domenica 31 marzo 2013

Djesus Uncrossed




sabato 30 marzo 2013

♰ Franco Califano ♰

♰ Franco Califano ♰
L'urtimo amico se ne va

♰ Enzo Jannacci ♰

♰ Enzo Jannacci ♰
Vivo anch'io. No tu no.

venerdì 29 marzo 2013

♰ Richard Griffiths ♰

♰ Richard Griffiths ♰
Addio Zio Vermon, se avevo la Pietra della Resurrezione la usavo per Piton.

Quello che so su Muccino

Quello che so sull'amore
Trama: Cioè niente.

Ci sono due cose da fare prima di apprestarsi a leggere questa recensione.
La prima è sapere che io, C&B, nel pieno delle mie facoltà (forse questo è il problema) vi dico che non ho MAI avuto NULLA contro Muccino (quello grande, perché quello piccolo, au contrair...). Muccino mi è sempre sembrato uno di quelli che riusciva a raccontare l'alta borghesia romana con uno sguardo ben lucido, soprattutto per uno che in quella stessa borghesia tutta fatta di case ai Parioli, statue antiche nei salotti, filippini in livrea, case nelle Marche d'estate e a Cortina d'Inverno ci era nato e cresciuto. Insomma non è facile affrancarsi dall'opulenza. Muccino (nonostante continuasse certamente a comprare casa ai Parioli con statue di filippini nelle Marche e a Cortina) è riuscito - fino almeno a Ricordati di Me - a descrivere quella realtà. Inutile negarlo e inutile dargli contro. Quello era il suo stile, che lo ha infatti portato a convincere major americane e un attore nero a produrgli dei film. Tanto di cappello comunque. Io dico.
La seconda è vedere questa intervista. Vi prego. Tutta... da quando Muccino spanzetta come un comico sovrappeso a quando se ne va con sguardo truce, come avesse visto tra il pubblico un bambino masticare una caramella e avesse deciso di usare le sue ultime energie (quelle date da un Tronky appena ingurgitato poco prima che si accendessero le  telecamere) e volesse saltargli addosso e mangiarselo. Il bambino.
Potrei prima di passare al sodo (!) lanciarmi in un'invettiva INFINITA (e sarebbe DAVVERO infinita) su quello che non va nel film - presumibilmente l'ultimo in terra americana per il golden cheesburger boy - perché le cose che non vanno sono praticamente TUTTE. Ogni cosa.
Non vanno gli attori, nessuno escluso; tutti assolutamente persi in interpretazioni senza il minimo spessore, e cosa peggiore, con l'illusione di averlo, quello spessore.
Gerald Butler, Uma Thurman, Chaterine Zeta Jones e Jessica Biel mettono in serio repentaglio le loro carriere (che diciamolo poi, nessuno ha allo stato attualo quel tipo di carriera talmente solida da potersi permettere veramente una schifezza come questa) per darle in mano ad un italiano che gli aveva fatto credere che sarebbe stato un film sull'Amore come nelle migliori commedie americane di una volta, ma con quel pizzico di brio neorealista (!) direttamente dal Bel Paese! Calcio! Pizza! Mandolino! Mamma! Bel Ragazzo! Ammore!
Lo so mi sono dimenticato Dennis Quaid. Ma.. insomma.. Dennis Avvinazzato Quaid... con quel viso rosso pompeiano fisso... mi fa quasi pena. Non oso immaginare le cene luculliane a base di salsiccia e birra che si sono fatti lui e Gabriele. Non posso che immaginarmeli così:
Cristo... sono loro... Homeruccino e Barniss...
Comunque c'è un motivo per cui vi ho chiesto di vedere tutta l'intervista di qualche mese fa a Grabrielone. E non è (solo) per prenderlo in giro. No. L'ho fatto perché Gabriele, inconsapevolmente (credo.. spero...), fa una delle dichiarazioni più lucide e esplicative dello stato del cinema italiano attuale.
E non è la figura di merda che ci fa con la Zeta Jones (senza trucco è come tutte le altre), e neanche gli inutili ringraziamenti a Jovanotti che già che ci stava poteva anche salutare sua mamma, il parroco e gli amici del baretto). No. Intendo quando Gabriele dice: 
«In Amerigha non scè la mmemmoria di quellho che hai sfratto prhrima. Sei sempre l'ulthimmo arrhivatho. E' na legge incredibbiilhe.»
E DEVE ESSERE COSì! DEVE! Big Gabrile! DEVE ESSERLO! Perché non è che se tu fai UN film, allora hai il permesso di crogiolarti PER SEMPRE e diventare un ciccione edonista e finto-problematico (anche perché diciamocelo tutti, i soldi non daranno la felicità, ma aiutano a comprarti le cose che la danno, viaggi in primis).
Proviamo a guardare l'altro lato della medaglia (questa): è proprio così che invece funziona in Itaglia! La poltrona del successo, una volta che ti ci sei seduto (e Gabriele l'ha fatto con L'ultimo bacio, che ammattiamolo, l'abbiamo visto TUTTI L'ultimo bacio e a molti di noi è anche piaciuto. Ad alcuni anche molto.) e da lì non si è più alzato. Anzi ha fatto sedere anche il fratello sul bracciolo, e già che c'era ha dato anche una carriera attoriale a quell'essere di Enrico Silvestrin, che è una di quelle cose per cui meriteresti di essere chiuso in una vergine di norimberga riempita di succo di limone.
E quindi che ben venga la meritocrazia continuativa del cinema americano, dove sì è vero, certe carriere finiscono nel giro di un film (Kevin Costner chi?!) ma altre rinascono nel giro di mezzo (John Travolta cosa?!).
Gabriele (non so proprio perché lo chiamo per nome... sarà quella fastidiosa abitudine di sentirsi amabilmente attratti dalla paciosità dei ciccioni...) ha dimenticato a fare il regista, ha dimenticato che come raccontava i sentimenti lui (sempre e comunque con un'attenzione molto americana agli intrecci e ai meccanismi quasi teatrali di "entra in scena"/"esce di scena") era il modo giusto (popolare quanto vuoi, ma meglio giusto popolare, che ingiusto impopolare), quello che infatti agli americani è piaciuto tantissimo, e per americani intendo sempre Will Smith Welcome to Gabriele, benvenido a Miami!
Sì in effetti sarebbe bastatoo dire che Quello che so sull'amore è il peggior film visto in questi primi mesi del 2013. Questo basti.
Oltre ad alcune battute un po' di facile costume (al contrario della prova costume di Gabriele, che non deve essere facile per nulla) voglio smettere di accanirmi su di lui, anche perché sarebbe più facile accanirsi intorno. Sarebbe come sparare sulla croce rossa. E una croce bella grande. Una Croce Grossa.
Ci siamo giocati Muccino, perso nei sogni di una gloria mal gestita, una gloria che ha preso per meritata e che non ha fatto nulla per mantenere, come d'altronde la sua linea.

So che hanno fatto un nuovo panino in America, il Big Muc.

giovedì 28 marzo 2013

Paragnomal Activity

Paranormal Activity 4 
Trama: ...e io ti sphhalmo sul panino!

Ecco. la serie PA è veramente il metronomo della mia deriva internettiana. Non so perché ma tutta la serie è legata a doppio filo con ChickenBroccoli. Perché, se guardi bene, è l'unica serie già giunta al suo quarto capitolo che annovera una recensione da parte mia  sin dall'uscita del primo (non ci sono riusciti i Pirati dei Caraibi e neanche Harry Potter vale...), sia il primo, che il secondo, che il terzo. Cioè proprio le testate al muro.
E ogni singola volta mi chiedo se sono più imbecilli loro a continuare a farli quando la serie aveva smesso di fare paura a minuto uno del capitolo due, o sono più imbecille io che continuo a vederlo, quando poi non mi è bastato neanche vedere tutte quelle brutte copie uscite negli ultimi anni.
Ora senza andare a rivangare il passato, dirò solo che il questo quarto episodio è il peggiore, in pratica neanche si degnano di continuare bene la storia degli altri tre, anzi si ricomincia proprio come fosse una sorta di reboot con una nuova famiglia e delle nuove incredibili tecnologie per scoprire i fantasmi, tecnologie tipo la kinect dell'X-Box. Giuro.
Orribile. 
Per fortuna ogni volta che ne vedo uno mi viene voglia di controllare se anche a casa mia ci sono Questi Fantasmi (e le citazioni...). Le altre volte era andato tutto benissimo, come abbiamo visto qui e qui e qui.
Ora però il bisogno è impellente! Non solo ho cambiato casa ma ho anche uno strumento avveneristico di rilevazione ectoplasmica di presenze. Photo Boot.
Tendiamo gli occhi, apriamo le orecchie. Vediamo cosa succede...brrr
video
Be' insomma. Dormo tranquillo anche questa volta, in attesa del quinto PA, già confermato. Che vedrò, dicendo che io a questa serie anche se mi fa schifo ci sono affezionato.

martedì 26 marzo 2013

SIAMO SERIAL • L'insalata russa

*Dai che ci siamo. Riassunti sparsi di serie TV americane più o meno nuove, più o meno seguite, più o meno.*
The Americans
Trama: Servizi Segreti Russi non sparate più al Raegan ma dedicatevi al matrimonio.

Avete fatto caso che ora è tutto un Anni Ottanta? Ottanta voglia di Anni Ottanta.
Ma c'è una cosa che colpisce di The Americans, che gli Anni 80 non sono quelli delle donne che sembrano usciti dalle Olograms tutti capelli cotonati, collant fucsia leopardati e eyeliner pesante e gli uomini con le giacche con le spalline e le pettinature assurde pure loro. No, in The Americans sono degli Anni 810 sobri e perfetti, nei costumi e nei modi. Quindi, e questa è la cosa più azzeccata della serie, è proprio come vedere uno spy movie di quei tempi e non una ricostruzione di uno spy movie di quei tempi. Quindi roba tipo Gorky Park o Uccidete la colomba bianca redivivi.
E anche nella tecnologia - questa forse la cosa più divertente della serie - che non è mai quella dei microchip, di internet, di identità cancellate sul web, di virus, insomma non c'entra nulla Mission Impossible, qui si tratta di usare i bei vecchi mezzi analogici di una volta: cassettine per registratori nascosti sul petto, grimaldelli metallici per aprire le serrature e non microacidi o nanotecnologie, cimici e tutto il compendio di roba "coi fili" per spiare gli altri.
Come avrete capito la serie è di puro spionaggio: coppia di spie russe sposata per finta da anni vive in America, la Guerra Fredda in pieno inverno. Altro che Bobby Fischer.
I due sono sposati per finta ma dopo 15 anni di convivenza succede quello che i loro cuori di ghiaccio (sono spie, e pure russe) non si aspettavano: l'amore.
La serie è una piacevolissima visione - ad esempio per me cento volte migliore dell'osannato Homeland, che infatti non ho continuato a vedere - attori piacevoli da nessuna antipatia (sebbene non ci sia neanche qualche folle amore), scene pesanti che a volte non ti aspetti (violenze sessuali o psicologiche, o entrambe, che arrivano inaspettate), storia orizzontale che finora ha retto molto bene gli otto episodi andati in onda.
Certo siamo lontani mille miglia dai Capolavori televisivi veri (sempre i soliti, BB e MM), ma se avete una certa nostalgia di quei film di spie che vedevamo da piccoli senza capirci un tubo ma gasandoci anche noi a pensare di essere spie e poter portarci una ricetrasmittente alle interrogazioni di geografie con fuori uno che ti dettava le risposte, The Americans non è proprio niente male.
E siccome la grafica da propaganda russa usata per la comunicazione, seppure non del tutto originale, mi piace e pure tanto ecco una bella collection di pop.aganda:
Invece ho visto il pilota di un'altra serie, sempre ambientata in pieni Anni 80, questa volta gli Anni 80 che sembrano sì la versione televisiva di un video di Madonna Like a Virgin UH!, The Carrie Diaries
Ora, non chiederte perché ho visto la prima puntata di TCD, senza peraltro avere MAI visto neanche un minuto di Sex & The City, tantomeno i film. Diciamo che è successo e che ho tentato anche di essere propositivo, ma no, proprio non ce l'ho fatta. E dire che se ne parla benino, ma insomma, ringrazia che non gli appioppo un Broccolo per partito preso (!).
Invece, senza che c'entri nulla con gli Anni 80, ma solo per farvi venire l'infantiolo... Dopo quest'anno alquanto parco di grandi novità, vi sparo tre cose che rappresentano il VERO hype di questi giorni. 
E UN'!
Che se non capisco male si parlerà di felicità. Ecco Don. Dimmi cosa devo fare. Sono disposto a vedermi tutti e 43 i minuti di questo:
EDDU'!!
E TTRE!!!
Ancora vivi? Io no. 
Pensare che tra qualche tempo Dovremo dire addio a Don e Walter e Jesse mi riempie il cuore di una tristezza che non provavo dai tempi di quell'altro difficile addio, quello a Jack, Locke e Sawyer.
Abbiamo dovuto fare i conti senza LOST, riusciremo a sopravvivere senza Don e Walter come mentori e Jesse come fratello?
Non ne sono tanto sicuro. 

SIAMO SERIAL • THE quasiWALKIN quasiDEAD

*Continua la pratica serie TV con una disordinata lista di cose nuove, cose vecchie, cose future, cose belle, cose brutte. Sostanzialmente... cose.*
In the Flesh
Trama: Quando sulla terra non ci sarà più posto i vivi cammineranno all'inferno

Ecco una cosa nuova a proposito di zombi.
Strano vero? Proprio quando sembrava impossibile dire qualcosa di nuovo (sia in generale, parlando di cinema e TV, sia in particolare, sul tema zombi) ecco arrivare dalla benedetta Inghilterra - che in quanto a serie TV è seconda solo agli americani, anzi mi sa che se fai un conto a peso e percentuale gli sta pure sopra - una miniserie in tre episodi, di cui per ora è andato in onda solo il primo, che racconta un punto di vista nuovo (sì lo so che è altamente probabile che nella immensa letteratura zombi mondiale ci sia qualcuno che ha già trattato la cosa, ma non avendo letto l'immensa letteratura zombi mondiale, andiamo avanti.
Immaginate un apocalisse zombi, e fino a qui è facile, l'abbiamo vista mille volte, in tutte le salse (perlopiù ketchup). Ecco, ora però immaginate che dall'essere non-morti si possa guarire, cioè che qualcuno trovi la medicina giusta da somministrare agli erranti per riaccendergli le sinapsi, insomma per farli tornare, almeno per le funzioni cognitive, "vivi".
I morti tornano, e ritornano indietro: pensano di nuovo, parlano di nuovo, non pensano solo a mangiare cervelli. Rimangono morti fisicamente (non mangiano, non dormono, il colorito non è proprio dei migliori), ma sono quelli di prima a (quasi)tutti gli effetti. Una versione più pallida dei Revenants francesi.
Peccato che il morbo zombi sia ancora in loro e vada sedato quotidianamente con una medicina, la chiamano Sindrome del Parzialmente Deceduto.
Da qui in poi, è una nuova apocalisse, quella del reinserimento nella società, quello del fondotinta in faccia e le lenti a contatto, quello, soprattutto, dell'accettazione da parte di parenti e amici del fatto che no, non gli vuoi più mangiare il cervello.
La prima puntata è dannatamente interessante, con questo povero zombino (peraltro suicida, che insomma, ci rimani anche male se ti vuoi liberare della vita via-morte e poi niente, non c'è verso, la vita ti porta indietro...) che per tutto il tempo deve affrontare l'incredulità dei genitori che se lo vanno a riprendere in questo centro di recupero che tanto sembra una clinica per rehab, e se lo riportano a casa, come fosse Renton
l'odio della sorella (che intanto era diventata una sorta di fondamentalista anti-zombi militarizzata), e tutte quelle cose tipiche di chi torna dalla morte, tipo fare finta di mangiare per una parvenza di vitalità.
Ci si mette anche - altra cosa interessante - il fatto che gli ex-zombi, in quanto tornati ma anche un pochetto controvoglia, fondino una sorta di resistenza zombi, con la creazione di antivirale che annulla l'effetto della madicina salvifica e li faccia tornare dei grandi e grossi mangiatori di carne umana.
Insomma un pilot promosso a pienissimi voti, anche perché nonostante i conclamati pochi mezzi a disposizione, si gioca quelli che ha senza nessuna sbafatura.
Tra i revenants e questi zombini tristi si sta delineando una figura di gente che dall'aldilà torna aldiquà, e tra vivi e morti non si capisce chi è più triste.

Continuo a vederla di certo.
Invece lo sai chi si capisce benissimo che è morto - di nuovo - The Walkind Dead. Peccato che era risorto, invece è rimorto. Le prime puntante della terza serie "ce l'aveva fatta credere", con una partenza col botto e finalmente un andamento vivo (!) come non mai: al bando mille pippe, chiacchiericci, paranoie e stronzate verbose, e via con zombi zombi zombi... e poi la morte della madre, che soddisfazione! Talmente tanta che era pure salito sul podio degli Awards.
E invece niente, nuovo show runner (credo il quarto in tre anni... se pensi a BB o MM, che sono prima di tutto la visione di un uomo...), e di nuovo la MO-R-TE, ma quella proprio da encefalogramma piatto con la linea verde retta e il sibilo fisso. piiiiiiiii
Rick, il capo della combriccola di scemi, sempre più odioso, che poi, ma sa recitare quello? O deve per forza stare SEMPRE di 3/4 con la testa mezza storta? 
Tutto il resto della combriccola fa e dice cose che vanno dal demente all'imbarazzante per loro, dall'innervosente al semplicemente I-NU-TI-LE
E poi, il salto dello squalo, morto pure quello senti che puzza, ad un certo punto, nel bel mezzo di una cazzo di apocalisse zombi, una ragazzina trova il tempo per mettersi a cantare, così, alla vera cazzodicane (e non faccio la battuta sul cantare a cappella)

Tanto che non ho nessunissima voglia di mettermi a raccogliere i miGlioni di meme, illustrazioni, gif che girano sulla serie. Il che per me è indice di disamore.
La continuo a vedereperché poi di zombi ce n'è sempre bisogno e ora che manca solo la sison finali voglio proprio vedere che succede, soprattutto a quel cavolo di Governatore che ci manca solo che si mette un mantellino rosso (sangue) e inizia a volare. A proposito, non è che se adesso ci eravamo liberati della moglie dovete per forza mettermi un personaggio ANCORA più ODIOSO! Può anche morire. Parlo di Andrea, ovviamente.
E poi, nel bel mezzo di mesi fa, ho anche finito American Horror Story, il cui grado di follia (alieni, zombi, nazisti, serial killer e chi più ne ha) si potrebbe riassumere così:

E te lo dico, oltre alla sempre grande Jessica Lange, la serie è il WTF più piacevole dell'anno, lontano dal brutto MACCOSA di True Blood e dalla noia di Park Ave 666.
Ciao da Fiffen & Froffoli.

lunedì 25 marzo 2013

SIAMO SERIAL • Anormal Bates

*Siccome in questo periodo ho il deficenz dell'attenzione, non riesco a vedere un film intero e la mia autonomia scade a 52 minuti - e ogni tanto anche prima - adesso vi sorbite una po' di riassunti delle serie TV degli ultimi mesi... Facciamo che a botte di 2/3 (tra una bella, una brutta, una finita e una preview) chiudiamo la pratica in settimana. Dico sul Serial.*
Bates Motel
Trama: Ha fred Hitchcock

E quindi siamo in piena Hitch-mania! Ehy ragazzi, è scoppiata la Hitch-mania! Fatti contagiare anche tu dalla Hitch-mania! Uccidi qualcuno nella doccia!
Eppure non mi sembra ricorra qualche anniversario particolare, o forse sì... fammi controllare... no infatti no. Certo è possibile che ci sia l'anniversario di un qualche film... fammi controllare... 80 anni da L'ombra del dubbio, 70 anni da Io Confesso, 60 anni da Gli Uccelli (il di cui remake è comunque in lavorazione, e sarà tutto computer, una merda)... vabbé ma quello faceva un film all'anno. Bah.
Comunque ci ciucciamo questa ondata di omaggi/remake al grande e grosso Alfred, dopo questo brutto e questo passabile, e ci vediamo anche la serie TV che ci racconta i retroscena osceni (i retrosceni, quindi( della famigliola Bates. Però lo fa con l'iPhone.
Dunque, la serie ci presenta Norman adolescente (un ragazzino che abbiamo già avuto modo di odiare in passato, uno che avendo recitato due volte due con Johnny Depp ha imparato dal peggiore) e di sua mamma Norma (una famiglia norma... le. ... che pubblico fiacco stasera), interpretata da Vera Formica, quella che potrebbe scambiare ogni ruolo con Maggye Gyllenahal sarebbe uguale.
Quindi non più Anni 40 ma giorno d'oggi, non più Norman adulto e mamma mummia, ma Norman ragazzino coi brufoli e le paturnie e mamma viva possessiva e pazzerella. Il tutto condito però con un'appeal un po' anticato (iPhone + capelli cotonati, schermi al plasma + gonne sotto il ginocchio).
E, incredibilmente, tutto fila abbastanza liscio. Non si grida (né di paura né al miracolo) ma il pilota si fa guardare, alcune scena anche volentieri (e se guardate volentieri la scena dello stupro mi farei delle domande, quelle che non si è fatto Norman). Sospeso tra un college movie (certo vedere Norman Bates ben inserito nella società scolastica, e anzi addirittura flirtare con più ragazze, è assai estremo) e un suspense movie classico (cadavere nella vasca, arriva poliziotto, poliziotto va nel bagno, tutti in tensione, poliziotto esce e con sguardo greve fa "ho aggiustato lo sciacquone"), Bates Motel è un rispettoso prodotto commerciale, meno supponente del film con Hopkins, più ritmato di quello con Toby Jones.
Attori passabili (il pischello è tanto perfetto nella fisicità quanto scadente nella recitazione verbale), Vera Formica ci sta.
Che poi è che sia un'idea del tutto nuova:
Non erano male i teaser poster.

E il logo ci piace no? Eh? Ci piace giusto?
La continuerò a vedere.
The Following
Trama: Kevin Bevon

No. Ma dai. Ho visto tre puntante e ancora non mi sono ripreso dall'assurdità del piano narrativo. Poi lo ammetto, la prima puntata, con quella cosa che non ti aspetti di far uccidere la protagonista famosa (come? è dai tempi di Scream e Mission Impossible che non fa più scalpore uccidere l'attrice che ti aspetti possa esserci per tutto il film? ah.) Continuo divertito a leggere i commenti su twitter che mi dicono che se le prime puntate erano bislacche, ora si è arrivati proprio ai paradossi, cioè al circo-thriller.
In sostanza c'è Kevin Bacon che fa il poliziotto ex-dipendente (non ricordo se alcool o droga o farmaci o tutte queste cose) che tempo prima aveva catturato un serial-killer. Ora questo serial killer scappa e uccide una che si era salvata anni prima, Kevin lo riacchiappa e lo risbatte in gattabuia, ma intanto il killer, fascinoso e ammaliatore, si è creato una sorta di setta di seguaci pronti ad uccidere per lui. E come c'è riuscito?!? MA CON INTERNET! Chiaro! Perché tu al serial killer gli fai aprire la pagina Facebook. Bra-vò!
Insomma poi ogni puntata c'è il serial killer dell'episodio e Kevin Balcon che lo acchiappa e o lo uccide o lo sbatte in gattabuia.
Ecco, se questo presupposto vi può andar bene, bra-vì!
Non lo continuerò a vedere, anche perché l'avrei dovuto capire dai poster promozionali che era banale:
Infatti che ideona. L'hanno fatto mille fotografi:
(e c'è anche una campagna pubblicitaria di Piazza Italia, uguale uguale:
Che se l'idea arriva negli uffici immagine di un qualche promotore di abbigliamento squallido come un Piazza Italia qualunque e viene pure approvata, vuol dire che è proprio trita). Che poi se le cose le vuoi fare, falle bene. Ad esempio, visto il tema:
...avrebbero potuto fare uguale uguale a Sagmeister, che se lo incise davvero l'invito alla presentazione del suo libro:
Non la continuerò a vedere.
Intanto, mesi fa, ho finito con fatica enorme la sesta serie di Dexter. L'ho finita per inerzia, per vedere cosa potevano inventarsi dopo una delle serie più brutta mai vista, e intendo non solo per Dexter, ma per l'intero panorama seriale americano, ma che dico americano, mondiale. Ve la ricordate con quei cazzo di tableuax no?!
Ecco, questa serie un pochino si ripiglia, ma il livello ormai è infimo, e, cosa che mai avremmo potuto credere, diventano più interessanti le story line dei coprotagonisti che quella di Dexter, che ormai parla talmente tanto tra sé e sé che pare matto (e dire che prima era il matto più assennato che c'era!)
E poi quel finale! Chi l'ha visto mi può capire. Ma QUEL finale? Dai... io non dico che possiamo aspettarci da ogni serie TV un cliffhanger tipo questo
Ma QUEL cliffhanger, quello sparo. No. Ma proprio ENNE. O.
La continuerò a vedere, odiandomi.
Infine, in vena di serial killer, attendiamo Hannibal:

Ammetto, sono cascato nell'hype, nonostante, dopo il cAPOLAVORO con la APOLAVORO maiuscola, nessun altra impersonificazione filmica di Hannibal sia stata all'altezza, o anche solo interessante (brutto Hannibal, inutile Red Dragon, orrendo il prequel).
La vedrò, e che fai non la vedi?

sabato 23 marzo 2013

L'ultimo Tom Cruise sulla Terra

L'ho già detto e ripetuto: io a Tom Cruise CI VOGLIO BENE!
Perché io non salgo con scatto felino (anche perché sarebbe più uno scatto bradipo nel mio caso) sul carro dei vincitori che tirano le arance a Tom Cruise ogni cosa che fa. Sì ok lui ci si mette d'impegno a farsi prendere a pomodori in testa, ma io ci voglio bene lo stesso. Oh!
E ci vorrò bene anche quando, tra qualche settimana, uscirà OBLIVION, beccatevi il poster orginale (ehm)
E dopo il poster beccatevi 'sto post che parla di OBLIVION. Voi ve lo beccate, io vado all'anteprima, è una win/win situation mi pare. 
Dunque OBLIVION (e con questo l'ho già ripetuto tre volte, mi pare che ora ve lo possiate ricordOBLIVIONOBLIVIONOBLIVION) è quel film dove tutti gli esseri umani sono morti, anzi quasi, ci è rimasto solo Tom Cruise, non si vede perché è basso, ma c'è.
Non è un film horror. Non è un film di Sciemology... è il nuovo film di Tom Cruise. Uno che sta lavorando come se non ci fosse un domani, chissà avrà ricevuto una telefonata dalla galassia e sa qualcosa che noi non sappiamo.
Ecco il trailer di lui che gioca a Basket (a Basket?!):
Ed ecco alcune foto di scena proprio come le hanno fornite, già già:
Dunque, per portarmi a casa la pagnotta l'anteprima (più che altro per riprendermi dalle foto appena pubblicate, passabili di denuncia e mi hanno chiesto anche di fare una cosa in più  - li chiamano "contenuti", valgono oro quanto pesano.
Devo immaginare di avere una Capsula del Tempo, quelle cose a forma di supposta gigante fatte in adamantio pronto a resistere alle intemperie di mille anni e ad essere riaperte mille anni dopo da quelli che ci saranno, e, una volta trovate le cose che ci si mettono dentro, capire il perché ci siamo estinti e gridare "emmenomale!"
La cosa più facile da fare, per uno svogliato come me, sarebbe quella di metterci dentro tipo 3 libri, 3 dischi, 3 quadri, 333 film e dire "ecco il meglio della creatività umana" che c'era, mi raccomando rifatela ugualem. Ovviamente metterei tipo un disco di musica classica per fare l'intelligentone, un libro tipo la Bibbia per far capire il perché di molti mali, un graffito rupestre, e tutti i film belli che mi vengono in mente non scordandomi un film muto e uno russo sempre per la questione dell'intelligentone di cui sopra.
Ecco questa poteva essere la via semplice. Ma poi mi sono chiesto, ma uno che popola la Terra dopo un qualche disastro che ha annullato l'umanità precedente, me che ne capirebbe di un disco? Di un film? Che lingua parlerebbe? Nessuna di quelle conosciute, credo. Ma avrebbe poi le orecchie? Gli occhi? Le mani? Ok. Si chiama paranoia, potevo fare la via facile e mi sarei risparmiato una notte insonne. 
E allora io, nella Capsula del Tempo, ci metterei l'opportunità di creare da zero una nuova creatività. Strumenti musicali. Fogli bianchi e pennelli e colori. Scalpelli, martelli, pialle. Tutta roba analogica, che il digitale che ne sai se funziona, e le batterie si scaricano.
Che se la creino da sola la loro musica, la loro letteratura, la loro arte visiva. Che sviluppino senza sapere cosa c'era prima la loro creatività. E speriamo gli vada meglio che a noi.
Certo, se è vero come è vero che l'ultimo uomo sulla Terra sarà Tom Cruise - che se ci pensi potrebbe davvero finire come dice lui che magari arriva Xenu e lo salva e noi qui che fino al minuto prima lo scherzavamo tanto a sciogliersi sotto la pioggia nucleare - allora ho deciso di lasciare anche una piccola Caspula del tempo solo per lui, la Caspula del Tompo 
Gli lascerei: Delle mutande bianche che a lui servono sempre - Un libro di ricette per placenteUn prenditutto che fa sempre comodo - Delle foto della sua ridicola figlia fashion victim per farlo sentire un po' in colpa.
No dai non è vero niente. Né la risposta intelligentona di prima, né quella vessatoria nei confronti di Tom. 
Io nella capsula ci metterei solo foto mie, per far capire l'ideale di Bellezza odierno, e tutto l'archivio  C&B da leggere ai nascituri come fiabe della buona notte e creare quindi il nuovo CULto C&B Uno e Trittico Creatore del Tutto Gran Ciambellano dell'Universo a cui sacrificare le proprie figlie femmine basta che non siano fashion victim.
Ciao Tom, ci vediamo all'anteprima. Placentas on me.