, si spendono per potersi esibire nel Talent Show: se si vince si viene sollevati dalla pedalata vitalizia. Un giovane e una giovane tentano la fortuna... con risultati distopici e dispotici. Lui è il Joker di The Fades, lei la burrosa Lady Sybil.
La trama del terzo (il migliore): Facebook non esiste più, nel senso che non esiste più sul web, perché in effetti è direttamente impiantato nel cervello: tutti hanno una sorta di immenso HardDisk sottocutaneo (grande come un fagiolo) in cui registrare, salvare, condividere i propri ricordi (ricordate Strange Days? Un passetto più avanti.) Viene da sè che il concetto di "bugia" non esiste più neanche lui (- Dove sei stato fino a quest'ora? - Alla riunione, tesoro! - Fammi vedere il ricordo della riunione! Ora!") e che metà della vita la si passa a registrare ricordi, l'altra metà a rivederli, sia su schermo, sia direttamente via retina (l'implicazione sessuale è chiaramente esplorata). Una coppia scoprirà che avere la possibilità di mostrare su uno schermo i propri ricordi ed essere gelosi non sono cose che vanno proprio a braccetto... (Attore bellissimo e destinato a cose grandi, Monciccì Kebbel.)
Tre shots ai confini della realtà 2.0 favolosi (forse il secondo un tantino visto, ma ugualmente piacevole) che mettono davvero un senso di inquietudine profondo: perché quando vedi le astronavi, gli alieni, gli scambi di faccia e tutte quelle cose spaziali ti dici sempre: "vabbè, figurati, morirò prima di vedere tutto questo" e invece nei tre episodi di Black Mirror (che poi è lo schermo che avete davanti, guardatelo bene, lo vedete no che è NERO!) sono un futuro che non è proprio domani, ma dopodomani sì. E, ancora più inquietante, nessuno fermerà questo processo di alienazione dalla realtà, nessuno: è già radicato, è già avviato da anni, e Orwell non era uno scrittore, era John Titor. Amazing!
Io comunque - a proposito del terzo episodio - non ho problemi: volete vedere i miei ricordi degli ultimi due anni? Eccoli in un filmato lunghissimo proprio fatto mettendomi la telecamerina in testa e riprendendo tutti tutti tutti i miei spostamenti:
Questi tre prodotti televisivi (ognuno con la sua peculiarità, tutti accumunati da una capacità di scrittura sublime) mi hanno fatto pensare (ancora e ancora. e ancora.): ma c'è UNA cosa che sappiamo fare nel nostro Bel Paese? C'è un SINGOLO campo "creativo" dove siamo capaci di osare? Se chiedo ad un artista, un musicista, un regista, un'illustratore, un [insert here campo di tuo interesse/professione], se chiedo a chiunque, qualsiasi sia il suo campo (fosse anche la ricerca scientifica, fosse anche l'artigiano carpentiere, che ci vuole creatività pure lì), se è felice, se riesce ad esprimersi come vuole, se il Paese è recettivo, lui/lei mi risponderà: ma mi prendi per il culo?
E allora - rimanendo in TV - Romanzo Criminale è davvero il massimo che ci è concesso? Eppure secondo me c'è lo spazio, nei cervelli lobotomizzati degli spettatori - per un po' di coraggio in più. Ora che siamo carichi di serie TV straniere, perché non possiamo avere anche noi una serie fantascientifica? (Black Mirror dimostra che non ci vuole poi questo grande budget). Forse non mi metto nei panni della casalingua di Voghera che VUOLE essere lobotomizzata? Forse ho a che fare con gente che le serie Tv se le vede in streaming e invece la maggioranza degli spettatori è poi quella della cena con le teste girate verso lo schermo? Ho cmprato questo, un Atlante Illustrato dell'Orrore che ci è passato davanti allo schermo per anni:
(COMPRATELO!) e nello stesso tempo ho dato via la mia TV mesi fa (dicono tutti così no: "io la TV neanche l'accendo") eppure, sfogliando il libro, vedendo le serie prodotte in un Paese che dai, ha anche i suoi bei problemi, le sue realtà idiote, insomma mo non è che in inghilterra so' tutti geni, eppure queste tre serie sono Cinema, ma sul piccolo schermo. E poi pensavo alla TV come TATA, (dio, quanta televisione ho visto io! Tantissima. E mi ha formato, come spettatore intendo, no?) e mi sono accorto che c'è una missione programmatica e antropologica per cui non si fanno proprio le serie scritte bene: perché chi le guarderebbe, le capirebbe, le promuoverebbe non sta più davanti alla T.V.. L'ha abbandonata anni fa, o l'ha data via come ho fatto io.
Lo spettatore intelligente non c'è più, perché non di facevano più programmi intelligenti, perché non c'erano spettatori intelligenti a guardarli, e non c'erano perché non stavano più davanti alla T.V., e non ci stavano perché... Un serpente (anzi un biscione) che si mangia la coda. Un piccolo scherno. Banale? Ma certo! La banalità, quando si parla di T.V., è di Casa. Vianello. Pubblicità!

lunedì 9 gennaio 2012

Lassativi Anonimi

Emotivi anonimi
Trama: L'amore di pancia.

Io lo capisco che la gente a qualcosa deve pure aggrapparsi, in questo tempo di Crisi. Capisco pure che "vado al cinema così per un'ora e mezzo non penso ai problemi alle tasse al lavoro alle bollette a mio marito a mia moglie". Capisco anche che non c'è cosa migliore per attirare la gente al cinema che fare una commediola di sentimenti e metterci di mezzo il cioccolato, che funziona sempre 'sto cazzo di cioccolato. Però ve la dico io un'altra materia marrone, calda, e fumante che si addice molto di più a questo film, anzi, sarò pictogrammatico, non ve la dico ma ve la mostro:
E ringraziate che sono stato kawaii. Che quasi quasi ero tentato di ricorrere a Two Girls One Cup. 
Che io già di mio ho una personale teoria su tutta questa cosa dell'Amore; una teoria lunga, complicata, con mille sfaccettature che ci potrei scrivere un'enciclopedia, ma che per facilità riassumerò così: NON ESISTEQuindi faccio anche fatica doppia a vedere film del genere (E perché li vedi, chiede quello in prima fila. Conosci il tuo nemico, rispondo io. Quello me lo cacci subito, sussurro poi al buttafuori.). 
Dove sta il divertimento nel guardare, quindi, un film con le gesta di due persone adulte che si comportano, per amore, non dico come matti o stupidi, ma proprio come RITARDATI? Dove sta? No, vi prego spiegatemelo! Perché guarda che chi va con lo zoppo impara a zoppicare eh. NON AVVICINATEVI NEANCHE CON IL BASTONCINO  A QUESTO FILM, è una stronzata, nel vero senso della parola.
E poi questa disperata pratica di cercare di vendere ogni film che arriva dalla Francia come un nuovo Amélie, mortaccì loro. Che almeno Amélie era talmente pieno di idee che quasi quasi mi ci aveva fatto credere che esisteva, l'amore dico. Per fortuna poi ho preso un lassativo. Infatti Emotivi Anonimi è proprio quel tipo di film che ti fa capire meglio il significato della frase "un sentimento di pancia", sì un tumulto scatologico: insomma LA MERDA, altro che cioccolato.
Ah, se solo avessi visto questo film nel 2011, quante cose sarebbero cambiate lassù, in cima a quella piramide marrone fumante di film orrendi, questo film ne avrebbe guardati molti altri dall'alto in basso...

Pescecani di paglia

Shark Night 3D
Trama: Squalor.

E come abbiamo iniziato il 2011, iniziamo pure il 2012! Una sorta di "buoni propositi" per un costante miglioramento. Chi ben comincia è a metà dell'opera! Primo film dell'anno: squali squalidi! ...e questo vi fa capire che niente cambierà qui su ChickenBroccoli! Bello ve'?
Vi sembrerà strano ma il titolo di questo post è ficcantissimo! Sembra proprio di vedere una sorta di remake di Cane di Paglia (o un remake del remake) + squali! Cioè proprio che giovane ragazza torna al lago (ma direi più palude che non ci metterei manco il mignolino del piede in quell'acqua salmastra) dove passava le vacanze da piccola (ma già in età da fingering); con lei gruppo di amici di varia fattura e colore, tutti accumunati da un'immensa amicizia cojonaggine; una volta tornata nell'amena località, la pischella deve fare i conti con i vecchi amici del luogo, uno dei quali un suo ex; solo che mentre quelli dei due Cani di paglia si limitavano a coltivare tartarughe (sulla pancia), questi allevano squali. E quindi ecco che l'equazione di stronzaggine si completa da sola. Questo:
+ questo:
= questo...
Il film è di una pochezza epocale (epochezza quindi): attori cani, pescecani attori, effetti speciali che se filmo un pesce rosso e poi viro il filmato con Istagram ottengo lo stesso risultato, citazioni Spilibighiane ("sono li spazzini del mare", "hanno due file di denti", "sono la perfetta macchina di morte", sì grazie me l'aveva dette già lui tutte queste cose) e un andamento mattacchione alla Pirana 3D, per nulla riuscito (e non c'è cosa peggiore che fare i simpatici quando non si è simpatici, VERO?!), annegano il film in un guano paludoso.
Andate in montagna che è meglio, anzi no, state a casa, seguite il mio esempio. 
Continuo a pensare che un film con protagonisti questi squali famosi sul web sarebbe cosa buona e giusta.
Se volete leggere recensioni serie di film squalidi, eccovi serviti, non una, non due, ma tre volte.

domenica 8 gennaio 2012

Carneficina

Carnage
Trama: Applausi a scena chiusa.

Perfetto. 
Basterebbe questo a riassumere un film breve e denso come solo i migliori sanno fare. Teatrale in un'accezione diversa dal "tratto da una pièce", teatrale invece perché girato secondo i canoni di un certo teatro d'avanguardia (e non). Recuperando reminiscenze universitarie: "qualcuno" (Coupeau? Barba? Arteaud? Grotowsky? Brook? Qualcuno di questi, o magari Pingitore, tutto po' esse) ha detto che il Teatro rappresenta sì la Vita, ma lo fa attenendosi a una regola di base uguale e contaria: se nella vita facciamo il minimo sforzo per la massima resa, nel teatro dobbiamo fare il massimo sforzo per la minima resa (e da qui il lavoro sul corpo, la meditazione dell'attore, lo zen dell'espressione e tutte quelle cose anche un po' noiose).
Jodie Foster, John C. Reilly, Christoph Waltz (che bello vederlo recitare davvero) e Kate Winslet sono quattro sponde di un biliardo che si palleggiano una serie infinita di repressioni, di non-detti, di tic ossessivi e rabbia furente, tutto in una partita dal minutaggio risibile eppure pesante come un panetto di malta ingoiato aiutandosi a mandarlo giù con un sorso di sabbia. E proprio come delle sponde fanno da bordo alle ingiurie e ai risentimenti dei rispettivi compagni e come sponde non trattengono, anzi, regalano nuova forza e nuove traittorie alle offese, le scagliano ancora più potenti di prima adosso a qualcun'altro, addosso ad una nuova sponda e via così.
Polansky riesce in un'impresa non facile, fare un film dal linguaggio teatrale, ma  traducendolo in un linguaggio cinematografico. Teatrale è l'utilizzo degli oggetti di scena: inizialmente dul set (il palco) tutto è in ordine, studiato a tavolino, fiori e tavolino compresi, man mano che gli animi si scaldano irrompono in scena elementi che in qualche modo "rovinano" il quadro: un secchio, degli stracci, un fon; cinematografico è l'accompagnarci "dietro le quinte": nella scena in cui la Foster accompagna Waltz in bagno, lo porta in un luogo che non era stato "preparato" all'incontro e con tre movimenti isterici si illude di coprire la "quotidianità" che usualmente si tiene nascosta agli altri (rifà velocemente il letto, mette una scatola di assorbenti in un cassetto, abbassa la tavoletta del WC). Un nodo alla gola al lavoro di regista.
La quotidianità, appunto, è ciò che rende una coppia o una famiglia degne di essere chiamate tali: fonde le persone, salda i corpi, crea una difesa impenetrabile agli altri. Al tempo stesso è proprio la quotidianità a distruggere, la coppia, la famiglia, la società intera.
La pièce (il film) fa leva su una regola non scritta del nostro vivere comune: litigare in presenza di sconosciuti (o anche conosciuti in effetti) è di gran lunga più facile (e molto più divertente. e molto più distruttivo) che farlo tête-à-tête; è la regola delle "sponde" che accennavo prima. Non fosse che litigare non serve. Le parole non servono. Solo il sentimento (o la sua assenza) serve, anche quando è risentimento. Conta solo se c'è o non c'è.
La verità - quella vera, che sto cercando di ripetervi ogni volta che posso - esce dalla bocca di John C. Reilly (forse il personaggio migliore? Il più dimesso e proprio per questo...):
«If you ask me, the couple is the most terrible ordeal God ever inflicted on us.» 
Il ritratto d'interno con persone in Carnage è sublime; i quattro attori meriterebbero un Oscar per uno - no, davvero, a memoria non ho un singolo esempio di quattro attori che si rubano la scena come fanno Foster/Reilly/Waltz/Winslet qui, almeno non nella memoria a medio termine. Ogni minuto patteggi per, ti riconosci in, ne odi uno diverso. Sono perfetti, e poi la capacità di aver reso quattro caratteri diversi, ognuno con le sue spiccate peculiarità, eppure non averli "affettati"; ritorna il concetto di Teatro, questa volta sembra di parlare dei "tipi" (della Tragedia greca, della Commedia latina o del Teatro dell'Arte). Ad ogni personaggio il suo carattere umano, ad ogni carattere umano il suo personaggio. Ed è bellissimo godersi il gioco di alleanze, sempre diverse, sempre nuove, che i quattro stringono in difesa di o contro gli altri, in quello che diventa, lento ma inesorabile, un tutti contro tutti. Ed eccoli là, tutti i concetti antichi di nemesi, di mimesi (nessuna catarsi) chiusi in un appartamento ben arredato di New York City. A vincere nell'umana cosa è sempre e solo il Dio della Carneficina.
Carnage però - dicevamo - non è solo una pièce teatrale portata al cinema per il capriccio di un (grande) regista. Polansky si fa "sentire" non solo per aver saputo giocare alla perfezione con una singola stanza (più i "fuori scena" necessari: il pianerottolo, il bagno, la cucina, il parco giochi muto e perfetto dell'apertura e della chiusura, quadratura del cerchio) ma anche per aver saputo dare alla regia stessa la capacità di raccontare le emozioni "vomitate" (è proprio il caso di dirlo) dalle due coppie, con movimenti di camera a "telecamerina" per le emozioni concitate e un po' cafone di Reilly, riprese fisse per quelle menefreghiste di Waltz, primi piani scattosi per l'isteria della Foster, distacco algido per la falsità della Winslet.
Gennaio è sempre il mese dei rimorsi, se avessi visto Carnage dieci giorni fa lo avremmo trovato SICURO negli undici Chicken Film Award e qualcosa negli Actors Award sarebbe cambiato di certo. Ora devo ricordarmi di non scordare che il prossimo dicembre me lo devo ricordare. Anche nelle locandine. Ma ora basta non state più qui, vedetevi Carnage. Il fatto che esista una versione doppiata in una qualsivoglia lingua che non sia quella originale di questo film è un'offesa al Cinema al concetto di Recitazione (se può essere chiamato concetto). Sforzatevi di vederlo in originale, vi farà lo stesso effetto che ha fatto a me: "e io che credevo di aver visto i film, prima di Internet. Devo assolutamente recuperare TUTTI quelli che ho visto prima del 2008 in lingua originale. Ce. La. Posso. Fare".
Io comunque vivo la mia vita seguendo una terza via rispetto a quella indicata da CoupeauBarbaArteudGrotowskyBrookPingitore: faccio il minimo sforzo per la minima resa.

sabato 7 gennaio 2012

Muhammad A.I.

Real Steel
Trama: Robotte.

Avevo sentito critiche abbastanza indulgenti su questo film di robotte (robot e botte). Un film che a tutti gli effetti si insinua tra Transformers e Warrior: tipo "Ril Stil, se non ti aspetti molto hai comunque quello che ti aspetti: robot e botte". Non mi avevano però avvertito che mi sarei ritrovato tra i piedi quel ragazzino. Quel ragazzino. Dio solo sa quanto l'ho odiato, quel ragazzino. Avrei voluto vedere una scena così:
e dalla parte opposta del fulmine di Pegasus Okuto no Gundam, la sua faccina da stronzetto col suo caschetto biondo e le sue mossette da ballerino rapper. Dio, quel ragazzino, se l'ho odiato. Ma oltre all'odio ho provato anche un forte imbarazzo per lui, quando ballava, per non parlare poi del fatto che nessun bambinetto di 10 anni è così scafato davanti agli adulti, nessuno. Non so se il film lo ammette (devo chiedere a Spilbi, produttore), ma è palesemente tratto da questo:
Ah. Ah. Che ridere vero? Infatti no, perché credo sia vero veramente:
Il resto è un po' iCampione, un po' Rocky Joe 2.0, molta ameriganismo imperante e buoni sentimenti, cioè tipo i più cattivi del mondo della boxe sono loro:
La più grande promoter di Roboxe russa, Galina Cocimelomo, e il più grande programmatore di roboxer giapponese, Iocopoco Maioco.
Il vero problema (oltre al ragazzino... Dio sa quanto l'ho odiato quel ragazzino) è che il film ha un'epicità pari allo zero: regia piatta e cosa peggio combattimenti per nulla "gasanti", specie l'ultimo, che dovrebbe essere il più epico, che ti aspetti pianti perché "è un roboto, ma ha un'anima anche lui" e invece nulla, proprio sbagliata la regia, lenta, svogliata, noiosa.
Tra i protagonisti, oltre a Wolverine che se la cava e il ragazzino (Dio se l'ho odiato, quel ragazzino) non manca l'inutile ma topolesca presenza di Kate di Lost, che fa la meccanica (giustamente dopo Megan Fox...):
Che se io solo penso che quel lurido hobbit dalla mascella storta ha messo le sue sudice mani sul corpo di Kate mi fa male la psiche. Spilbi produce e tra un po' esce il suo War Horse, non è che tanto tanto:
Roboto, il futuro è qui. Sono combattuto: da una parte mi pare un futuro possibile (dopo i combattimenti tra topi, galli, cani, zombi non vedo perché non dovrebbero arrivare quelli tra roboti). Di contro credo sia altamente improbabile una lega di wrestling robotica perché la gente vuole vedere il sangue, non l'olio, sprizzare dalle narici; vuole vedere uomini che mangiano orecchie, no robotz che sgranocchiano bulloni, certo una cosa del genere, in prospettiva, a me un pochino di paura la fa comunque. Dal robottino che ti porta il tè freddo a un culturista nudo che ti appare in salotto o la spia rosa del forno che ti canta girogirotondo il passo è breve. Non parto con la deriva jappo-robotica che stiamo fuori tempo massimo; ricordando questo, IndovinaChi a cui tutti NON avete partecipato in massa, ecco un'altra foto di gruppo robotico (disegnata male, ma pare molto completa):
[clicca]
Indovinateli tutti (io Wall•E non lo trovo UPDATE di dieci minuti dopo. ah no eccolo, dalle parti del Dormiglione), o vi faccio menare dal mio robotto che è il doppio di me. Vi lascio con questo bel corto (già messo da qualche parte):

venerdì 6 gennaio 2012

Drive In

Drive
Trama: Di Sguardling, scorpioni ricamati, Dr.Marteen bianche, ascensori.
E quindi ecco perché Drive ha vinto il Chicken Award di miglior film e non Melancholia, un post che sembra un'ammissione di dubbio atavico rispetto al Chicken Award del 2011 e training autogeno del tipo "hai fatto bene, hai fatto bene a metterlo primo". E in effetti lo è. 
Ne ho discusso le ORE, con tutti; entravo al bar la mattina e "Buongiorno. Un caffè e un perché Drive dovrebbe essere meglio di Melancholia grazie, lunghi tutt'eddue". Sai quando ti svegli la mattina prestissimo e c'hai già il cervello che ti frulla di pensieri (succede con il lavoro o con quelli che [credi di] provare l'amore che non esiste): ecco, io mi svegliavo e facendo colazione avevo come delle apparizioni mariane, solo che erano così:
Insomma ha vinto Drive, e, tolto il grasso, il confronto con Melancholia ha portato al seguente ragionamento, nucleo dell'atomo che ha portato Drive a vincere.
Drive è un film caldo, oltre al magenta neon imperante ci sono il rosso (del sangue), c'è il giallo (dello scorpione e dei capelli dei due protagonisti), c'è l'ocra dell'ascensore e della sabbia (e gli occhi ghiaccio del protagonista risaltano in mezzo a tutto quel calore); ma è caldo anche perché tutti i sentimenti (violenti ma repressi, miscela esplosiva) sono germogliati (nei personaggi, nel regista, negli attori, Mulligan compresa, anche se mi sarebbe piaciuto che nella scena dell'ascensore lui avesse protetto il malintenzionato e frantumato le fossette di Carey a pedate) in maniera del tutto naturale. Naturale nel senso di organico, epidermico, inconscio. Intendo senza alcuna costruzione pregressa e ragionata (se non quella implicita nel preparare un film), senza artificiosità (se non quella implicita nel sapere che è un film). Questo è anche il calore del film, un'ora e mezza venuta fuori da sola, dove ogni scena sprizza fiotti di attitude, coolness e altre parole "figacciose". Un film che è frutto di un movimento, uno scatto involontario, e non di un pensiero.
Ho letto il numero di LWL dedicato a Drive, dove Refn racconta la genesi dell'idea di Drive e la scelta del suo sguardlingo protagonista. Racconta, Refn, di una cena fatta con Ryan, una cena noiosa e annoiata, dove i due non sono riusciti a spiaccicare che qualche frase di convenienza del tipo - "Sei stato bravo in quel film con la bambola gonfiabile, Ryan" -"Grazie, anche tu sei stato bravo con quel film... quello... che film hai detto che hai girato?!"
Insomma, non proprio antipatia, ma neanche alchimia, neanche coup de foudre. A completare il quadretto un'orrenda influenza di cui Refn era vittima proprio quel giorno. A fine cena Ryan si offre di riaccompagnare Refn al suo albergo, driving la sua macchina. Una volta partiti, non si sa uscita da dove, viene messa una selection di brani Anni80, e i due, tra influenza e tasso alcolico, iniziano a cantare "Illusiondudududidudajustanillusion". Refn si gira e vede Gosling al volante. Gosling si gira e. 
Sguardling.
e. 
Drive. 
Il resto - come si dice - è C&B (e vi lettori con lui) che ora è costretto a vedersi tutti i film di Ryan Gosling.
E Melancholia? Melancholia è un film freddo. I suoi colori sono il verde di un campo da golf che si trasforma in palude, il celeste di un pianeta che sta per ucciderti, a te a te a te a te [ripeti fino a TOT popolazione della Terra], il blu del cosmo infinito sia quello fuori che quello dentro. Melancholia poi non è frutto di un pensiero, ma di un ragionamento, di una filosofia, forse anche di una religione, quella del tutto personale, certamente ai limiti della schizofrenia, ma affascinante e stratificata come poche, che sta nella testa di Von Trier, Lars. Lars e un film tutto suo. La costruzione ossessiva dei diorami che aprono il film rivela che ogni movimento è studiato al millimetro, persino quelli della lunga sezione iniziale, quella del matrimonio, dove Von Trier gira un quasi remake di Festen, dogma Dogma compresi. Eppure l'andamento, il ragionamento, la messa in scena: è tutto come una calligrafia amanuense, un lavoro di cesello infinito, un monumento scolpito nel marmo, ma con un coltellino svizzero.
Quindi, Drive è meglio di Melancholia? Assolutamente no. Avete fatto caso, vero, che stiamo parlando di due anime della stessa Danimarca? Forse sarebbe stato giusto mettere i due sullo stesso podio, magari entrambi in seconda posizione, come fosse una gara podistica vinta da due gemelli. Siamesi.
Alla fine però l'ha spuntata Drive. E il motivo - regia e film a parte (come se poi si potessero davvero mettere "a parte" - è... dai che lo sapete qual'è... è lo Sguardling.
Vi ho appena detto che mi sto sorbendo la filmografia di Ryan Gosling, sguardling dopo sguardlin - e vi assicuro che li fa in TUTTI i film - e, sebbene fossi uno di quelli che, non avendo le ovaie, si era accordo di Ryan per la sua bravura e non per come si gira e ti guarda - non avrei mai pensato che ci saremmo ritrovati qui un giorno a parlare di un'icona con le sue fattezze bislunghe. Diversissima da un Pattinson qualunque, che dura il tempo di un brufolo sulla fronte, il Driver è un'icona destinata a durare, prima di tutto perché ha il fisique du role di attore capacissimo, ma poi perché, tornando al discorso di "naturalità", è un'icona nata da sola. La collaborazione Refn/Gosling è destinata a durare (i due hanno già tre film in cantiere, Only Gods Forgive, il remake del La fuga di Logan e un altro che forse mi sono inventato ora ma tanto ci sarà) e non è troppo azzardato sostenere che stiamo vivendo quello che fu, per una generazione precedente alla nostra, l'amore tra Scorsese e De Niro, quando il concetto di "attore feticcio" non era solo "famo i soldi". 
Sempre in LWL Refn ammette: «I love Ryan Gosling, and i don't mean in the Hollywood way, i really love him.»
Imparate ragazze, imparate. E non siate solo gelose... l'amore bromantico, quello sì che esiste ed è puro per davvero.
E poi c'è il "contorno" web. Abbiamo già detto della colonna sonora. Abbiamo già detto dei palazzi che sembrano Blade Runner. Abbiamo già detto delle scene di guida, quasi documentaristiche. Abbiamo già detto di Christina Hendricks e del suo culone strabordante e rotondissimo che fa da contraltare alla Mulligan, asessuata, innocente, madre, fedele al marito pure se Standardizzato nella criminalità. Abbiamo già detto dei criminali mezze tacche che popolano il film. Abbiamo anche già detto del Mistral rosa che ci riporta indietro di anni. Ché se io domani uso il mistral rosa per una cover di un libro (per dire, non che faccia qualcosa che c'entri con le cover di libri, io sono uno stuntman figurati) mi sputano in un occhio, gli posso fare tutto lo sguardling del mondo, mi licenziano in tronco. Pensa se il logo di C&B era in Mistral rosa:
Scappavate dal blog sito ridendo. Che poi chissà se Winding Refn, per assonanza, riuscirebbe a far rivalutare anche il Wingdings:
Ci vuole carattere per credere nel Mistral rosa.
Quindi ha vinto Drive e ha vinto anche per colpa/merito del web e dell'hype. Ha vinto il Chicken Award e ha vinto tutti gli altri premi bloggoloidi del mondo, e chi non l'ha messo al primo posto è solo uno che voleva fare "Ehy, io sono fuori dal coro! Io le cose le dico in faccia!" e invece a volte stare nel coro è una bella sensazione: metti che il coro sono i Warriors, che il coro sono i Goonies, che il coro sono i Grifondoro (Grifoncoro quindi), che il coro sono i Cobra Kai, che il coro sono la squadra di calcio Prigionieri che fuggono per la Vittoria. Ecco, Drive racconta di un personaggio solitario (ma non solo, gli fanno compagnia tutte le altre icone cinematografiche nate per caso e diventate miti) e intanto ci unisce tutti, noi spettatori e rispettive cospettatrici e ci toglie il fiato (per motivi diversi ma ce lo toglie). A me, a loro, a voi e a tutti quelli che fanno cinedesign, che vi ho raccolto:

Certo, ho deliberatamente evitato di mettere lo Sguardling puro come motivo primo della supremazia di Drive. Innegabilmente però, c'entra anche lo Sguardling (c'è bisogno di ricordarvi cos'è? Ragazze, finitela di muovere la testa su e giù che sembrate quei cagnolini che si mettono sul cruscotto della macchina, la macchina di Drive. Ok, vi accontento, ma questa è l'ultima eh! Ve ne regalo uno tenero tenero:

Insomma pure se non ho l'utero (casomai urto) ammetto che Gosling è davvero un gran bel fico. Tralasciando la scena dell'ascensore e le subliminali motivazioni che fanno innamorare le ragazze - come tipo: "Lui per proteggermi spaccherebbe la faccia col tacco di una DocMarteen a chiunque mi guarda male:
"Lui FA LA SPESA!...

...PERÒ MANGIA SOLO SOLETTO PORELLO...
Drive - Nicolas Winding Refn
... ELAVORA TUTTO IL GIORNO! SI ARRABBATTA! FA IL MECCANICO...
Drive - Nicolas Winding Refn
...IL VETRAIO...

...E IL CARPENTIERE! Tutto per me!
Drive - Nicolas Winding Refn
...insomma tralasciando questo, ci sono cose innegabilmente ipnotiche in questo biondino con la faccia a banana. Modula la voce che manco Sinatra, alto e asciutto (sebbene un po' cadente di spalle no?), quell'espressione da motherfucker che mezza basta a farti innamorare, e poi... poi lo Sguardling. La seconda visione del film in effetti risale ad una mesata fa. Chi mi segue su Twitter (non è una domanda) ha contato con me il numero di sguardling:

E sguardling dopo sguardling alla fine ha vinto. Drive è il miglior film del 2011. Forse sentirlo nominare dieci volte al giorno ha avuto il suo peso nella decisione finale, ma tant'è che ha vinto. Certo, ora, aver amato Drive è un conto, il fatto che io a Natale abbia ricevuto dalla Cospettatrice questi regali:
è un altro. In effetti devo ammettere che guidare (anche se una vespa e non una Chevrolet del 73) con quelli sulle mani, nocche scoperte e quel rumoretto di pelle nuova, un po' di attitude te la mette in circolo. Poi girarsi e fare sguardling alla vigilessa, no, quello non funziona. E quindi, ragazzi, fidanzati, uomini! Per tutti noi ho fondato il D.R.I.V.E.S.Dobbiamo Recuperare Immediatamente le Vittime Esaltate di Sguardling! Aiutiamole, sono vittime, non è colpa loro! 
Mi raccomando, controllatele che la ricaduta è sempre dietro l'angolo. Andate sul loro computer e se nella cronologia trovate QUESTO SITO, portatele subito al D.R.I.V.E.S., ci penso io a loro (e voi tenetevi il sito che è FAVOLOSO graficamente!). Se vi chiede di indossare questa maschera prima di fare le cose dell'amore "tanto per cambiare un po'", PORTATEMELE, ci penso io! Lo Sguardling è come la puntura di uno scorpione, non è che "smetto quando voglio"
Per informazioni chiamare il numero magenta che passa in sovraimpressione! Lo sapete dove ci porta tutto questo? Che tra una settimana parte la SGUARDLING TIME MACHINE, metteremo Ryan al volante di una delorean, e vedremo tutta la filmografia di Ryan Gosling sguardling dopo sguardling. Uno a settimana, non è che posso diventare Sguardling & Broccoli che mi viene a noia pure a me, lo faccio solo per aumentare le visitatrici.
Ve tocca. La filmografia, non Ryan, ve piacerebbe...